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Lo strappo. Il voto è avvenuto all'interno di una commissione della Camera, composta da 11
deputati fiamminghi e sei valloni. Mentre questi ultimi hanno lasciato l'aula
per protesta, dieci membri fiamminghi della commissione – di tutti i partiti,
ad eccezione del deputato dei Verdi che ha scelto di astenersi – hanno votato
per scindere la Bhv: un'entità ibrida, che unisce i 19 comuni di Bruxelles e 35
comuni della periferia nord-occidentale, in territorio fiammingo ma con circa
150mila residenti francofoni, che in sei di questi comuni sorpassano i fiamminghi.
Secondo regole in vigore da decenni, questa minoranza ha diritto a votare per
candidati francofoni, nonché a rapportarsi in francese con la pubblica amministrazione.
Tutta una serie di privilegi che la maggioranza fiamminga vede da tempo con fastidio,
considerando la presenza francofona una “macchia d'olio” nelle Fiandre.
Gli effetti pratici. A livello pratico, tuttavia, non dovrebbe cambiare nulla. La decisione della
commissione deve essere confermata dalla Camera, dove i partiti francofoni hanno
il potere di sospenderne l'applicazione fino a sei mesi, in attesa di una decisione
di una corte d'arbitrato. Ma anche se le cose dovessero rimanere come sono attualmente,
il voto di mercoledì ha rotto un tabù nella politica belga: quello dell'imposizione
del volere di una delle due comunità sull'altra. Finora, tra fiamminghi e valloni
aveva retto il patto secondo cui qualsiasi decisione doveva essere frutto di un
compromesso. Lo strappo della maggioranza in commissione è stato definito dai
quattro maggiori partiti francofoni una “aggressione politica grave”, che “rompe
l'unità nazionale”. L'accusa dei valloni è che i fiamminghi stiano cercando di
conquistare territorio in vista di una eventuale scissione, per arrivare a una
delimitazione geografica netta tra le due comunità: fiamminghi da una parte, francofoni
dall'altra. Il giorno dopo, un sondaggio ha rilevato che il 43 percento dei valloni
ritiene la votazione l'inizio della fine dello stato unitario. “Il Belgio è morto,
ma i belgi non lo sanno ancora”, ha scritto un lettore commentando un articolo
della stampa francese.
Lo stallo prosegue. Il primo effetto è stato quello di ostacolare le già difficili trattative per
la formazione di un governo. La soluzione più cercata in questi cinque mesi di
stallo – quella di una coalizione “arancio-blu” composta dai partiti di centro-destra
fiamminghi e valloni – non si è mai concretizzata. Ma il re Alberto II, l'unica
figura condivisa da entrambe le comunità, continua a predicare il dialogo e ha
confermato l'incarico di uscire dall'impasse al cristiano-sociale fiammingo Yves
Leterme. Un leader che divide, ma sul quale i belgi sanno anche scherzare. Tanto
che qualcuno l'ha messo in vendita sul sito di aste online eBay, con la descrizione
“primo ministro non utilizzato. E' diventato ingombrante e vogliamo fare spazio
per qualcun altro”. Con un'avvertenza: “Viene consegnato con un manuale d'uso
in francese e olandese, ma attenzione: non dice le stesse cose nelle due lingue”.Alessandro Ursic
Parole chiave: fiamminghi, valloni, belgio, leterme, secessione, scissione