04/01/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Il Movimento Etnocacerista attacca una stazione di polizia
Nella notte sembra finita l'avventura di Antauro Humala, arrestato e portato in un " luogo sicuro" mentre stava trattando le condizioni della resa. Humala, capo del Movimento Etnocacerista i cui esponenti erano asserragliati in un commissariato di polizia ad Andahuayalas dal giorno di Capodanno con una decina di ostaggi, è stato arrestato dall'esercito con il quale trattava la resa. Lo ha confermato al telefono lo stesso Humala. Con lui sono stati arrestati anche alcuni dei suoi uomini. Mentre altri restano sulle loro posizioni. "Nelle prossime ore sarò portato al quartier generale anti-terrorismo della polizia di Lima", ha detto.
 
 
Humala, leader del Movimento EtnocaceristaLa storia. “Vogliamo le dimissioni del presidente Toledo. Non ci arrenderemo”. Con queste parole Antauro Humala, ex militare a capo del Movimiento Etnocacerista , aveva tolto ogni speranza a chi, ieri, aspettava che i suoi uomini deponessero le armi volontariamente. “Non ce ne andremo fino a quando non arriverà una commissione di alto livello capitanata dal difensore del popolo, Walter Alban”, aveva precisato. E la certezza di vedere liberi i dieci agenti presi in ostaggio era sfumata nel nulla.

Il bilancio. Durante lo scontro a fuoco avvenuto al momento dell’assalto erano rimasti uccisi quattro poliziotti. Sette i feriti: cinque agenti e due ribelli. Il governo aveva immediatamente dichiarato lo stato d’emergenza di trenta giorni in tutta la regione. Si tratta del dipartimento di Apurìmac, a sud est del Perù. Il commissariato dove si erano arroccati i centosessanta etnocarceristi è quello di Andahuaylas.

I perché.  Toledo è accusato di essere implicato in troppi scandali di corruzione che lo rendono ‘indegno’ di continuare a governare il Paese. Non solo. Secondo gli etnocaceristi starebbe svendendo il Perù agli stranieri, in particolare ai cileni.
Che il presidente peruviano non navighi in buone acque ormai da tempo lo confermano i sondaggi. Gli ultimi lo danno al 9 per cento di popolarità e da mesi è costretto, da più parti, a sostenere accuse di truffa e ruberie varie, nelle quali sarebbero implicati anche suoi familiari, fra cui sua moglie. Inoltre, la sorella, Margarita è sotto inchiesta per l’accusa di falsificazione delle firme durante la raccolta per l’iscrizione del partito del fratello, Perù Posible, alle liste elettorali.
Gli ultimi mesi del suo mandato – iniziato nel luglio 2001 e che scadrà nel luglio del 2006 – sono infine stati caratterizzati da un susseguirsi di scandali di corruzione che hanno costretto molti ministri del suo governo a rinunciare al mandato.

Chi sono gli etnocaceristi. Il gruppo armato Movimiento Etnocacerista è composto perlopiù da riservisti dell’Esercito, tanto che molti al momento dell’attacco di San Silvestro vestivano abiti militari. Prendono il nome dall’ex presidente peruviano Andres Avelino Caceres, eroe della guerra contro il Cile (1879 – 1883), che ha aperto una rivalità storica con il confinante paese sudamericano. Mentre il governo li definisce “sovversivi” e alcuni mass media li Humala durante l'assedio al commissariatopresenta come di “estrema destra”, loro si proclamano “difensori degli interessi nazionali”. Perseguono la creazione di una nuova repubblica, nella quale si rispetti il retaggio culturale degli Inca, si nazionalizzi l’industria e si renda libera la coltivazione delle foglie di coca.
Il leader, appunto, è Antauro Humala, comandante dell’Esercito ormai in pensione e fratello di Ollanta, fino a pochi giorni fa militare aggiunto all’ambasciata peruviana nella Corea del Sud. Fu proprio il fratello, nell’ottobre del 2000 alla testa del movimento, a capeggiare una rivolta contro l’allora presidente Alberto Fujimori. Le loro denunce di corruzione crearono un vero e proprio scandalo in cui venne coinvolto anche Vladimiro Montesinos, capo dell’intelligence e braccio destro del premier.

Le reazioni. “Il governo non permetterà che un gruppo sovversivo pretenda, con la forza e con il terrore, di dettar legge e prendersi un potere che nessuno gli ha dato. Si tratta di personaggi legati al narcotraffico e alla delinquenza che non fanno che dividere l’Esercito”. Con queste parole, il primo ministro Carlos Ferrero aveva liquidato l’accaduto. Le autorità avevano infatti a più riprese screditato le richieste di Humala e ancor più i metodi scelti dal movimento.
Per far fronte all’emergenza erano stati inviati sul posto mille effettivi della polizia nazionale e dell’esercito col fine di “salvaguardare e garantire la vita della popolazione e ristabilire la tranquillità e l’ordine”, aveva precisato Ferrero.

Le promesse di resa.  “Se il popolo e i giornalisti potranno assistere al momento in cui consegneremo le armi, ci arrenderemo domani [ieri per chi legge] alle 12”, aveva detto domenica Humala al sacerdote Josè Domingo Paniza, parroco della chiesa di San Geronimo, il quale si era offerto di fare da mediatore. Poi il colpo di Alejandro Toledo, presidente del Perù dal luglio 2001scena. Intorno alle dieci di ieri (ora locale), due ore prima della promessa resa, gli etnocaceristi avevano deciso di rincarare la dose delle richieste. “Non deporremo le armi fino a quando non verrà inviata nella stazione di polizia una commissione capitanata dal difensore del Popolo, Walter Alban”. Non solo. Tra le condizioni per la resa, Humala aveva anche chiesto che le forze dell'ordine retrocedessero di 250 metri, e che si ritirassero i franchi tiratori posti nelle vicinanze del commissariato.

L’imminente incursione. “Con questo comportamento Humala ha dimostrato una mancanza di volontà nelle trattative. Alle 12 (ora locale, le 18 in Italia) noi procederemo con il recupero del commissariato e degli ostaggi”. Immediata e dura la reazione del ministero dell’interno, che aveva imposto lo sgombero dell’intera zona nelle vicinanze della stazione di polizia: “Tutto quello che accadrà sarà responsabilità di Humala”, avevano precisato poco prima di arrestare il capo etnocacerista. Le manette sono scattate durante una riunione nella quale Humala trattava la resa, ribadendo le proprie condizioni.
Nel commisariato rimane il resto degli uomini di Humala che adesso tengono in ostaggio dieci poliziotti, cinque soldati e due non identificati.

Stella Spinelli

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