
Le
elezioni parlamentari previste per gennaio si terranno a
febbraio e lo stato d’emergenza verrà revocato tra un mese o due. Lo ha
dichiarato stamane, a nome del governo, il procuratore generale Malik
Mohammad
Qayyum. Lo ha poi confermato lo stesso presidente Musharraf,
aggiungendo che si dimetterà dalla carica di capo delle forze armate
prima di giurare per il suo secondo mandato.
L’annuncio è avvenuto dopo un colloquio telefonico tra il generale Pervez
Musharraf e il presidente Usa George Bush, il quale ieri aveva chiamato il
suo alleato per chiedergli di rispettare la data fissata per le elezioni e di
rinunciare alla carica di capo delle forze armate.
Ora si attende la reazione dell’ex premier Benazir Bhutto,
che ieri aveva lanciato la sua sfida a Musharraf chiamando il popolo pachistano
a protestare venerdì a Rawalpindi nonostante il divieto assoluto di
manifestazione. La Bhutto chiedeva ieri elezioni entro la metà di gennaio e l’immediata
revoca dello stato d’emergenza: non è detto che le concessioni fatte oggi dal
governo bastino per farle cambiare idea sulla protesta di venerdì, alla quale
dovrebbe
seguirne una ancora più grande, una ‘lunga marcia’ martedì da Lahore a
Islamabad.
Musharraf ha dichiarato oggi che "verrà usato ogni mezzo per controllare le proteste"
e che "nessuna resistenza al governo verrà tollerata".
La Bhutto ha denunciato questa mattina l’arrestato, durante
la notte, di almeno settecento militanti del suo Partito del popolo
pachistano (Ppp). Il raid notturni si sono concentrati nella provincia del
Punjab. La polizia ha ammesso di aver arrestato solo cinquanta persone.
Nel frattempo sono anche stati accusati di ‘alto tradimento’
alcuni militanti di sinistra che nei giorni scorso a Karachi avevano tenuto
comizi anti-governativi. Se verranno condannati, i quattro rischiano la pena di
morte.