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Petrolio a go go. Un milione di barili al giorno verso la Cina entro il 2011. Questo l'ambizioso
progetto venezuelano. A tutt'oggi, però, il greggio del paese sudamericano, considerato
di primissima qualità, stipato in circa 200 mila barili, arriva nei mercati asiatici
tutti i giorni.
Non solo greggio. Nonostante sia davvero il prodotto da esportare più importante del Venezuela,
il petrolio non è l'unica voce nella lista degli accordi firmati. Oltre al settore
energetico, infatti, beneficeranno del fondo costituito anche il settore delle
telecomunicazioni, quello dell'industria agricola, quello delle infrastrutture.
Inoltre, parte della cifra, che in base ai progetti finanziati aumenterà e sarà
rinegoziata ogni tre anni, andrà ad alimentare tutti i settori relativi allo sviluppo
sociale e alle opere ad esso collegate. Nel giro di pochi anni Venezuela e Cina
creeranno un mercato economico fra i più importanti al mondo. Non solo. Con la
stipula dei nuovi accordi Caracas diventa il punto di riferimento per la Cina
nella regione sudamericana, cosa che a detta delle autorità venezuelane “fino
a qualche anno fa era davvero impensabile”.
Collaborazione.Ma la collaborazione fra Pechino e Caracas non è certo storia attuale. Da diverso
tempo infatti Chinaoil, China National Petroleum Company e altre aziende energetiche
asiatiche lavorano in territorio venezuelano su importantissimi progetti bilaterali
nella Faja dell'Orinoco, dove si stima esista la più grande riserva petrolifera
del pianeta, e per quanto riguarda l'estrazione e la lavorazione di gas naturale.
C'è dell'altro. Da qualche tempo sulle bancarelle dei mercati delle grandi città
del Paese sudamericano si vendono prodotti cinesi. Su tutti un computer dal software
free ad un prezzo decisamente inferiore a quelli presenti nelle vetrine più commerciali
del Paese.
Alessandro Grandi
Parole chiave: Alessandro Grandi, pace, guerra, peacereporter