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Hanoi-Pyongyang, filo diretto La prima tappa di Yong il è stata il ricco e florido Vietnam dove la realpolitik del gruppo di comando ai vertici del partito comunista li ha portati a sperimentare
fino ai suoi estremi la formula adottata già con successo a Pechino: mantenere
la dittatura del partito unico, ma dare libero sfogo al libero mercato e ad una
imprenditoria senza nessuna regola. La visita che è durata di più, infatti (4
giorni) ha portato Kim Yong il a incontrare il premier vietnamita Mihn Thiet,
nella ex capitale del sud, la ex Saigon ribattezzata Ho Chi Minh. “Il loro maggiore
interesse al momento credo che sia verso l'evoluzione dell'economia vietnamita,
che presentava 30 anni fa le stesse caratteristiche di quella attuale nordcoreana”
ha detto alla tv inglese Bbc il professore di relazioni internazionali Hwang Gui Yeon dell'università Pusan
di Seul. La delegazione nordcoreana è arrivata venerdì scorso per studiare l'intero
funzionamento della macchina economica vietnamita: oltre a Kim, che è anche ministro
per l'economia, erano presenti il responsabile dell'agricoltura Ri Kyong Sik e
al responsabile degli Esteri Pak Ui Chun. Kim ha visitato una miniera di carbone
vicino la capitale Hanoi, un porto mercantile e una zona di produzione industriale
vicino la vecchia Saigon.
Doi Moi vietnamita Kim non ha negato di essere in Vietnam per studiare il caso di successo della
'doi moi' il rinnovamento economico avviato nel 1986 dai burocrati del partito comunista.
Con un tasso di crescita superiore al 9 percento annuo, il Vietnam punta ora a
non essere più considerato 'Paese in via di sviluppo' già dal prossimo anno. Il
primo tentativo di istituire una zona economica speciale in Nord Corea vide il
fallimento degli investimenti a Sinuijiu, vicino il confine cinese. Il businessman
sino-olandese cui era stata affidata la zona economica speciale, Yang Bin, venne
arrestato dalla polizia cinese in un passaggio nel paese del dragone, per avere
“violato trattati commerciali”. Un segnale mandato da Pechino per chiarire come
da Pyongyang non si potesse decidere nulla senza il decisivo assenso cinese. Ma
i vietnamiti, al contrario dei coreani, si sono saputi smarcare dall'ombra dell'influenza
cinese già 20 anni or sono, sviluppando l'economia più vivace del Sud Est asiatico
al momento. Un destino che i dirigenti comunisti vedono prossimo anche per il
loro Paese.Gianluca Ursini
Parole chiave: Minh Thiet, Kim Yong il, comunismo, zone economiche speciali