07/11/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Il premier nordcoreano conclude una settimana di tour nel Sud Est asiatico. Per capire come aprire al mercato
di gianluca Ursini
 
Il primo ministro della Corea del Nord Kim Yong il si trova in questi giorni in Cambogia, ultima tappa di un viaggio in Indocina che lo ha visto toccare il suolo di Vietnam, Laos e Malesia prima di passare per Phnom Pehn. Il viaggio del figlioccio del dittatore conforta la speranza di chi immaginava che la brutale dittatura militare di stampo socialista stesse segnando un cambio di rotta decisivo, abbandonando la rigida economia pianificata in vigore dagli anni '50 a Pyongyang.
 
i due premier, il coreano Kim Yong il e il vietnamita Minh ThietHanoi-Pyongyang, filo diretto La prima tappa di Yong il è stata il ricco e florido Vietnam dove la realpolitik del gruppo di comando ai vertici del partito comunista li ha portati a sperimentare fino ai suoi estremi la formula adottata già con successo a Pechino: mantenere la dittatura del partito unico, ma dare libero sfogo al libero mercato e ad una imprenditoria senza nessuna regola. La visita che è durata di più, infatti (4 giorni) ha portato Kim Yong il a incontrare il premier vietnamita Mihn Thiet, nella ex capitale del sud, la ex Saigon ribattezzata Ho Chi Minh. “Il loro maggiore interesse al momento credo che sia verso l'evoluzione dell'economia vietnamita, che presentava 30 anni fa le stesse caratteristiche di quella attuale nordcoreana” ha detto alla tv inglese Bbc il professore di relazioni internazionali Hwang Gui Yeon dell'università Pusan di Seul. La delegazione nordcoreana è arrivata venerdì scorso per studiare l'intero funzionamento della macchina economica vietnamita: oltre a Kim, che è anche ministro per l'economia, erano presenti il responsabile dell'agricoltura Ri Kyong Sik e al responsabile degli Esteri Pak Ui Chun. Kim ha visitato una miniera di carbone vicino la capitale Hanoi, un porto mercantile e una zona di produzione industriale vicino la vecchia Saigon.
 
il premier vietnamita con il suo omologo cambogiano Hun SenDoi Moi vietnamita Kim non ha negato di essere in Vietnam per studiare il caso di successo della 'doi moi' il rinnovamento economico avviato nel 1986 dai burocrati del partito comunista. Con un tasso di crescita superiore al 9 percento annuo, il Vietnam punta ora a non essere più considerato 'Paese in via di sviluppo' già dal prossimo anno. Il primo tentativo di istituire una zona economica speciale in Nord Corea vide il fallimento degli investimenti a Sinuijiu, vicino il confine cinese. Il businessman sino-olandese cui era stata affidata la zona economica speciale, Yang Bin, venne arrestato dalla polizia cinese in un passaggio nel paese del dragone, per avere “violato trattati commerciali”. Un segnale mandato da Pechino per chiarire come da Pyongyang non si potesse decidere nulla senza il decisivo assenso cinese. Ma i vietnamiti, al contrario dei coreani, si sono saputi smarcare dall'ombra dell'influenza cinese già 20 anni or sono, sviluppando l'economia più vivace del Sud Est asiatico al momento. Un destino che i dirigenti comunisti vedono prossimo anche per il loro Paese.
 

Gianluca Ursini

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