06/11/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Numero 17. Dal 1° ottobre al 31 ottobre 2007
Non si ferma la strage. Almeno 296 tra migranti e rifugiati sono morti lungo le frontiere dell’Unione europea nel mese di ottobre 2007. Più di 200 dispersi al largo delle isole Canarie, in Spagna, 51 vittime nel Canale di Sicilia e in Calabria e 33 morti nel mare Egeo, tra la Turchia e la Grecia. Almeno 1.343, i morti dall’inizio dell’anno. Fortress Europe pubblica due duri rapporti sulle condizioni dei migranti di transito in Libia e Algeria. E intanto Pro Asyl, dopo una visita in Grecia, accusa Atene di arresti sistematici, torture e deportazioni collettive di migranti e rifugiati, anche minori.

Vittime innocenti. Sono 51 le vittime del Canale di Sicilia nel mese di ottobre. Tre corpi affiorati sulle coste tunisine, due cadaveri ripescati in alto mare senza nessuna traccia delle imbarcazioni naufragate, e altri 46 uomini annegati sulle spiagge di Siracusa, a Vendicari, e sul litorale calabrese di Roccella Ionica, nei due naufragi del 28 ottobre. A Vendicari è stato un gommone a rovesciarsi in mare, a causa del maltempo, mentre portava a terra un gruppo di migranti trasbordati da una nave madre. A Roccella invece è stato un vecchio peschereccio ad aprirsi in tre pezzi dopo essersi schiantato contro una secca a 100 metri dalla riva. Sia il peschereccio che la nave madre erano partiti dall’Egitto. E dall’Egitto si va imponendo una nuova rotta. Viaggi su grosse navi madri da cui si viene trasbordati al largo su dei gommoni che proseguono fino a riva. Una nuova rotta figlia dell’accordo di riammissione con l’Egitto del 10 gennaio 2007, che ha portato alla riammissione sistematica degli egiziani intercettati al largo di Lampedusa nei mesi scorsi. Adesso l’obiettivo è evitare il tratto di mare più battuto dai pattugliamenti, a sud di Lampedusa e Malta. E sfuggire ai controlli al momento dello sbarco. Per non fare la fine dei cento egiziani rimpatriati sui voli charter partiti da Lamezia Terme il 16 e il 26 ottobre. E per non fare la fine dei 40 egiziani rimpatriati da Bari, due giorni dopo la rivolta esplosa nel cpt di Bari Palese, dopo una settimana di tensioni.

Stime per difetto. Nessuno è in grado di dire quante vite ingoino ogni anno il Mediterraneo e l’Atlantico. Sono il fossato della fortezza Europa. Sono le fosse comuni di cui tra qualche generazione qualcuno si indignerà. I cadaveri riaffiorano nelle reti del pesce. A Níjar, vicino Almería, in Spagna, il peschereccio “La Pastora” ne ha ripescati quattro nelle prime due settimane di ottobre. Un altro peschereccio spagnolo, il “Tiburón III”, il 25 ottobre ha soccorso una piroga alla deriva al largo di Capo Verde, a 300 miglia dal Senegal. A bordo c’era l’unico superstite, stremato, sdraiato in mezzo a sette cadaveri. Gli altri 50 compagni di viaggio sono finiti in mezzo alle onde. Dispersi. Fantasmi. Come i 150 di Kolda. Le autorità spagnole non ne sanno niente. Ma 150 famiglie hanno celebrato un funerale collettivo, il 19 ottobre, nella città senegalese. Erano partiti su una piroga alcune settimane fa. Il legno si è spezzato in mezzo al mare, per il soprappeso. Solo una decina di ragazzi si sono salvati e hanno diffuso la notizia. Quest’anno i morti alle Canarie sono già 444, dei quali 392 dispersi in mare. Nel 2006 erano stati almeno 1.035. Gli sbarchi sono diminuiti del 75%. Ma in mare si continua a morire.

La Grecia e i diritti umani. Migranti picchiati e torturati nei centri di detenzione delle isole greche di Lesbos, Hios e Samos, dinieghi ingiustificati delle richieste d’asilo e respingimenti collettivi alla frontiera. Sono gravissime le accuse contro le autorità greche nel rapporto appena pubblicato dalla ong tedesca “Pro Asyl” e dalla “Associazione degli avvocati greci per la difesa dei diritti dei rifugiati e dei migranti”. Cento interviste realizzate tra il 12 luglio e il 14 agosto 2007 sulle isole di Lesbos, Hios e Samos. A Hios, si legge nel rapporto “i maltrattamenti consistevano in pestaggi a sangue, simulazioni di esecuzioni a morte, elettroshock, immersione della testa in secchi riempiti d’acqua”. Le richieste d’asilo – denuncia il rapporto – sono sistematicamente rigettate e le condizioni di vita nei centri di trattenimento sono “inaccettabili”. Anche l’Acnur lo scorso 5 ottobre aveva chiesto la chiusura del centro di Samos, lamentando condizioni “deplorevoli” di detenzione. Al contrario di quanto va accadendo in Italia e Spagna, in Grecia gli sbarchi quest’anno sono aumentati. Già 4.500 persone sono state intercettate dalla Guardia costiera nei primi otto mesi del 2007, contro i circa 3.000 degli scorsi anni. A Samos sono arrivati 2.404 migranti in otto mesi, contro i 1.580 di tutto il 2006 e i 455 del 2005. E la Guardia costiera greca, secondo il rapporto di Pro Asyl, sarebbe responsabile di gravi crimini. Le barche, raccontano i migranti intervistati, sono spesso bloccate in alto mare e costrette a fare ritorno verso la Turchia. I gommoni sono spesso danneggiati per evitare che ripartano. Alcuni migranti sono abbandonati su isolotti disabitati. E la Guardia costiera ammette di non esitare a sparare sui gommoni che tentano la fuga. I migranti arrestati nell’Egeo sono trasferiti a Evros, alla frontiera con la Turchia. E da lì riammessi in Turchia. Il diniego delle domande d’asilo è sistematico: su 13.345 richieste d’asilo nei primi sette mesi del 2007, sono stati riconosciuti solo 16 rifugiati e 11 protezioni umanitarie. Il che equivale allo 0,2%, ed equivale a ancora meno, tenendo conto del fatto che in Grecia non esiste un solo rifugiato iracheno, nonostante i 3.843 che ne hanno fatto richiesta solo nei primi sei mesi del 2007.
 
Gabriele Del Grande
Categoria: Migranti