06/11/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Sandblast, un festival per incontrare l'arte e la musica del del popolo Saharawi
Scritto per noi da
Cecilia Anesi 
 
Il quartiere di Brick Lane, cuore della Londra est, ha visto il centro di arte e cultura 'RichMix' vestirsi, per le intere giornate di sabato e domenica 3-4 novembre, dei colori, suoni e profumi del Sahara occidentale grazie al festival ‘Sandblast’.

Foto di Cecilia AnesiL’idea di creare un festival d'arte che potesse mostrare la cultura dei saharawi a Londra è nata nel 1999 in risposta ad una richiesta di aiuto da parte dell’organizzazione per i diritti umani Afapredesa, che si occupa di aiutare le famiglie delle persone ‘scomparse’. Afapredesa cercava dei fondi per comprare una fotocopiatrice e si è rivolta a Sandblast, un’organizzazione umanitaria fondata a Londra nel 2005 da Danielle Smith, che ha lavorato per piu’ di quindici anni con la comunità dei rifugiati saharawi, insegnando inglese e organizzando festival di arte. Sandblast copre un vasto network di artisti internazionali, accademici, attivisti e studenti che credono nel diritto fondamentale di espressione e di auto affermazione dei saharawi. Il festival del 2007 è il secondo organizzato da Danielle, che è riuscita a portare alcuni artisti saharawi per la prima volta a Londra, e supportato da diverse organizzazioni non governative come 'War on Want', 'Landmine action', 'The Synergy Centre', 'Royal African Society', 'Colorful', 'Exiled writers Ink' e il 'Art Council' inglese.

Foto di Cecilia Anesi“E’ stato molto difficile portare gli artisti qua perché nessuno di loro aveva un passaporto, è stato un processo molto lungo, di due anni, in cui Danielle ha deciso chi doveva venire mentre cercava di definire la forma del festival”, racconta a PeaceReporter Ana Arenas, coordinatrice dell’evento. 
“Danielle ha anche organizzato una gara tra artisti nei campi dei rifugiati e con i vincitori ha creato ‘Tiris’, un gruppo di otto ballerini e musicisti saharawi. ‘Tiris’ ha già prodotto il primo disco e li aspetta una tourné europea”. Il festival si è svolto in maniera dinamica dal mezzogiorno alle nove di sera di sabato e domenica e ha spaziato da spettacoli teatrali, a proiezioni cinematografiche, a racconti e testimonianze e mostre di fotografia di attivisti, fotografi, giornalisti per poi tornare nuovamente ai colori, alle danze sfrenate e ai ritmi travolgenti degli artisti saharawi. Tra loro si sono distinti in particolare modo gli otto membri di ‘Tiris’, tra cui la cantante Shueta, conosciuta come la Arethra Franklin del Sahara e la giovane star emergente Mufid Ahmed Sidi.

Foto di Cecilia AnesiIl pubblico è stato intrattenuto da molti talenti, spaziando da uno sculture-pittore e calligrafo arabo, Salek Brahim, a un burattinaio nomade di nome Belga, ad un’attivista per i diritti umani, ex-prigioniera politica conosciuta come la “Gandhi del Sahara” per la sua lotta pacifica per i diritti della sua gente. Il suo nome è Aminattou Haidar ma di ‘Aminattou Haidar’ ce ne erano più di una al festival, c’era Khadidja Hamdi che ha fondato il programma radio nazionale ‘donne sul percorso per la libertà’ e c’era Zrug Lula Brahim, interprete per il programma per le azioni anti-mine nel Sahara occidentale e caporedattore della rivista ondine Sahara.info. Un altro protagonista del palco è stato Mohamed Jalil Mohamed Salem (Ekeihel) la cui vita ha ispirato lo spettacolo teatrale ‘The Wall” del direttore inglese Giles Foreman. Ekeihel è poeta, sceneggiatore, attore e attivista per i diritti umani. E’ stato ripetutamente torturato nelle carceri marocchine fino alla fuga nei campi profughi nel 2001.

Foto di Cecilia Anesi “La cosa che mi ha colpito più profondamente quando sono stato a visitare i campi è stato il senso di rilassamento e intimità che c’e tra i saharawi. Ho chiamato questo spettacolo ‘The Wall’ perche’ credo che mentre loro vivono divisi da 2500 chilometri di muro dai territori occupati e non possono viaggiare, noi occidentali possiamo viaggiare quanto vogliamo ma abbiamo un altro tipo di muro…loro hanno bisogno di avere fiducia nell’altro per sopravvivere nel deserto. Questo concetto di intimità noi lo abbiamo perduto”, racconta Giles Foreman mentre presenta il suo spettacolo teatrale. “Siamo contenti perché abbiamo attratto molte persone e l’idea dietro a Sundblast è quella di fare conoscere la situazione dei saharawi tramite l’arte e la cultura”, dice Ana Arenas. “Sundblast non è una campagna politica ma un evento che da a noi la possibilità di rendere il pubblico più cosciente e dare ai saharawi l’occasione di affermare la propria identità”. Il nuovo obiettivo da raggiungere entro il 2008, spiegano gli organizzatori di Sundblast, e’ quello di offrire dieci fondi monetari per un totale di £ 14.000 che diano la possibilita’ a cinque artisti internazionali e ad alcuni saharawi, di sviluppare dei progetti artistici in comune nei campi profughi. Questo progetto verra’ supportato dalla creazione di un Centro di Arte completo di studi di registrazione e spazi per spettacoli e mostre.
 
Parole chiave: Saharawi, festival, sandblast
Categoria: Politica, Costume
Luogo: Sahara Occidentale