
L’idea di creare un
festival d'arte che potesse mostrare la cultura dei saharawi a Londra
è nata nel 1999 in risposta ad una richiesta di aiuto da parte
dell’organizzazione per i diritti umani Afapredesa, che si occupa
di aiutare le famiglie delle persone ‘scomparse’. Afapredesa
cercava dei fondi per comprare una fotocopiatrice e si è
rivolta a Sandblast, un’organizzazione umanitaria fondata a Londra
nel 2005 da Danielle Smith, che ha lavorato per piu’ di quindici
anni con la comunità dei rifugiati saharawi, insegnando
inglese e organizzando festival di arte. Sandblast copre un vasto
network di artisti internazionali, accademici, attivisti e studenti
che credono nel diritto fondamentale di espressione e di auto
affermazione dei saharawi. Il festival del 2007 è il secondo
organizzato da Danielle, che è riuscita a portare alcuni
artisti saharawi per la prima volta a Londra, e supportato da diverse
organizzazioni non governative come 'War on Want', 'Landmine action',
'The Synergy Centre', 'Royal African Society', 'Colorful', 'Exiled
writers Ink' e il 'Art Council' inglese.

“E’ stato molto
difficile portare gli artisti qua perché nessuno di loro aveva
un passaporto, è stato un processo molto lungo, di due anni,
in cui Danielle ha deciso chi doveva venire mentre cercava di
definire la forma del festival”, racconta a PeaceReporter Ana
Arenas, coordinatrice dell’evento.
“Danielle ha anche
organizzato una gara tra artisti nei campi dei rifugiati e con i
vincitori ha creato ‘Tiris’, un gruppo di otto ballerini e
musicisti saharawi. ‘Tiris’ ha già prodotto il primo disco
e li aspetta una tourné europea”. Il festival si è
svolto in maniera dinamica dal mezzogiorno alle nove di sera di
sabato e domenica e ha spaziato da spettacoli teatrali, a proiezioni
cinematografiche, a racconti e testimonianze e mostre di fotografia
di attivisti, fotografi, giornalisti per poi tornare nuovamente ai
colori, alle danze sfrenate e ai ritmi travolgenti degli artisti
saharawi. Tra loro si sono distinti in particolare modo gli otto
membri di ‘Tiris’, tra cui la cantante Shueta, conosciuta come la
Arethra Franklin del Sahara e la giovane star emergente Mufid Ahmed
Sidi.

Il pubblico è stato
intrattenuto da molti talenti, spaziando da uno sculture-pittore e
calligrafo arabo, Salek Brahim, a un burattinaio nomade di nome
Belga, ad un’attivista per i diritti umani, ex-prigioniera politica
conosciuta come la “Gandhi del Sahara” per la sua lotta pacifica
per i diritti della sua gente. Il suo nome è Aminattou Haidar
ma di ‘Aminattou Haidar’ ce ne erano più di una al
festival, c’era Khadidja Hamdi che ha fondato il programma radio
nazionale ‘donne sul percorso per la libertà’ e c’era
Zrug Lula Brahim, interprete per il programma per le azioni anti-mine
nel Sahara occidentale e caporedattore della rivista ondine
Sahara.info. Un altro protagonista del palco è stato Mohamed
Jalil Mohamed Salem (Ekeihel) la cui vita ha ispirato lo spettacolo
teatrale ‘The Wall” del direttore inglese Giles Foreman. Ekeihel
è poeta, sceneggiatore, attore e attivista per i diritti
umani. E’ stato ripetutamente torturato nelle carceri marocchine
fino alla fuga nei campi profughi nel 2001.
“La cosa che mi ha
colpito più profondamente quando sono stato a visitare i campi
è stato il senso di rilassamento e intimità che c’e
tra i saharawi. Ho chiamato questo spettacolo ‘The Wall’ perche’
credo che mentre loro vivono divisi da 2500 chilometri di muro dai
territori occupati e non possono viaggiare, noi occidentali possiamo
viaggiare quanto vogliamo ma abbiamo un altro tipo di muro…loro
hanno bisogno di avere fiducia nell’altro per sopravvivere nel
deserto. Questo concetto di intimità noi lo abbiamo perduto”,
racconta Giles Foreman mentre presenta il suo spettacolo teatrale.
“Siamo contenti perché
abbiamo attratto molte persone e l’idea dietro a Sundblast è
quella di fare conoscere la situazione dei saharawi tramite l’arte
e la cultura”, dice Ana Arenas. “Sundblast non è una
campagna politica ma un evento che da a noi la possibilità di
rendere il pubblico più cosciente e dare ai saharawi
l’occasione di affermare la propria identità”.
Il nuovo obiettivo da
raggiungere entro il 2008, spiegano gli organizzatori di Sundblast,
e’ quello di offrire dieci fondi monetari per un totale di £
14.000 che diano la possibilita’ a cinque artisti internazionali e
ad alcuni saharawi, di sviluppare dei progetti artistici in comune
nei campi profughi. Questo progetto verra’ supportato dalla
creazione di un Centro di Arte completo di studi di registrazione e
spazi per spettacoli e mostre.