L'esercito e i paramilitari continuano a reprimere le comunità indigene. Morti e sparizioni
Allarme dal Chiapas, Messico. La
repressione da parte dell'esercito e dei gruppi paramilitari nei
confronti delle comunità indigene, negli ultimi nove mesi ha
già causato diversi morti e sparizioni. Le minacce e le
violenze sembrano essere tornate quelle di un tempo. Appello della
Red por la Paz: "Rispettate i diritti dei popoli". Intanto
il Sub Comandante Marcos cerca di portare avanti la seconda fase
della "Otra Campaña".
Per la pace. L'allarme arriva da un documento
redatto dalla "Red por la Paz" (formata da diverse
organizzazioni chiapaneche) e letto da Samuel Ruiz Garcia, presidente
Centro dei Diritti Umani Fray Bartolomé de las Casas che, una
volta ancora, vuole allertare la comunità internazionale sulla
"situazione di violenza" ai cui sono sottoposte le comunità
zapatiste del Chiapas.
E sembra davvero che le cose stiano
andando male. "Durante i primi nove mesi del governo Calderon i
territori indigeni del Chiapas, in particolare le zone ad influenza
zapatista, hanno subito una nuova offensiva militare". E pare
anche che le azioni dei gruppi paramilitari, come Paz y Justicia, che
sembravano essersi di colpo addormentate, siano, invece, tornate a
colpire con violenza. Azioni mirate, intimidazioni, minacce, violenze
d'ogni sorta, omicidi e ricatti: così vivono da mesi e senza
la possibilità di alzare la voce gli indios del Chiapas. E
secondo i rappresentanti della Red por la Paz quella del governo e
dei gruppi paramilitari è una vera e propria strategia
repressiva studiata a tavolino per favorire lo sgombero delle
comunità zapatiste dalle loro terre.
Osservatori. Il clima di
violenza sembra dunque essere aumentato fino a raggiungere i livelli
di guardia tanto che dall'ultima settimana d'ottobre un nutrito
gruppo d'attivisti per i diritti umani, allarmati dalla situazione,
ha installato un accampamento d'osservazione dei diritti umani in un
piccolo villaggio nei pressi di Venustiano Carranza, a una sessantina
di chilometri da Tuxla Gutierrez, capitale del Chiapas. Da queste
parti gli indios hanno subito minacce dall'esercito regolare
messicano che li accusa anche, senza prove, di spalleggiare l'Epr
(Esercito Popolare Rivoluzionario), con il risultato che le
scorribande minatorie nei villaggi della zona terrorizzano la
popolazione."I bambini e le donne hanno molta paura. I soldati
entrano ed escono dai villaggi con metodi intimidatori"
raccontano dall'Organizzazione Contadina Emiliano Zapata (Ocez) il
cui leader José Manuel Hernandez Martinez, nelle scorse
settimane é stato accusato di essere un dirigente regionale
del movimento rivoluzionario. Ma anche la comunità vicina agli
zapatisti dei Munte Azules è stata colpita da uno sgombero
senza precedenti, violento e con arresti, con la scusa federale di
"preservare l'ambiente".
Il Subcomandante. Intanto il Sub
Comandante Marcos gira per il Messico per portare avanti la seconda
fase della "Otra Campaña" con non poche difficoltà.
Anche una carovana che lo stava raggiungendo a Vicam, nello Stato di
Sonora, per partecipare all'Incontro dei Popoli Indigeni d'America, è
stata oggetto di vessazioni da parte dell'esercito che ne ha precluso
la libera circolazione all'interno del Paese.
Le parole più forti, però,
arrivano ancora dell'arcivescovo emerito di San Cristobal de las
Casas, Samuel Ruiz, noto per la sua vicinanza alla lotta degli indios
del Chiapas, leggendo il comunicato. "La strategia repressiva
implica azioni combinate che coinvolgono autorità locali, 80
accampamenti militari permanenti e i gruppi paramilitari che spesso
si nascondono dietro le sigle d'organizzazioni contadine". La
tensione e le violenze comprovate portano quindi a una richiesta: il
rispetto diritti dei popoli da parte delle autorità statali e
federali, la cessazione della repressione e l'avvio di un percorso
che favorisca una soluzione pacifica alle cause che hanno generato le
azioni violente degli ultimi mesi".