06/11/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



La chiusura del valico di Erez intrappola le calciatrici di Gaza, ma anche diversi malati
Inizia la nuova stagione di Sport Sotto Assedio, la carovana dell'organizzazione Jalla, che porta lo sport e la solidarietà in giro per l'Italia. Protagoniste quest'anno sono le ragazze palestinesi di due squadre, una di calcio, l'altra di basket. Lunedì a Milano c'è stato il primo appuntamento che, però, è stato segnato dall'assenza di una delle squadre.

Donna e bambino palestinesi attendono al valico di EretzPer sport. Le giocatrici di basket, provenienti dal campo profughi di Dehishe, vicino a Betlemme, sono scese sul parquet contro le loro coetanee italiane, mentre le calciatrici si trovano ancora in Palestina. Vivono a Gaza città le otto ragazze della squadra di calcetto, sono tutte studentesse all'università di Al Aqsa. Nonostante gli accordi per il transito ragiunti con l'autorità israeliana, al momento del loro arrivo al valico di Erez, nel nord della Striscia di Gaza al confine con Israele, sono state fermate e rimandate indietro. “Al Aqsa è la mia squadra” hanno scritto su un cartellone le studentesse milanesi che avrebbero dovuto affrontarle. Permettere a un giovane palestinese di staccarsi dalla sua drammatica esistenza quotidiana per scoprire come vivono i suoi coetanei in Italia è un impegno complesso, ma anche un'occasione per molti irripetibile, specialmente per quanti provengono dalla Striscia di Gaza. Già negli anni passati i giovani sportivi palestinesi avevano avuto difficoltà a lasciare i territori occupati, ma quest'anno la situazione sembra riflettere particolarmente bene quanto accade nei territori palestinesi, dove dallo scorso giugno la Cisgiordania gode di uno status privilegiato, mentre la Striscia di Gaza, controllata da Hamas, è formalmente un'entità nemica. “Gli organizzatori della manifestazione -spiega Luca Colombo di Jalla- sono impegnati a fare pressione sulle autorità italiane perché intercedano con quelle israeliane, nella speranza che le ragazze riescano a partire entro il 9 novembre, in tempo per i prossimi incontri”. La protesta è arrivata fino a Roma, dove il ministro degli Esteri D'alema e la sua vice Sentinelli hanno promesso di dare una mano, ma il fatto che le ragazze siano state bloccate nonostante un precedente accordo non lascia ben sperare. Il valico è stato chiuso il 28 di ottobre per ragioni di sicurezza, che per Israele hanno la precenenza su tutto.

Al valico di eretzPer guarire. Eretz è chiuso, ma ad attendere il passaggio non ci sono solo le sportive di Gaza. Nei giorni scorsi si sono visti proibire l'ingresso in Israele anche 16 malati gravi, con un regolare permesso per raggiungere le strutture sanitarie in Cisgiordania e in Israele. Si tratta di malati di cuore, di persone con un tumore e diversi altri casi che richiedono cure urgenti. L'organizzazione israeliana Phisicians for Human Rights ha iniziato una campagna per chiedere la riapertura del valico e l'avvio di inchieste per appurare come e perchè sia stato negato l'accesso a due persone in gravi condizioni, che poi sono morte. Il 22 ottobre scorso Nimir Huhaiber, 77 anni, ricevette il permesso per curare i suoi problemi cardiaci in Israele, ma al suo primo tentativo di raggiungere Eretz fu costretto a fare marcia indietro per gli spari dei soldati israeliani contro l'ambulanza che lo trasportava. L'indomani, dopo aver rinnovato il coordinamento per il passaggio del confine, Nimr tornò in ambulanza a Eretz ma, dopo tre ore di attesa, l'ambulanza fu costretta a tornare all'ospedale di Gaza per rifornirsi di ossigeno. Un viaggio di due ore durante le quali l'uomo venne lasciato sull'asfalto, sotto il sole, al confine. A quel punto i soldati gli dissero che non poteva più passare. Nimr è morto poco dopo il suo ritorno a Gaza. La seconda vittima è stata un ragazzo di 23 anni, Mahmoud Taha, che doveva curare il cancro all'intestino presso l'ospedale di Tel Hashomer, in Israele. Ricevuto il permesso di uscita dalla Striscia, Taher si recò a Eretz con il padre. Quest'ultimo venne arrestato e lui dovette tornare da solo a Khan Younis. Con l'aiuto di Phisicians for Human Rights Taher ottenne un nuovo permesso di transito per il 28 ottobre. Raggiunse di nuovo il valico, dove venne fatto attendere per otto ore prima di passare. Un'attesa fatale. Taher è morto lungo la via che lo portava all'ospedale.
 

Naoki Tomasini

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