06/11/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Accordo umanitario, stamani il presidente del Venezuela incontrerà due rappresentanti dello Stato maggiore

“Sono due membri del segretariato. Ma ancora non ne rivelerò i nomi”. Ieri notte, il presidente venezuelano Hugo Chavez ha dichiarato alla Tv di stato che l'incontro con le Farc nell'ambito dell'accordo umanitario che dovrebbe portare allo scambio dei prigionieri fra la guerriglia e il governo Uribe si terrà stamattina nel territorio del Venezuela.

Hugo Chavez e Alvaro UribeOrdine del giorno. “Il primo tema in agenda è l'accordo umanitario – ha dichiarato – Ho già alcune proposte elaborate nel corso delle conversazioni con il presidente Uribe. Le Farc esigono la smilitarizzazione di due province, Pradera e Florida. Il governo dice no – ha spiegato in questo intervento telefonico – Questa è condizione inamovibile”. Poi ha spiegato come “inamovibile sia anche lo scambio di prigionieri. Il governo dice che non permetterà che i guerriglieri che verranno rilasciati tornino a imbracciare le armi. La guerriglia esige che tornino. Affronteremo, dunque, tematiche abbastanza difficile, ma con tutta la buona volontà di aiutare, se dio vuole, lo scambio umanitario”.
Quindi, Chavez ha assicurato che il capo delle Farc, Manuel Marulanda, ha ordinato di portare una prova in vita di Ingrid Betancourt, la politica franco-colombiana rapita nel febbraio 2002 durante la sua campagna per le presidenziali. “Mi è arrivato per iscritto che Marulanda ha ordinato di consegnarmi le prove in vita non solo della Betancourt, ma anche degli altri sequestrati. E questo potrebbe essere un passo avanti nelle negoziazioni”, ha aggiunto.
Lo scambio riguarderebbe 500 guerriglieri contro 45 prigionieri politici, fra cui anche tre cittadini statunitensi.

Manuel MarulandaL'ombra francese. L'illustre mediatore non ha quindi perso tempo nel ricordare la grave situazione del paese confinante, teatro di una guerra in continua evoluzione: “Ci sono stati molti combattimenti nelle ultime settimane – ha spiegato – Da poco è morto un gruppo di ostaggi in un atto ancora molto oscuro (gli 11 ostaggi del Valle ndr). Non è facile per loro (i guerriglieri) prendere queste prove e inviarmele, ma in ogni caso spero che ci riescano”. Quindi ha fatto sapere che a Caracas è presente un emissario del presidente francese Nicolas Sarkozy che continua a seguire da vicino la delicata trattativa. “E' qui e aspetta che io torni da questo incontro, quindi ritornerà a Parigi per preparare la riunione che avremmo il 20 novembre” all'Eliseo. Non è la prima volta che un rappresentante del governo francese vola in Venezuela per il caso Betancourt. Un mese fa, Chavez ricevette nella capitale il direttore per le Americhe e il Caribe del ministero degli Esteri, Daniel Parfait, già ambasciatore in Colombia e sposato con la sorella di Ingrid Betancourt.

Hugo ChavezL'opinione. “Sull'accordo umanitario si sta facendo un gran parlare e producendo grandi speranze, ma è alquanto prematuro – spiega a PeaceReporter Guido Piccoli, giornalista e autore del libro “Colombia. Il Paese dell'eccesso” - . Certo, tutte queste speranze hanno anche una loro logica, visti gli attori coinvolti, ossia due dei capi di stato più dinamici del mondo, Hugo Chávez e Nicolas Sarkozy, un binomio che dovrebbe significare successo sicuro. Ma nonostante tutto, ancora non si è registrato nulla di fatto. C'è un contrasto insanabile che è alla base di tutto e che complica ogni cosa, quello fra le Farc e Uribe. Ambedue sono arroccati sulle loro posizioni. Uribe non è così debole da rinunciare ai suoi principi, ma neanche la guerriglia è così debole militarmente da rinunciare ai loro obiettivi e quindi, sulla pelle dei sequestrati questa trattativa andrà avanti ancora un bel po'. Questa è la cosa più probabile e triste da qui al 2010, scongiurando che questi sequestrati non facciano addirittura la fine di quegli 11 deputati del Valle (morti ammazzati in un raid ancora da chiarire ndr), dato che se non vanno avanti i negoziati, il governo riproporrà l'opzione militare. Quindi, niente garanzie. Durante un blitz tutto può accadere, ma alla fine è la morte di qualcuno l'unica certezza, morte che può arrivare o dal fuoco indiscriminato di chi lo compie o dalla logica criminale, ma secondo loro pienamente razionale, della guerriglia. Ingrid Betancourt e i 44 sequestrati politici non hanno dunque grandi speranze di essere liberati a breve. E il tutto è complicato dalla presenza, fra gli ostaggi, dei tre statunitensi e dal pretendere come merce di scambio la liberazione dei due guerriglieri estradati in Usa Sonia e Simon Trinidad.
 

Stella Spinelli

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