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Ordine del giorno. “Il primo tema in agenda è
l'accordo umanitario – ha dichiarato – Ho già alcune
proposte elaborate nel corso delle conversazioni con il presidente
Uribe. Le Farc esigono la smilitarizzazione
di due province, Pradera e Florida. Il governo dice no – ha
spiegato in questo intervento telefonico – Questa è
condizione inamovibile”. Poi ha spiegato come “inamovibile sia
anche lo scambio di prigionieri. Il governo dice che non permetterà
che i guerriglieri che verranno rilasciati tornino a imbracciare le
armi. La guerriglia esige che tornino. Affronteremo, dunque,
tematiche abbastanza difficile, ma con tutta la buona volontà
di aiutare, se dio vuole, lo scambio umanitario”.
L'ombra francese. L'illustre mediatore non ha quindi
perso tempo nel ricordare la grave situazione del paese confinante,
teatro di una guerra in continua evoluzione: “Ci sono stati molti
combattimenti nelle ultime settimane – ha spiegato – Da poco è
morto un gruppo di ostaggi in un atto ancora molto oscuro (gli 11
ostaggi del Valle ndr). Non è facile per loro (i guerriglieri)
prendere queste prove e inviarmele, ma in ogni caso spero che ci
riescano”. Quindi ha fatto sapere che a Caracas è presente
un emissario del presidente francese Nicolas Sarkozy che continua
a seguire da vicino la delicata trattativa. “E' qui e aspetta che
io torni da questo incontro, quindi ritornerà a Parigi per
preparare la riunione che avremmo il 20 novembre” all'Eliseo. Non è
la prima volta che un rappresentante del governo francese vola in
Venezuela per il caso Betancourt. Un mese fa, Chavez ricevette nella
capitale il direttore per le Americhe e il Caribe del ministero degli
Esteri, Daniel Parfait, già ambasciatore in Colombia e sposato
con la sorella di Ingrid Betancourt.
L'opinione. “Sull'accordo umanitario si sta
facendo un gran parlare e producendo grandi speranze, ma è
alquanto prematuro – spiega a PeaceReporter Guido Piccoli,
giornalista e autore del libro “Colombia. Il Paese dell'eccesso”
- . Certo, tutte queste speranze hanno anche una loro logica, visti
gli attori coinvolti, ossia due dei capi di stato più dinamici
del mondo, Hugo Chávez e Nicolas Sarkozy, un
binomio che dovrebbe significare successo sicuro. Ma nonostante
tutto, ancora non si è registrato nulla di fatto. C'è
un contrasto insanabile che è alla base di tutto e che
complica ogni cosa, quello fra le Farc e Uribe. Ambedue sono
arroccati sulle loro posizioni. Uribe non è così
debole da rinunciare ai suoi principi, ma neanche la guerriglia è
così debole militarmente da rinunciare ai loro obiettivi e
quindi, sulla pelle dei sequestrati questa trattativa andrà
avanti ancora un bel po'. Questa è la cosa più
probabile e triste da qui al 2010, scongiurando che questi
sequestrati non facciano addirittura la fine di quegli 11 deputati
del Valle (morti ammazzati in un raid ancora da chiarire ndr), dato
che se non vanno avanti i negoziati, il governo riproporrà
l'opzione militare. Quindi, niente garanzie. Durante un blitz tutto
può accadere, ma alla fine è la morte di qualcuno
l'unica certezza, morte che può arrivare o dal fuoco
indiscriminato di chi lo compie o dalla logica criminale, ma secondo
loro pienamente razionale, della guerriglia. Ingrid Betancourt e i 44
sequestrati politici non hanno dunque grandi speranze di essere
liberati a breve. E il tutto è complicato dalla presenza, fra
gli ostaggi, dei tre statunitensi e dal pretendere come merce di
scambio la liberazione dei due guerriglieri estradati in Usa Sonia e
Simon Trinidad. Stella Spinelli