Stati Uniti e Cina si accordano per istituire un filo telefonico diretto tra i loro apparati militari
Amici non lo sono di certo: entrambi sanno che, a lungo termine, l'altro diventerà
il principale rivale strategico. Ma nonostante la reciproca diffidenza, o forse
proprio per quella, Stati Uniti e Cina si sono scambiati il numero di telefono.
Di più: hanno proprio istituito una linea diretta, come quella che collegava la
Casa Bianca al Cremlino durante la Guerra fredda. Una hotline che metterà in comunicazione i vertici militari di Washington e Pechino, per
aumentare la trasparenza tra l'attuale superpotenza e il gigante asiatico, nonché
minimizzare i rischi di un conflitto in tempo di crisi. L'annuncio è arrivato
dopo l'incontro nella capitale cinese tra i due ministri della Difesa, Robert
Gates e Cao Gangchuan.
Tra diffidenza e distensione. L'idea della linea telefonica era già nata durante un faccia a faccia tra i presidenti
George W. Bush e Hu Jintao, nell'aprile 2006, quando si decise di migliorare le
relazioni bilaterali a livello militare. Gates e Cao si sono incontrati per portare
avanti il discorso già intrapreso: oltre al filo diretto, Usa e Cina si sono accordati
per svolgere esercitazioni navali comuni, introdurre scambi formativi tra giovani
ufficiali e migliorare la collaborazione tra gli archivi militari in merito ai
soldati statunitensi ufficialmente scomparsi nella guerra di Corea. Un clima di
distensione che arriva però dopo dichiarazioni meno concilianti da parte di Gates,
che prima di partire per il suo tour asiatico (visiterà anche Corea del Sud e
Giappone) aveva espresso tutta la sua preoccupazione per “i programmi militari
che loro (i cinesi) stanno preparando”, anche se “al momento non considero la
Cina una minaccia militare per gli Stati Uniti”.
Relazione turbolenta. Le relazioni tra i due Paesi, negli ultimi anni, sono migliorate ma hanno avuto
i loro momenti bui. Il punto più basso fu toccato nel 2001, quando un aereo militare
cinese si scontrò con un velivolo-spia statunitense. Un altro momento di crisi
fu lo scorso gennaio, quando la Cina abbatté uno dei suoi satelliti con un missile
terra-aria. Negli ultimi tempi Washington ha dato sfogo più volte ai suoi timori
per lo sviluppo militare cinese. Quest'anno, Pechino ha aumentato del 17,8 percento
il suo bilancio per la difesa, una percentuale di crescita simile a quella degli
anni precedenti. Al momento, la Cina – che con 2,3 milioni di soldati ha le forze
armate più grandi del mondo – spende circa 45 miliardi di dollari per le sua difesa,
una cifra dodici volte minore rispetto al bilancio militare degli Stati Uniti.
Ma l'amministrazione Bush crede che le cifre ufficiali fornite da Pechino siano
solo una frazione delle spese reali, e la diffidenza verso la Cina è alta anche
per la sua penetrazione economica in Asia e Africa. Tra un po', per chiarire i
loro dubbi sugli obiettivi cinesi, a Washington avranno almeno un numero telefonico
da chiamare.