06/11/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Stati Uniti e Cina si accordano per istituire un filo telefonico diretto tra i loro apparati militari
Amici non lo sono di certo: entrambi sanno che, a lungo termine, l'altro diventerà il principale rivale strategico. Ma nonostante la reciproca diffidenza, o forse proprio per quella, Stati Uniti e Cina si sono scambiati il numero di telefono. Di più: hanno proprio istituito una linea diretta, come quella che collegava la Casa Bianca al Cremlino durante la Guerra fredda. Una hotline che metterà in comunicazione i vertici militari di Washington e Pechino, per aumentare la trasparenza tra l'attuale superpotenza e il gigante asiatico, nonché minimizzare i rischi di un conflitto in tempo di crisi. L'annuncio è arrivato dopo l'incontro nella capitale cinese tra i due ministri della Difesa, Robert Gates e Cao Gangchuan.

Robert Gates a PechinoTra diffidenza e distensione. L'idea della linea telefonica era già nata durante un faccia a faccia tra i presidenti George W. Bush e Hu Jintao, nell'aprile 2006, quando si decise di migliorare le relazioni bilaterali a livello militare. Gates e Cao si sono incontrati per portare avanti il discorso già intrapreso: oltre al filo diretto, Usa e Cina si sono accordati per svolgere esercitazioni navali comuni, introdurre scambi formativi tra giovani ufficiali e migliorare la collaborazione tra gli archivi militari in merito ai soldati statunitensi ufficialmente scomparsi nella guerra di Corea. Un clima di distensione che arriva però dopo dichiarazioni meno concilianti da parte di Gates, che prima di partire per il suo tour asiatico (visiterà anche Corea del Sud e Giappone) aveva espresso tutta la sua preoccupazione per “i programmi militari che loro (i cinesi) stanno preparando”, anche se “al momento non considero la Cina una minaccia militare per gli Stati Uniti”.

Relazione turbolenta. Le relazioni tra i due Paesi, negli ultimi anni, sono migliorate ma hanno avuto i loro momenti bui. Il punto più basso fu toccato nel 2001, quando un aereo militare cinese si scontrò con un velivolo-spia statunitense. Un altro momento di crisi fu lo scorso gennaio, quando la Cina abbatté uno dei suoi satelliti con un missile terra-aria. Negli ultimi tempi Washington ha dato sfogo più volte ai suoi timori per lo sviluppo militare cinese. Quest'anno, Pechino ha aumentato del 17,8 percento il suo bilancio per la difesa, una percentuale di crescita simile a quella degli anni precedenti. Al momento, la Cina – che con 2,3 milioni di soldati ha le forze armate più grandi del mondo – spende circa 45 miliardi di dollari per le sua difesa, una cifra dodici volte minore rispetto al bilancio militare degli Stati Uniti. Ma l'amministrazione Bush crede che le cifre ufficiali fornite da Pechino siano solo una frazione delle spese reali, e la diffidenza verso la Cina è alta anche per la sua penetrazione economica in Asia e Africa. Tra un po', per chiarire i loro dubbi sugli obiettivi cinesi, a Washington avranno almeno un numero telefonico da chiamare.
 

Alessandro Ursic

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