Il
quartiere di Brick Lane, cuore della Londra est, ha visto il centro
di arte e cultura ‘RichMix’ vestirsi, per le intere giornate di
sabato e domenica 3-4 novembre, dei colori, suoni e profumi del
Sahara occidentale grazie al festival ‘Sandblast’.
L’idea
di creare un festival di arte che potesse mostrare la cultura dei
saharawi a Londra e’ nata nel 1999 in risposta ad una richiesta di
aiuto da parte dell’organizzazione per i diritti umani Afapredesa,
che si occupa di aiutare le famiglie delle persone ‘scomparse’.
Afapredesa cercava dei fondi per comprare una fotocopiatrice e si e’
rivolta a Sandblast, un’organizzazione umanitaria fondata a Londra
nel 2005 da Danielle Smith, che ha lavorato per piu’ di quindici
anni con la comunita’ dei rifugiati saharawi, insegnando inglese e
organizzando festival di arte. Sandblast copre un vasto network di
artisti internazionali, accademici, attivisti e studenti che credono
nel diritto fondamentale di espressione e di auto affermazione dei
saharawi.
Il
festival del 2007 e’ il secondo organizzato da Danielle, che e’
riuscita a portare alcuni artisti saharawi per la prima volta a
Londra, e supportato da diverse organizzazioni non governative come
‘War on Want”, “Landmine action”, “The Synergy Centre”,
“Royal African Society”, “Colorful”, “Exiled writers Ink”
e il “Art Council” inglese.
“E’
stato molto difficile portare gli artisti qua perche’ nessuno di
loro aveva un passaporto, e’ stato un processo molto lungo, di due
anni, in cui Danielle ha deciso chi doveva venire mentre cercava di
definire la forma del festival”, racconta a PeaceReporter Ana
Arenas, coordinatrice dell’evento.
“Danielle
ha anche organizzato una gara tra artisti nei campi dei rifugiati e
con i vincitori ha creato ‘Tiris’, un gruppo di otto ballerini e
musicisti saharawi. ‘Tiris’ ha gia’ prodotto il primo disco e
li aspetta una tourne’ europea”.
Il
festival si e’ svolto in maniera dinamica dal mezzogiorno alle nove
di sera di sabato e domenica e ha spaziato da spettacoli teatrali, a
proiezioni cinematografiche, a racconti e testimonianze e mostre di
fotografia di attivisti, fotografi, giornalisti per poi tornare
nuovamente ai colori, alle danze sfrenate e ai ritmi travolgenti
degli artisti saharawi.
Tra
loro si sono distinti in particolare modo gli otto membri di ‘Tiris’,
tra cui la cantante Shueta, conosciuta come la Arethra Franklin del
Sahara e la giovane star emergente Mufid Ahmed Sidi.
Il
pubblico e’ stato intrattenuto da molti talenti, spaziando da uno
sculture-pittore e calligrafo arabo, Salek Brahim, ad un burattinaio
nomade di nome Belga, ad un’attivista per i diritti umani,
ex-prigioniera politica conosciuta come la “Gandhi del Sahara”
per la sua lotta pacifica per i diritti della sua gente. Il suo nome
e’ Aminattou Haidar ma di ‘Aminattou Haidar’ ce ne erano piu’
di una al festival, c’era Khadidja Hamdi che ha fondato il
programma radio nazionale‘donne sul percorso per la liberta’’ e
c’era Zrug Lula Brahim, interprete per il programma per le azioni
anti-mine nel Sahara occidentale e caporedattore della rivista ondine
Sahara.info.
Un
altro protagonista del palco e’ stato Mohamed Jalil Mohamed Salem
(Ekeihel) la cui vita ha ispirato lo spettacolo teatrale ‘The
Wall” del direttore inglese Giles Foreman. Ekeihel e’ poeta,
sceneggiatore, attore e attivista per i diritti umani. E’ stato
ripetutamente torturato nelle carceri marocchine fino alla fuga nei
campi profughi nel 2001.
“La
cosa che mi ha colpito piu’ profondamente quando sono stato a
visitare i campi e’ stato il senso di rilassamento e intimita’
che c’e tra i saharawi. Ho chiamato questo spettacolo ‘The Wall’
perche’ credo che mentre loro vivono divisi da 2500 chilometri di
muro dai territori occupati e non possono viaggiare, noi occidentali
possiamo viaggiare quanto vogliamo ma abbiamo un altro tipo di
muro…loro hanno bisogno di avere fiducia nell’altro per
sopravvivere nel deserto. Questo concetto di intimita’ noi lo
abbiamo perduto”, racconta Giles Foreman mentre presenta il suo
spettacolo teatrale.
“Siamo
contenti perche’ abbiamo attratto molte persone e l’idea dietro a
Sundblast e’ quella di fare conoscere la situazione dei saharawi
tramite l’arte e la cultura”, dice Ana Arenas. “Sundblast non
e’ una campagna politica ma un evento che da a noi la possibilita’
di rendere il pubblico piu’ cosciente e dare ai saharawi
l’occasione di affermare la propria identita”.
Il
nuovo obiettivo da raggiungere entro il 2008, spiegano gli
organizzatori di Sundblast, e’ quello di offrire dieci fondi
monetari per un totale di £ 14.000 che diano la possibilita’
a cinque artisti internazionali e ad alcuni saharawi, di sviluppare
dei progetti artistici in comune nei campi profughi. Questo progetto
verra’ supportato dalla creazione di un Centro di Arte completo di
studi di registrazione e spazi per spettacoli e mostre.