05/11/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Gli Usa hanno troppo bisogno di Musharraf per opporsi al suo golpe
Avvocati in piazzaGli avvocati in Pakistan come i monaci in Birmania. Sono loro, gli uomini di legge, l’anima e l’avanguardia delle proteste che stanno dilagando in tutto il paese. Da Islamabad a Lahore, da Karachi a Multan, migliaia di legali hanno sfidato esercito e polizia per manifestare in difesa della legalità costituzionale rotta dalla proclamazione dello stato d’emergenza. Le forze di sicurezza hanno reagito con durezza, caricando i cortei e disperdendoli a colpi di bastoni e granate lacrimogene. Centinaia gli arresti.
L’attivismo degli avvocati non stupisce, poiché sanno bene di essere loro, e in generale la legge e il potere giudiziario, l’obiettivo del colpo di mano di Musharraf che con la sua mossa ha voluto principalmente mettere fuori gioco la Corte suprema prima che essa invalidasse la sua rielezione a presidente: cosa che sarebbe certamente successa in questi giorni.
 
La visita dell'ammiraglio FallonIl silenzio-assenso di Washington e Londra. Gli appelli al ripristino della legalità democratica che giungono in queste ore dagli Stati Uniti non devono trarre in inganno. Musharraf ha agito dopo aver avvertito sia Washington che Londra garantendosi il loro silenzio-assenso. Giovedì aveva preannunciato telefonicamente la sua decisione al premier inglese Gordon Brown, e il giorno dopo ne aveva discusso faccia a faccia a Rawalpindi con l’ammiraglio William Fallon, comandante del Comando centrale (Centcom) delle forze armate Usa. Anche oggi il Pentagono ha dichiarato che il sostegno militare al Pakistan non subirà interruzioni.
Come scrive in un suo editoriale su Asia Times Online il diplomatico indiano M.K. Bhadrakumar, Musharraf ha saputo sfruttare abilmente l’aggravarsi della situazione in Afghanistan per ottenere il via libera di Stati Uniti e Gran Bretagna.
 
Musharraf e BushOra Musharraf è indispensabile e lo sa bene. L’avanzata dei talebani in Afghanistan pare inarrestabile: sono ormai giunti a pochi chilometri da Kandahar e da Kabul e ora marciano spediti anche verso Herat. Secondo i generali della Nato non ci sono dubbi: il motore dell’offensiva talebana in corso sta nelle aree tribali pachistane. Oggi quindi l’aiuto militare pachistano risulta più vitale che mai per l’Occidente. E Musharraf – come osserva Bhadrakumar – ne ha approfittato per vendere a caro prezzo i suoi servigi, barattando l’intensificazione dell’offensiva contro le basi talebane nelle aree tribali in cambio della mano libera in politica interna. Non sarebbe certo la prima volta che gli Usa chiudono gli occhi di fronte alle malefatte di qualche indispensabile dittatore: “E’ un figlio di puttana, ma è il nostro figlio di puttana”, diceva il presidente  Franklin Delano Roosevelt del dittatore nicaraguese Somoza. Sicuramente al Pentagono qualcuno ha ripetuto questa frase per Musharraf. 

Enrico Piovesana

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