stampa
invia
Gli avvocati in Pakistan come i monaci in Birmania. Sono
loro, gli uomini di legge, l’anima e l’avanguardia delle proteste che stanno
dilagando in tutto il paese. Da Islamabad a Lahore, da Karachi a Multan,
migliaia di legali hanno sfidato esercito e polizia per manifestare in difesa
della legalità
costituzionale rotta dalla proclamazione dello stato d’emergenza. Le forze di
sicurezza hanno reagito con durezza, caricando i cortei e disperdendoli a colpi
di bastoni e granate lacrimogene. Centinaia gli arresti.
Il silenzio-assenso
di Washington e Londra. Gli appelli al ripristino della legalità
democratica che giungono in queste ore dagli Stati Uniti non devono trarre in
inganno. Musharraf ha agito dopo aver avvertito sia Washington che Londra
garantendosi il loro silenzio-assenso. Giovedì aveva preannunciato telefonicamente
la sua decisione al premier inglese Gordon Brown, e il giorno dopo ne aveva
discusso faccia a faccia a Rawalpindi con l’ammiraglio William Fallon,
comandante del Comando centrale (Centcom) delle forze armate Usa. Anche oggi il
Pentagono ha dichiarato che il sostegno militare al Pakistan non subirà interruzioni.
Ora Musharraf è
indispensabile e lo sa bene. L’avanzata dei talebani in Afghanistan pare
inarrestabile: sono ormai giunti a pochi chilometri da Kandahar e da Kabul e
ora marciano spediti anche verso Herat. Secondo i generali della Nato non ci
sono dubbi: il motore dell’offensiva talebana in corso sta nelle aree tribali
pachistane. Oggi quindi l’aiuto militare pachistano risulta più vitale che mai
per
l’Occidente. E Musharraf – come osserva Bhadrakumar – ne ha approfittato per vendere
a caro prezzo i suoi servigi, barattando l’intensificazione dell’offensiva contro
le basi talebane nelle aree tribali in cambio della mano libera in politica
interna. Non sarebbe certo la prima volta che gli Usa chiudono gli occhi di
fronte alle malefatte di qualche indispensabile dittatore: “E’ un figlio di
puttana, ma è il nostro figlio di puttana”, diceva il presidente Franklin Delano Roosevelt del dittatore nicaraguese
Somoza. Sicuramente al Pentagono qualcuno ha ripetuto questa frase per
Musharraf. Enrico Piovesana