05/11/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Dopo l’annuncio della resa, il fondatore del GSPC non si e’ presentato in Tribunale in Algeria
scritto per noi da
L. D. S.
 
 
Hassan Hattab, fondatore del Gruppo Salafita per la Predicazione e il Combattimento (Gspc), sembra sparito nel nulla. Come in un copione già visto per alcuni dei più importanti emiri dei gruppi armati algerini di matrice islamica, tra tutti Amari Saifi, nome di battaglia el Parà, ufficialmente nelle mani dei servizi di sicurezza algerina dal 2004, ma mai comparso davanti alla giustizia, anche Hattab non è comparso ieri in aula alla prima udienza a suo carico e nessuno sembra sapere dove sia.
Il mistero.
Un mese dopo l’annuncio della resa dello storico leader del movimento salafita, fatto a Parigi dal ministro degli interni algerino Yazid Zerhouni, le autorità non hanno più fornito nessun dettaglio e ieri una nuova sconcertante dichiarazione.    
“L’imputato non e’ presente in aula e non abbiamo prove concrete che sia realmente nelle mani delle autorità. Continuiamo a considerarlo in fuga", ha detto il procuratore generale Abdelghafour Kahoul, in apertura del processo contro Hattab al tribunale di Algeri. ‘’Se gli avvocati sono in possesso di prove che dimostrino dove si trova attualmente l’imputato che le consegnino alla giustizia’’, ha incalzato anche il giudice Hassan Tahbet .
Nell’aula luccicante del nuovo palazzo di giustizia appena costruito alla periferia della capitale maghrebina, scende il silenzio. Le decine di giornalisti, gli esperti ma anche i semplici curiosi, sembrano increduli.  Dopo pochi minuti di attesa, lo scottante processo viene rinviato alla prossima sessione giudiziaria, in marzo.  “Tutti sapevamo che non lo avrebbero portato in aula, ma ci aspettavamo almeno qualche tipo di giustificazione, una parvenza di logica. Qualche problema burocratico, una scusa!”, commenta Abdel, uno studente di giurisprudenza che sogna di diventare avvocato, “non uno qualunque, ma specializzato nei dossier legati al terrorismo”.  

Una storia infinita. Dato per morto almeno per tre volte dalla stampa algerina, nel 1998, nel 2000 e nel 2004, Hassan Hattab, alias Abou Hamza, sarebbe in trattativa con le autorità almeno dal 2003.
Numerose le sue lettere e dichiarazioni a favore del progetto di Riconciliazione nazionale del presidente Bouteflika, definito da Hattab “inizio di una nuova era” nella sua unica intervista rilasciata al quotidiano londinese Aharq Al Awsat, nel 2005.
Membro del Gruppo islamico armato (Gia) fin dal 1993, subito dopo l’annullamento del secondo turno delle elezioni legislative del 1992 stravinte al primo turno dal Fronte islamico per la salvezza (Fis),  Hattab, rivendica tra l’altro l’assassinio nel 1993 dell'ex-premier Kasdi Merbah, anche capo dei servizi segreti, e del cantante simbolo delle lotte della Cabilia, Matoub Lounes, nel giugno del 1998.  
Pochi mesi dopo, la svolta  e l’inizio di una nuova fase del terrorismo algerino. Nel settembre del 1998, c’é chi dice su consiglio dello stesso Osama Bin Laden, crea il Djamaà salaria (gruppo salafita) per ripulire l’immagine sanguinaria del gruppi armati algerini e  prendere le distanze da chi si era reso colpevole di massacri tra i civili e si era allontanato dalla ‘jihad legale’.
Hattab guida gli attacchi del Gspc, rivolti principalmente contro la polizia e l’esercito, per cinque anni, fino al 2003, quando annuncia per la prima volta di voler deporre le armi e beneficiare  così dell’amnistia avviata da Bouteflika con la legge sulla Concordia civile in cambio del suo aiuto per convincere anche altri compagni di battaglia ad arrendersi.
Da quel momento nessuna notizia certa è filtrata sulla sua attività, ma secondo la stampa algerina ha inizio ‘’la sua stretta collaborazione con le autorita’’.

I dubbi. Una  collaborazione fin troppo stretta, dicono in molti, e non soltanto dal 2003.  
“Forse El Parà e Hattab erano in realtà degli infiltrati, uomini al servizio del potere algerino. Per questo sono scomparsi”,  dice subito dopo il processo di ieri Ali Yahia Abdenour, ex presidente della Lega algerina per i diritti umani (Laddh, non governativa). “Adesso hanno voluto farli rientrare, ma sono in imbarazzo e certo non li porteranno in tribunale”, commenta Abdenour.
 “O forse, c’é stato un semplice accordo e nonostante sia colpevole di massacri e attentati Hattab potrà  beneficiare della Charta per la pace e la riconciliazione nazionale senza nemmeno essere giudicato”, aggiunge il battagliero 90enne leader del Laddh, arrestato più volte, amato ed odiato per aver  difeso giornalisti, rappresentanti di partiti politici ma anche islamici radicali, ''senza pensare alle ideologie'' dice, ''ma solo ai diritti dell'essere umano in quanto tale''.
La Charta per la pace e la Riconciliazione nazionale, approvata con un referendum il 29 settembre del 2005, ha portato alla scarcerazione di circa 3000 detenuti per reati legati al terrorismo e prevede misure d'amnistia per chi depone le armi. Secondo il documento sono esclusi però "gli integralisti implicati in massacri collettivi, stupri, attentati dinamitardi in luoghi pubblici”.
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