03/01/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Secondo il governo la pace è vicina. Ma i fatti lo smentiscono
scritto per noi da
Delia Innocenti
 
guerriglieri colombianiNel 'primo mondo', la fine dell'anno è un pò il tempo dei bilanci. Il momento in cui, privatamente o attraverso i giornali, ci impegniamo nel bilancio consuntivo di quegli eventi, personaggi, circostanze  che hanno segnato i dodici mesi che ci lasciamo alle spalle; e magari proiettiamo le aspettative sull'anno a venire.
 
Nei paesi come la Colombia, piagati in forma cronica dalla guerra, dicembre è soprattutto il tempo nel quale ci si esercita in una vera e propria matematica consuntiva della violenza. E poichè indubiamente il conflitto ha scandito anche nel 2004 il calendario dei colombiani, non ci sorprendiamo nel vedere moltiplicate, in questi ultimi giorni dell'anno, le statistiche del governo e dei media sulle cifre dei morti, i dati sulla riduzione dei sequestri, i quadri comparativi sull'andamento del conflitto.
 
Ci sorprendiamo invece molto nel leggere l'autorevole rendiconto presentato in questi giorni dall'ex ministro degli Interni Fernando Londoño, a due anni e mezzo dall'inizio del mandato del presidente Alvaro Uribe Velez.
Secondo Londoño, che presumiamo basi le sue affermazioni su fonti ufficiali del governo, 7.500 insorgenti avrebbero firmato accordi di pace individuali con il governo; mentre ben 15mila sarebbero stati abbattuti sul campo di battaglia, fatti prigionieri o comunque consegnati nelle mani degli organi giudiziari per il processo.
Eppure, l'anno scorso, il rapporto delle Nazioni Unite parlava della presenza in Colombia di non più di 21mila guerriglieri, cifra che riunisce i contingenti delle due principali organizzazioni insorgenti colombiane: le FARC (Forze Armate Rivoluzionarie di Colombia) e l’ELN (Esercito di Liberazione Nazionale).

La conclusione sarebbe dunque strepitosa: la guerriglia non esiste più, in Colombia. Alvaro Uribe l'ha annientata. E non esistendo più la guerriglia, non ha più ragione d'essere il conflitto armato che ha devastato il Paese durante gli ultimi cinquant'anni. Non ci saranno più sequestri, nè attentati agli oleodotti. Non più terrorismo. Grazie, presidente Uribe.
Oppure si dovrà pensare a un'altra versione, diversa de quella ufficiale, e riflettere sul perché i conti non tornano.
 
campesinos colombianiSe viaggiando nelle aree rurali del paese, continuiamo a incontrare posti di blocco delle Farc. Aprendo quotidianamente il giornale, leggiamo ancora di attacchi alle infrastrutture. Parlando con i campesinos, ci sentiamo dire che il fronte della guerriglia, salvo alcuni ripiegamenti strategici, si mantiene saldo e numericamente intatto nella zona. Concludiamo che deve esistere un'altra spiegazione per quei morti, quelle detenzioni, quelle reinserzioni di cui parlano con orgoglio Londoño e il governo.

Quanti difensori di diritti umani, sindacalisti, indigeni stanno rimpolpando le statistiche del ministro? Quanti contadini ammazzati extra-giudizialmente sono stati posteriormente rivestiti con una tuta mimetica e venduti all'opinione pubblica nazionale e internazionale come morti in combattimento? Quanti giovani, in un Paese con un tasso di disoccupazione a livelli incredibili, si sono dichiarati guerriglieri o paramilitari 'pentiti' pur di rientrare nei programmi di reinserimento e godere dei benefici promessi dal governo? Quanti hanno quindi ingrassanto, accidentalmente, i risultati della battaglia di Uribe? Quanti, nelle stesse condizioni, hanno fornito ai giudici informazioni false per permettere di costruire un processo artefatto contro leaders campesinos e sindacalisti in un paese in cui si assegna una precisa cifra in denaro a ogni informazione?

La verità. Solo la verità è l'augurio da fare alla Colombia e ai colombiani nel 2005. Che tutto il mondo la possa finalmente conoscere.

Categoria: Guerra
Luogo: Colombia
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