04/11/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Stato di emergenza: arrestati tutti i leader dell’opposizione
“Bisognava agire perché il paese rischia il suicidio: l’estremismo islamico dilaga senza limiti e la magistratura paralizza il lavoro del governo”. Con queste parole il presidente del Pakistan, generale Pervez Musharraf, ha spiegato in televisione la decisione di imporre lo stato di emergenza nel paese. Una mossa che molti osservatori hanno definito “il secondo colpo di Stato” di Musharraf, salito al potere con un golpe militare nel 1999.
 
Musharraf parla alla nazioneArrestati tutti gli esponenti dell’opposizione. Nella notte sono stati arrestate almeno 1.500 tra leader e attivisti politici dell’opposizione: da Javed Hashmi, leader del partito dell’ex premier in esilio Nawaz Sharif, a Imran Khan, ex campione di cricket datosi alla politica, da Asma Jehangir, presidente della Commissione diritti umani del Pakistan, ad Hamid Gul, ex capo dei servizi segreti e strenuo oppositore della linea filo-Usa di Musharraf. Arrestato ovviamente anche il giudice Iftikhar Muhammad Chaudhry, capo della Corte Suprema e uomo-simbolo della lotta contro il regime di Musharraf.
Smentite le voci sull’arresto della ex premier Benazir Bhutto, tornata ieri sera a Karachi. La donna – su cui gli Usa puntavano per gestire la transizione democratica del Pakistan – ha detto che il paese “sta tornando verso la dittatura” e che questa “non è la soluzione per combattere l’estremismo islamico”.
 
Militari a IslamabadGli avvocati annunciano proteste per domani. Washington si è detta “profondamente disturbata” dal colpo di mano di Musharraf e il segretario di Stato Usa Condoleezza Rice ha auspicato un rapido ritorno alla  normalità chiedendo che le elezioni previste per gennaio non vengano annullate – cosa che invece pare assai probabile. Dal canto suo, il Pentagono ha fatto sapere che la situazione “non ha alcun effetto sul supporto militare alla guerra che il Pakistan sta combattendo contro il terrorismo”.
Nella capitale Islamabad, dove l’esercito presidia ancora le strade e circonda tutti i palazzi pubblici, le emittenti radiotelevisive e i grandi alberghi, la situazione appare calma. Ma non è detto che duri: gli avvocati – divenuti l’avanguardia del movimento anti-Musharraf – hanno annunciato proteste a oltranza contro lo stato di emergenza.  
 

Enrico Piovesana

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