scritto per noi da
Serena Corsi
Quando il giovane astro nascente del cinema brasiliano Wagner Moura accettó il
ruolo del capitano Nascimento nel film Tropa de Elite, non si aspettava certo di diventare in queste vesti un idolo per gli spettatori
e in particolare per il pubblico adolescente. Tutt’altro: nelle intenzioni del
regista José Padilha, il personaggio Nascimento doveva dare un volto alla corruzione
e alla violenza coltivate in seno alla polizia di Rio de Janeiro e denunciare
le quotidiane violazioni dei diritti umani commesse nelle favelas carioca dal
Bope (Battaglione di Operazioni Poliziesche Speciali), col pretesto di decapitare
il narcotraffico.
Versione pirata. La maggior parte dei brasiliani ha finito per guardarlo nella versione pirata
ed era inevitabile: per settimane, prima che uscisse nelle sale, non c’é stato
giorno in cui la stampa nazionale non gli dedicasse almeno un editoriale, un commento
dell’esperto, un’intervista al regista o all’intellettuale di turno, mentre, contro
i risvolti politici del film, si tuonava sia da destra - accuserebbe ingiustamente
la polizia esagerando le operazione militari - che da sinistra - farebbe apologia
della tortura. C’é chi lo taccia di rendere la violenza un vile spettacolo, e
chi l’ha giá nominato il film brasiliano migliore di sempre, piú coraggioso del
Cidade de Deus che nel 2000 descrisse la vita nelle favelas al mondo intero.
Con questi presupposti, è quasi impossibile farsi un’opinione delle sue qualità
artistiche. Tutto passa in secondo piano rispetto al quadro che ne esce: un occhio
europeo si spalanca inorridito davanti ai soprusi poliziali , grida allo scandalo,
alla rimozione dei vertici.
Perché, allora, molti brasiliani hanno finito per rovesciare le intenzioni del
copione, vedendo nel cinico capitano Nascimento l’eroe della pellicola?
Come in un video game. Il film, nella fretta di ritrarre la guerra fra narcotrafficanti e Bope ( il
cui simbolo é un coltello conficcato in um teschio), finisce per decontestualizzare
la realtá della delinquenza nelle favelas. I militari del film, anziché in una
baraccopoli abitata in stragrande maggioranza da persone che subiscono la mafia
piú che appoggiarla, sembrano penetrare in un territorio da video game, interamente
nemico, generalmente malvagio.
In Tropa de Elite tutti fanno a gara ad assecondare la spirale della violenza – dalla Ong che
tratta coi narcos, ai figli della borghesia che li disprezzano ma che ne consumano
il prodotto. Vengono implicitamente poste domande interessanti: é possibile sradicare
il traffico illecito di droghe in uno Stato che le proibisce, a fronte di milioni
di consumatori di tutte le classi sociali? In un paese con un florido mercato
della corruzione a tutti i livelli, fino a che punto é sensato - e conveniente
- mantenersi onesti a tutti i costi? Infine, puó un poliziotto singolo essere
onesto in una polizia fuori controllo?
Paranoia della violenza. Ma sono domande che il film suscita, ancora una volta, a un occhio europeo.
Fra i brasiliani che hanno visto il film é stata ben piú diffusa la domanda: é
giusto che la polizia torturi per ottenere informazioni? La risposta della pellicola
potrebbe essere sí: solo torturando un criminale il capitano Nascimento riesce
a ottenere le informazioni di cui ha bisogno per continuare la sua crociata.
Il livello di paranoia che si respira in Brasile rispetto alla criminalitá ha
trasformato i narcotrafficanti delle favelas in nemici pubblici da elimiare a
tutti i costi, non importa a quale prezzo etico, politico o sociale.La giustizia
sommaria é giustificata purché si ristabilisca l'ordine, non importa quanti morti
collaterali presenti il conto.
Il regista di Tropa de Elite non si raccappezza, oggi, di essere chiamato fascista dalla sinistra, e concede
interviste a ripetizione in cui si lamenta che buona parte della societá brasiliana
usi il film per legittimare una volta per tutte i suoi peggiori istinti.
Il male delle baraccopoli. Eppure la tolleranza zero in atto a Rio de Janeiro, e portata fieramente avanti
dal governatore Sergio Cabral, da piú di un anno va facendo decine di morti innocenti,
collaterali, senza che la societá brasiliana si indigni piú di tanto. Il messaggio
di Cabral centra la vocazione degli elettori quando assume che la barbarie si
combatte con la barbarie, e che la repressione è efficace solo se rinuncia alla
sgradevole postilla dei diritti umani. I capitani Nascimento che popolano numerosi
le squadre di Cabral possono sentirsi, come le benedizioni di milioni di connazionali,
i cavalieri del bene contro il Male
delle – e non
nelle - baraccopoli.
Cosi, mentre i bambini delle favelas smettono anche di andare a scuola per il
timore delle madri che nel tragitto si becchino una pallottola vagante , aggiungendo
l’ennesimo tassello all’ignoranza e all’emarginazione che in futuro potrebbe spingerli
nelle mani dei narcos, nei quartieri bene di Rio si aspetta e si spera che Nascimento
giustizi l’ultimo dei narcotrafficanti . Come se, dopo di lui, non ci fosse giá
qualcuno pronto a prendere il suo posto per continuare la guerra. Intanto, le
sparatorie sono giá diventate un macabro reality:il 17 ottobre,a pochi giorni dalla presentazione ufficiale del film, il tg nazionale
ha trasmesso un video che registrava dall'elicottero della polizia l'inseguimento
di due presunti narcos nella Favela de Coreia, e che terminava con la loro esecuzione. Uno spettacolo per tutti, trasmesso
all’ora di cena.