02/11/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Più di 4mila lavoratori stranieri saranno espulsi dagli Emirati per aver osato scioperare
Verranno puniti e serviranno da esempio. In modo che nessuno si permetta più di alzare la testa. Una punizione esemplare che colpirà, secondo quanto dichiarato dal ministro del Lavoro degli Emirati Arabi Uniti Humeid bin Deemas, più di 4mila lavoratori immigrati che verranno espulsi.
La loro colpa? Aver scioperato.

lavoratori stranieri all'opera negli emiratiDiritto allo sciopero. Lo scorso fine settimana, dopo mesi di relativa calma, era esplosa di nuovo la rabbia dei lavoratori immigrati negli Emirati, impiegati in massima parte nei cantieri edili. Singalesi, thailandesi, pakistani, indiani e bengalesi hanno incrociato le braccia, per chiedere condizioni più umane di lavoro e un aumento anche minimo della paga da fame. I più esagitati tra i dimostranti hanno occupato qualcuno dei sontuosi palazzi in costruzione e danneggiato alcune strutture dei cantieri. Questo è bastato perché arrivassero le forze di sicurezza che hanno represso nel sangue la dimostrazione. Ma era già capitato in passato, e il governo degli Emirati ha deciso che non si può tollerare oltre questa reazione di questi moderni servi della gleba, che si ribellano alle condizioni inumane di lavoro. “Gli organi competenti dello Stato sono stati interessati sulla vicenda”, ha dichiarato il ministro bin Deemas, “e prenderanno tutte le misure necessarie. Gli operai che non vogliono lavorare sono liberi di farlo, e non possono essere costretti a farlo. Quindi verranno accompagnati al confine”.

lo skyline degli emiratiDeportazione di massa. Che significa deportati. Sia lo sciopero che le rappresentanze sindacali sono proibite negli Emirati Arabi Uniti, che sfruttano questa situazione per imporre ai circa 700mila lavoratori immigrati, in gran parte dall'Estremo Oriente, condizioni di lavoro disumane: giornate lavorative di 15 ore, nessuna tutela sanitaria e di sicurezza sul luogo di lavoro, stipendi irrisori e condizioni abitative al limite della dignità umana. Grazie a tutto questo, il costo del lavoro è quasi nullo, e i sette ricchi emirati che formano il paese hanno conosciuto un boom economico senza precedenti, in particolare nel settore edilizio.
Ma negli ultimi anni gli operai hanno cominciato a ribellarsi, prima con manifestazioni di protesta come quella del fine settimana scorso, poi con il tentativo di dar vita a una rappresentanza sindacale. Pressato anche dalla comunità internazionale, il governo degli Emirati Arabi Uniti aveva promesso un giro di vite nel settore, impegnandosi a costringere le aziende a fornire condizioni di lavoro e di vita più umane agli operai. A giugno scorso, l'esecutivo ha varato un pacchetto di leggi che prevedeva anche la regolarizzazione di più di 280mila di questi lavoratori, ma non è successo nulla, e la tensione è tornata a salire.
Un quadro della complessità della situazione è dato da un documentario prodotto da al-Jazeera, che si chiama Blood, Sweat and Tears, che offre uno spaccato dell'inferno nel quale si genera lo sviluppo degli Emirati Arabi Uniti.

Christian Elia

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