30/10/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Evo Morales in visita in Italia. La lotta indigena dei popoli latinoamericani ha molto da insegnare alle generazioni futuro
Scritto per noi da
Rocco Vazzana
 
“Benvenuto Presidente, è un onore vederla qui. Lei oggi si trova all’interno di un’occupazione di un palazzo privato. Un’occupazione nata dalla lotta degli ultimi di questa città, e che a questi ultimi ha dato una casa”. Così, Nunzio D’Erme, figura di spicco di Action, l’agenzia romana per i diritti, saluta il Presidente boliviano Evo Morales.

Evo Morales e sullo sfonfo Che GuevaraI fatti. Sono le cinque del pomeriggio e siamo a Roma, nel quartiere San Lorenzo. E’ il secondo appuntamento del suo viaggio italiano. Appena arrivato, domenica scorsa, Morales si era recato in Campidoglio per ricevere un'onorificenza dal consiglio comunale della città, e per incontrare la comunità boliviana residente in Italia. Fa un certo effetto vedere entrare un capo di Stato nello scantinato di un palazzo occupato, adibito a sala riunioni. Non c’è nessun protocollo. Evo Morales è venuto qui per confrontarsi con le realtà che portano avanti istanze di conflitto e lo fa in casa loro. Lo stanzone è saturo di fumo, ma l’ex cocalero non fa una piega. E’ venuto qui per ascoltare. Si siede attorno a un tavolo e lascia la parola ai suoi interlocutori. Ci sono associazioni, comitati territoriali, organizzazioni sindacali e centri sociali.
Tutti raccontano le loro esperienze avanzando domande e proposte. Un incontro informale per pochi intimi, non più di quaranta persone, stampa compresa. Prende appunti Morales, mentre la traduttrice si affanna a sussurrargli parole all’orecchio. Lui sorride e annuisce. Quando arriva il suo turno, nella sala cade un silenzio tombale. La platea si concentra sulle labbra dell’ospite di lusso e aspetta che Evo l’indigeno inizi a parlare. “Grazie a tutti per essere venuti- esordisce Morales- non pensavo che avrei incontrato così tante realtà di lotta in Italia”.

Il presidente boliviano con foglie di coca in manoEsperienza. Parla dell’esperienza boliviana, della nazionalizzazione delle risorse, della nuova costituzione, dell’importanza strategica della foglia di coca, del progetto di legge del suo governo sulla rendita vitalizia di vecchiaia, dei rapporti con Chavez e con Castro. “Vogliamo che la nuova Costituzione politica dello Stato boliviano, a cui stiamo lavorando con molti problemi e difficoltà, contempli la messa al bando della guerra. Deve esser chiaro però a tutti che rinunciamo alla guerra d’aggressione, ma non rinunciamo a difenderci. Vogliamo chiudere tutte le basi militari di paesi terzi presenti nel nostro territorio per riacquistare la nostra sovranità nazionale. La Bolivia in questo momento ha molti nemici interni ed esterni. Quelli interni sono i partiti neoliberali che vorrebbero restaurare l’ordine precedente, in cui gli indigeni venivano considerati come animali. Il nemico esterno, invece, è l’imperialismo nordamericano. Gli Stati Uniti hanno interessi occulti nel nostro Paese, stanno finanziando economicamente la destra, i partiti conservatori e neoliberali, per destabilizzare il mio governo”.
 
Alle Nazioni Unite mentre spiega la differenza fra foglia di coca e cocainaLa folla. Va avanti per mezz’ora, è un fiume in piena e poi deve congedarsi. A pochi metri di distanza ha un altro appuntamento. Questa volta ad attenderlo ci sono migliaia di studenti stipati all’interno dell’aula magna dell’Università La Sapienza. E’ un clima di festa, colorato. Tra gli oratori, un commosso Gianni Minà che nel presentare il leader cocalero afferma: “Chi pensava che Guevara fosse un visionario oggi deve ricredersi. Evo Morales è la testimonianza viva del fatto che l’America Latina poteva e può essere liberata. La Bolivia, il Paese più povero del continente americano ha lanciato una sfida al mondo: ristabilire un equilibrio sociale tra i cittadini lì dove non c’è mai stato”.
Parole chiave: Alessandro Grandi, Rocco Vanzana
Categoria: Diritti, Politica, Popoli
Luogo: Bolivia
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