L’obiettivo non era il presidente, illeso, ma la tregua raggiunta ieri nelle aree tribali
Questa volta ci sono arrivati molto vicini a uccidere Musharraf.
Il kamikaze che si è fatto esplodere stamane a Rawalpindi, uccidendo
sette persone, era riuscito a raggiungere le porte del quartier
generale delle forze
armate nella città più blindata del Paese, arrivando a meno di un
chilometro
dall’ufficio in cui il presidente pachistano si trovava in quel
momento. La
polizia è riuscita a fermare l’attentatore a uno dei posti di blocco
all’esterno
del compound militare.
L’attacco giunge all’indomani dell’enensimo cessate il fuoco
raggiunto ier tra il governo e le milizie integraliste filo-talebane e qaediste
che l’esercito, su ordine di Washington, sta combattendo da anni.
Una bomba contro il
cessate-il-fuoco. “Non so come definire questo fenomeno – ha detto all’
Aki il
direttore del settimanale
Urdu Weekly
Wajood, Muhammad Tahir – ma sembra essere una strategia pianificata nella
quale gli americani costringono il Pakistan a violare gli accordi di cessate il
fuoco con le tribù locali, forzando il Paese a bombardare le aree tribali dove
le tribù si sono dimostrate estremamente leali al Pakistan e sempre pronte a
fare sacrifici per il Paese. Di conseguenza, gli attentatori suicidi addestrati
per essere mandati in Afghanistan a combattere contro le truppe della Nato
scendono nelle città pachistane per lottare contro le nostre forze armate. In
questo modo, il Pakistan è costretto ad impegnarsi in una battaglia che non è
la sua”. Tahir è noto per i suoi editoriali politici e per la sua familiarità
coi gruppi jihadisti. Ha trascorso due mesi in prigione e la sua rivista è
stata censurata su diretto ordine del presidente Musharraf.
Gli Usa non vogliono
tregue. Washington non ha mai fatti mistero della sua avversione nei
confronti di ogni tregua nelle operazioni militari pachistane contro gli integralisti
islamici basati al confine con l’Afghanistan: secondo la Cia e il Pentagono in
quelle zone si nasconde lo stato maggiore di al Qaeda, compreso Osama bin
Laden. Ogni volta che Musharraf ha provato a trattare con i jihadisti, gli Usa
hanno
protestato chiedendo la ripresa della guerra. Una guerra che, dal 2004 a oggi,
ha provocato migliaia di morti.
L’attentato di oggi giunge dopo numerosi tentativi di
assassinare Musharraf – l’ultimo l’8 ottobre, con lanci di razzi contro il suo
elicottero – e dopo una drammatica escalation di attacchi suicidi: sempre a
Rawalpindi lo scorso 4 settembre un attentato aveva ucciso 25 persone; a
Karachi il 18 ottobre due kamikaze si sono fatti saltare in aria uccidendo 139
persone.
E.P.