A guidare
la manifestazione sono gli organizzatori, membri del Comitato
Popolare di Bil`in. Seguono giornalisti e osservatori israeliani,
olandesi, danesi, inglesi e italiani. C`e` anche un giapponese. Una
cinquantina i presenti, con in mano bandiere palestinesi, macchine
fotografiche e telecamere, oltre ad una simbolica scala in legno, che
sarebbe necessaria per la raccolta delle olive dall`altra parte del
muro costruito tra il villaggio agricolo di Bil`in e parte delle
proprie terre.
Storia di ordinaria violenza. Come dal 2005 avviene ogni venerdì, il corteo
inizia la sua marcia nonviolenta nel centro del paese, situato a 20
minuti da Ramallah. Il corteo avanza lentamente, con i palestinesi in
testa, seguiti a distanza dagli osservatori stranieri. Il gruppo si
ferma a 50 metri dai mezzi dell`esercito e mentre un altoparlante
invita i presenti a ritornare sui propri passi, i soldati prendono
posizione su entrambi i lati dell`oliveto, schierandosi a ventaglio,
ad una decina di metri gli uni dagli altri. Scade il breve tempo
concesso ma i manifestanti restano dove sono, rispondendo con i
propri appelli. Mentre ancora cerchiamo di tradurre dall`arabo il
messaggio, sentiamo un primo boato, seguito da altri in rapida
sucessione. Si tratta di lacrimogeni, che in breve disperdono i
presenti, anche quelli protetti da vecchie maschere da sub. La
situazione si ripete pochi minuto dopo, e ancora piu` tardi, per
almeno mezzora. Qualche ragazzino palestinese inizia a lanciare dei
sassi, chi usando le mani chi una fionda, intanto i soldati avanzano
tra gli ulivi guadagnando una quarantina di metri. Passa un`ora
dall`inizio della manifestazione e siamo quasi tutti sulla via del
rientro, lontano, molto lontano dallo sbarramento. A questo punto
partono gli ultimi sassi, indirizzati sui militari piu` vicini, che
iniziano a sparare verso la folla dei rubber bullets, proiettili di
acciaio ricoperti da un sottile strato di gomma, potenzialmente
letali. Uno di questi fischia sopra le nostre teste, altri schizzano
sull`asfalto, mentre un ultimo colpo finisce di striscio sulla fronte
di Andrea, osservatore italiano che si trava molto lontano da
militari, sbarramento e lacrimogeni. Per lui nessuna conseguenza
grave. Qualche punto di sutura all`ospedale di Ramllah e un grosso
spavento, oltre alla perplessita` generale sulle reagioni di una
risposta tanto aggressiva. Chiediamo spiegazioni e scopriamo che e`
stata una forma di rappresaglia da parte dell`esercito israeliano per
la manifestazione avvenuta il gorno precedente, quando alcuni
pacifisti di Bil`in e del Palestinian Anti-Apartheid Movement erano
riusciti a bloccare per una quindicina di minuti la Highway 443, ad
uso esclusivamente israeliano, cogliendo tutti impreparati, compreso
l`esercito. Intanto in Palestina e` iniziato un altro giorno, e i
fatti di Bil`in si allontanano, come le speranze di vedere iniziare
un dialogo senza armi.