“Fornimmo un’informazione al Regno
Unito prima degli attentati terroristici in Gran Bretagna, ma
sfortunatamente non fu presa alcuna contromisura. E forse si poteva
evitare la tragedia”. Le parole del re dell'Arabia Saudita Abdullah
II, in arrivo per una visita ufficiale a Londra, esplodono come una
bomba, diffuse dalla Bbc.
Strage evitabile? Il 7 luglio 2005, a Londra, in una
serie di attacchi suicidi, persero la vita 56 persone (tra cui gli
attentatori) e altre 700 rimasero ferite. “Questa è la
dimostrazione di come la maggioranza dei Paesi, compreso purtroppo il
Regno Unito, non prende davvero sul serio la lotta al terrorismo
internazionale”, ha rincarato la dose il monarca, “e che la
battaglia contro il terrorismo potrà durare tra i venti e i
trenta anni, contro organizzazioni come al-Qaeda che continueranno a
rappresentare un pericolo per l’Arabia Saudita”.
Le autorità britanniche, che
all'epoca dei fatti dovettero difendersi dall'accusa di non aver
fatto abbastanza per impedire l'attacco, hanno smentito seccamente la
ricostruzione del re saudita. Nel 2005 la commissione parlamentare
d'Intelligence e Sicurezza non riuscì a provare la qualità
delle informazioni giunte dall’intelligence saudita e non furono in
grado di dire se si sarebbe potuto evitare l'attacco londinese del
2005. Ma Abdullah II ha smentito questa ricostruzione, sostenendo il
contrario.
Relazioni tese. Una visita con il botto, anche perché
il re dell'Arabia Saudita, già all'aeroporto, si è trovato di fronte un gruppo
di contestatori che volevano boicottare la sua visita per
denunciare le violazioni dei diritti umani che avvengono nella ricca
monarchia del petrolio.
Le dichiarazioni di Abdallah II gettano
benzina sul fuoco, che si aggiunge allo scandalo che nei mesi scorsi
aveva toccato molto da vicino la stessa famiglia reale saudita. Cosa
del resto facile, visto che la famiglia Saud controlla tutto il
potere in Arabia Saudita. Proprio in Gran Bretagna è stata
infatti aperta un'inchiesta imbarazzante per i regnanti, che indagava
su presunte bustarelle incassate per l'acquisto di 48 aerei Typhoon
(i cosiddetti Eurofighter), prodotti da un consorzio a guida
britannica del quale fa parte anche l'italiana Alenia.
L'inchiesta, partita dalla Bbc,
indaga sulla vendita di aerei e
navi militari all'Arabia Saudita, fin dai tempi del governo Tatcher,
per un valore vicino ai 100 miliardi di euro. Commesse che venivano
accompagnate da laute tangenti ai monarchi sauditi, invogliati così
a restare fedeli al costruttore.
Abdullah II ha
quindi voluto gettare un sasso nello stagno, colpendo in un punto
molto sensibile della politica
british, come gli attentati del
2005, togliendosi magari un sassolino dalla scarpa.
Ch.E.