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Anche senza casa La battaglia degli oltre 20mila senza terra indiani sembra abbia avuto un esito
positivo. Dopo l'arrivo a delhi domenica 28 ottobre di circa 25mila persone indigene
che protestavano per la loro esclusione dalla coltivazione delle terre a beneficio
del latifondo, il governo del partito induista al comando ha deciso di avviare
una riforma agraria. Il governo ha concesso al movimento dei senzaterra un 'Tavolo
di confronto sulla riforma della Terra coltivabile, che studi punto per punto
le proposte dei senza terra e dei popoli indigeni, molto sensibili sulle lotte
per i terreni coltivabili, a discapito delle aree boschive. Gli aborigeni e i
contadini delle caste più basse e meno abbienti, hanno marciato per quattro settimane
attraverso le giungle per arrivare fino a Nuova Delhi dai politici. Sostengono
di essere gli unici nel miliardo di persone del Paese, a non essere nemmeno sfiorati
dal benessere che sta investendo tutta l'India.
Soddisfatti e ben accolti “Le nostre richieste sono state accolte. Al momento possiamo dirci soddisfatti”
ha detto Bharat Bhushan Thakum, uno dei capi della rivolta “le misure previste
abbasseranno drammaticamente i tempi per l'assegnazione di terreni ai senza terra.
Adesso ce ne possiamo tornare contenti ai nostri campi” ha detto alle agenzie
di stampa il campione sportivo. Il governo indiano ha informato che circa metà
dei seggi nel Tavolo permanente dovranno rimanere sotto il proprio diretto controllo,
o quantomeno dell'uomo che in quel momento sta in cima al potere a Delhi”. Ma
i nodi irrisolti verranno al pettine, sostengono molti corrispondenti stranieri,
principalmente perché il Governo non ha ancora fornito delle date certe per scandire
secondo un tragitto di Pace una più giusta redistribuzione delle ricchezze e dei
redditi indiani (come la Road map in Terra Santa). La composizione sociale della folla dei protestanti era formata,
soprattutto, da persone realmente bisognose, che finora non avevano ottenuto niente
dai politici, se non che il conflitto sociale in corso nel paese venisse portato
a casa loro dalla tv. Gianluca Ursini