29/10/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Tre donne e la ricostruzione della pace
Dov’è la Bosnia – Erzegovina? Fra i contorti rami delle sue amministrazioni, si trova un incessante memoriale del passato; il presente si esprime in un inno senza testo ed una bandiera che è la parodia del vessillo UE, disegnata dagli stranieri e ad essi venduta come souvenir.
 
La comunità internazionale ha formato e diviso questo paese prendendo spunto dalle trincee di guerra, pretendendo che la popolazione si disponesse al suo interno senza farci caso. Tre leggi (n. 23/99; 21/03; 33/03) emanate dal governo centrale disciplinano il ritorno “sicuro e dignitoso” degli ex – rifugiati, garantendo un fondo di sussistenza ed assistenza per la ricostruzione a chi reclami la restituzione della propria casa.
L’attuazione di queste disposizioni si misura nei paesaggi bosniaci: anarchiche, incantevoli vegetazioni punteggiate di macerie. Non è un caso se 170.000 su 260.000 unità abitative sono state ripristinate grazie alle donazioni private (dati OSCE Marzo 2007), né lo è l’iniziativa di tre studentesse, in Bosnia - Erzegovina per un Master in diritti umani e democrazia organizzato dalle Università di Bologna e Sarajevo. Durante una visita a Ključ, nella parte nord ovest del paese, hanno conosciuto Rubija Balagić, vedova di guerra con madre a carico ed un figlio superstite che lavora, ma solo qualche volta è pagato, come operaio. La loro casa originale l’hanno riottenuta, peccato che di essa non rimanga niente; i tre dormono in un appartamento con un’unica, sicura e dignitosa, stanza da letto.
 
L’eco di Srebrenica ovatta la storia di Ključ, come quella di altre cittadine preda della pulizia etnica. La regione, oggi, è divisa in una municipalità serba ed una bosniaca – musulmana; l’assenza di contese politiche giustifica l’abbandono: il villaggio di Rubija è senza elettricità, senza linee telefoniche, senza abitanti. Le famiglie che qui risiedevano tornano durante l’estate per tagliare le erbacce e rendere praticabili i cammini; vorrebbero riavere le loro case, ma la municipalità non ha nessun piano architettonico a riguardo.
È così che Jasmina, Yanka e Lubica decidono di mettere in pratica quello che stanno studiando; i loro strumenti sono internet ed il passaparola. Ricostruire la sola casa di Rubija costerebbe 17.500€, una cifra enorme od irrisoria a seconda di quante persone riescono a raggiungere. Scrivono alle testate giornalistiche del paese, aprono una pagina web, cercano di sensibilizzare architetti ed imprese costruttrici affinché diano un contributo gratuito, creativo o materiale. Il 22 ottobre la tv indipendente Hayat ha visitato Rubija ed intervistato una delle ragazze. Jasmina Popaja è nata in Bosnia - Erzegovina, ma vive negli Stati Uniti da quando è scoppiata la guerra. Il suo tentativo dal basso di attuare una legge cerca di superare la tipica diffidenza locale per qualsiasi atto che non abbia un fine propagandistico. Da bambina, mi ha detto, adorava arrampicarsi sugli alberi. Ecco dove, forse, si nasconde ancora la Bosnia.
 
Valentina Vivona 
Categoria: Diritti, Guerra
Luogo: Bosnia Erzegovina