30/10/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



La Libia a un passo dalle scuse dell'Italia per il colonialismo, deporta migliaia di migranti
"In pochi giorni speriamo di annunciare un accordo fra Italia e Libia che segna l'approdo di un lungo processo politico durato un decennio e che ha visto progressivamente collaborazione, distensione e cooperazione economica tra i nostri Paesi", ha affermato il ministro degli Esteri italiano Massimo D'Alema, partecipando a Roma al convegno sui deportati libici in Italia negli anni 1911-1912.

Un lungo cammino. Una pagina vergognosa per la storia italiana, che ancora non ha dato risposte ufficiali sulla sorte dei dei tremila ribelli libici deportati nelle isole Tremiti, a Ustica, Ponza, Favignana e Gaeta. Quattro anni di ricerche, dal 2001 al 2005, finanziati con due milioni di euro dal ministero degli Esteri di Roma, porteranno a un convegno a Tripoli e all'istituzione di un memoriale, volto a celebrare una memoria condivisa. Il colonnello Gheddafi, come ha fatto spesso in passato, era tornato sulla vicenda qualche tempo fa, chiedendo a tutti i residenti delle Isole Tremiti di sottoporsi all'esame del Dna, per scoprire eventuali discendenti dei deportati, da omaggiare con la cittadinanza libica.
Gli orrori del colonialismo italiano in Libia, commessi prima e durante il regime fascista, sono diventati spesso argomento politico per il leader libico, che ciclicamente è tornato a parlare del periodo coloniale per chiedere alternativamente contropartite economiche e politiche a titolo di risarcimento. L'Italia, se condurrà in porto questo cammino di autocritica nella memoria, avrà l'occasione di segnare una bella e storica pagina per chiudere i conti con il passato.

Deportazioni di massa. Come spesso capita ai leader politici, però, Gheddafi predica bene e razzola male.
Se il colonialismo è stata una pagina vergognosa, c'è poco da essere fieri anche del trattamento che il regime di Tripoli riserva i migranti. Un rapporto segreto della Frontex, l'agenzia dell'Unione europea incaricata di combattere l'immigrazione clandestina, scoperto e rilanciato da Fortresse Europe, blog che dal 1988 monitora le vittime dei flussi migratori nel Mediterraneo, denuncia che sono 53842 i migranti arrestati in Libia e deportati solo nel 2006. Sono inoltre almeno 60mila i detenuti stranieri nelle carceri libiche. Cittadini del Ghana, Burkina Faso, Nigeria, Costa d'Avorio e tanti altri paesi, senza alcune diritto, chiusi in gabbia.
Fortresse Europe, sommando i dati di Frontex a quelli di Human Rights Watch, stima in circa 200mila persone i migranti espulsi tra il 2003 e il 2006.
I fenomeni sono molto differenti tra loro, come i protagonisti e il periodo storico. Ma il rispetto della dignità di un essere umano non è un valore da rispettare solo quando conviene.

Christian Elia

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