La Libia a un passo dalle scuse dell'Italia per il colonialismo, deporta migliaia di migranti
"In
pochi giorni speriamo di annunciare un accordo fra Italia e Libia che
segna l'approdo di un lungo processo politico durato un decennio e
che ha visto progressivamente collaborazione, distensione e
cooperazione economica tra i nostri Paesi", ha affermato il
ministro degli Esteri italiano Massimo D'Alema, partecipando a Roma
al convegno sui deportati libici in Italia negli anni 1911-1912.
Un lungo cammino. Una
pagina vergognosa per la storia italiana, che ancora non ha dato
risposte ufficiali sulla sorte dei dei tremila ribelli
libici deportati nelle isole Tremiti, a Ustica, Ponza, Favignana e
Gaeta. Quattro anni di ricerche, dal 2001 al 2005, finanziati con due
milioni di euro dal ministero degli Esteri di Roma, porteranno a un
convegno a Tripoli e all'istituzione di un memoriale, volto a
celebrare una memoria condivisa. Il colonnello Gheddafi, come ha
fatto spesso in passato, era tornato sulla vicenda qualche tempo fa,
chiedendo a tutti i residenti delle Isole Tremiti di sottoporsi
all'esame del Dna, per scoprire eventuali discendenti dei deportati,
da omaggiare con la cittadinanza libica.
Gli orrori del colonialismo italiano in
Libia, commessi prima e durante il regime fascista, sono diventati
spesso argomento politico per il leader libico, che ciclicamente è
tornato a parlare del periodo coloniale per chiedere alternativamente
contropartite economiche e politiche a titolo di risarcimento.
L'Italia, se condurrà in porto questo cammino di autocritica
nella memoria, avrà l'occasione di segnare una bella e storica
pagina per chiudere i conti con il passato.
Deportazioni di massa. Come
spesso capita ai leader politici, però, Gheddafi predica bene
e razzola male.
Se il colonialismo è stata una
pagina vergognosa, c'è poco da essere fieri anche del
trattamento che il regime di Tripoli riserva i migranti. Un rapporto
segreto della Frontex,
l'agenzia dell'Unione europea incaricata di combattere l'immigrazione
clandestina, scoperto e rilanciato da Fortresse Europe,
blog che dal 1988 monitora le
vittime dei flussi migratori nel Mediterraneo, denuncia che sono
53842 i migranti arrestati in Libia e deportati solo nel 2006. Sono inoltre almeno
60mila i detenuti stranieri nelle carceri libiche. Cittadini del
Ghana, Burkina Faso, Nigeria, Costa d'Avorio e tanti altri paesi,
senza alcune diritto, chiusi in gabbia.
Fortresse Europe, sommando
i dati di Frontex a
quelli di Human Rights Watch, stima
in circa 200mila persone i migranti espulsi tra il 2003 e il 2006.
I fenomeni sono
molto differenti tra loro, come i protagonisti e il periodo storico.
Ma il rispetto della dignità di un essere umano non è
un valore da rispettare solo quando conviene.