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Dimissioni. “E' un'altra sconfitta per un sistema
politico ormai nel caos”, commenta a PeaceReporter un
analista politico somalo fuggito due mesi fa dal Paese e che
preferisce rimanere anonimo per questioni di sicurezza. “Le
dimissioni porteranno nuove divergenze tra i clan Hawiye e Darod (da
cui provengono rispettivamente Gedi e Yusuf, ndr) e la
situazione non migliorerà comunque”. Intanto, però,
la diatriba tra i due si è risolta senza lo spargimento di
sangue che alcuni avevano ipotizzato. Negli ultimi giorni, fonti
somale avevano riferito a PeaceReporter che Gedi stesse
armando una propria milizia per la resa di conti con Yusuf. Se non
altro, le dimissioni sbloccano in parte una situazione incancrenita,
che avrebbe potuto davvero portare la Somalia sull'orlo di una nuova
guerra civile.
Scontri. A riprova di ciò, lunedì
i combattimenti avvenuti nei pressi del mercato Bakara hanno
provocato almeno una vittima, costringendo numerosi negozianti della
zona a rimanere chiusi per ragioni di sicurezza. Nel fine settimana,
le truppe etiopi avevano disperso a colpi di fucile centinaia di
manifestanti scesi nelle strade per chiedere la partenza dei soldati
di Addis Abeba, provocando la fuga dalla città di centinaia di
persone per paura di una recrudescenza degli scontri.. Il ritiro dei
contingenti etiopi rimane un'ipotesi impraticabile, visto che senza
il loro aiuto le autorità non riuscirebbe a controllare il
Paese. Tanto più ora che l'esecutivo non esiste più. Matteo Fagotto
Parole chiave: Somalia, mogadiscio, gedi, yusuf, corti islamiche, hawiye, darod