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Una delle regioni più
militarizzate al mondo. La storica decisione, che permetterà la riapertura
di centinaia di istituti scolastici e strutture ospedaliere finora usate come
dormitori e uffici militari, è stata presa dal governo federale indiano per
placare lo scontento delle autorità locali kashmire che da mesi chiedono a
Nuova Delhi il ritiro delle truppe schierate nelle aree urbane della regione:
una delle zone più militarizzate del pianeta. Una richiesta motivata dai
ripetuti annunci governativi di un netto calo della violenza separatista in
seguito alla ripresa dei negoziati con il Pakistan – che sostiene i ribelli. Nuova
Delhi ha sempre risposto in maniera negativa a questa istanza, ribadendo –
anche nei giorni scorsi – il suo netto ‘no’ a qualsiasi ipotesi di riduzione
delle truppe schierate in Kashmir, almeno per ora.
Un
esercito violento, odiato dalla popolazione civile. Il malcontento nei confronti delle truppe indiane è molto forte tra la
popolazione kashmira. Non solo perché percepite come un esercito d’occupazione
venuto a reprimere le rivendicazioni indipendentiste locali, ma soprattutto per
i gravi abusi e soprusi di cui i militari e i paramilitari indiani si sono
regolarmente macchiati in questi anni nella più assoluta impunità: rapimenti,
torture,
esecuzioni extragiudiziali, stupri e uccisioni indiscriminate di civili. Ogni
protesta popolare contro le violenze dei militari è stata regolarmente soppressa
nel sangue dalle stesse forze di sicurezza indiane. Questa gravissima
situazione, ripetutamente denunciata dalle organizzazioni per i diritti umani
come Human
Rights Watch e Amnesty
Inetrnational, non ha registrato miglioramenti nonostante la diminuzione d’intensità
del conflitto, costato finora la vita di 90 mila persone. Enrico Piovesana