27/10/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Israele vota sanzioni punitiva per Gaza e tratta con Abbas. Ma la popolazione civile è allo stremo
Non è certo una novità per il governo israeliano, ma ancora una volta ha ignorato gli appelli della comunità internazionale. Ed è così che giovedì 25 ottobre il ministro della Difesa, Ehud Barak, ha approvato un pacchetto che prevede una nuova serie di sanzioni contro la Striscia di Gaza. Taglio della fornitura di energia elettrica compresa.

Futuro al buio. La misura scatta nel caso di attacchi con razzi Qassam dalla Striscia verso le città israeliane, il che è solo un espediente dialettico, visto che i lanci sono quotidiani. Come spesso accade, però, invece di risolvere il problema dei tiri di razzi, le sanzioni mortificano ancora di più una popolazione civile allo stremo.
''Il taglio dell'energia elettrica a Gaza deciso da Israele costituisce una violazione della convenzione di Ginevra'', ha tuonato Ahmed Yusef, consigliere politico del leader di Hamas, Ismail Haniyeh. Le brigate al-Quds, ala militare della Jihad Islamica, hanno fatto sapere che i lanci di razzi contro Israele continueranno nonostante le sanzioni, e avranno fine solo quando Israele la smetterà di colpirci. Un film già visto, un gran brutto film, dalla sceneggiatura scontata: i gruppi armati lanciano i Qassam in reazione a un intervento armato israeliano, come quelli che hanno portato all'omicidio di un esponente di Hamas e di due miliziani della Jihad Islamica nei giorni scorsi. Israele reagisce con un'altra incursione o con le sanzioni. Un cane che si morde la coda, ma solo dopo aver azzannato quel che resta dei palestinesi.

Strategia tragica. Israele, infatti, fornisce al milione e mezzo di palestinesi che vivono pressati nella Striscia di Gaza, il 60 percento della corrente elettrica.''Prego Israele di ripensarci'', ha dichiarato John Holmes, il vice segretario generale delle Nazioni Unite, ''non siamo ancora alla carestia, ma siamo nel mezzo di una devastante crisi umanitaria a Gaza''. Un esempio? Domenica scorsa l’ospedale di Shifa, nella Striscia di Gaza, denunciava l’impossibilità di compiere operazioni chirurgiche per mancanza di anestetico. La privazione della corrente elettrica non potrà che peggiorare la situazione.
Le autorità israeliane hanno tenuto a specificare che i primi black – out saranno di 'soli' 15 minuti, e che si cercherà di tener conto delle esigenze sanitarie, ma se il lancio di razzi prosegue o s'intensifica le misure verranno aggravate.
Israele, dunque, insiste sulla stessa strategia: portare la popolazione civile a un tale livello di esasperazione da provocare il rovesciamento del governo di Hamas, che domina la Striscia dopo averne buttato fuori Fatah. In parallelo continua l'azione diplomatica di Tel Aviv verso il presidente Abbas, che venerdì ha incontrato il premier israeliano Olmert a Gerusalemme.
Ma che credibilità crede di offrire Israele a un presidente che tratta con un governo che taglia la corrente alla povera gente? Si potrà ottenere un passo indietro di Hamas di fronte al boicottaggio della Striscia, ma questo non significa che la popolazione affamata ed esasperata accetterà un dialogo con coloro che decidono sanzioni come queste.

Christian Elia

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