Fino a qualche tempo fa una vittoria dello schieramento di sinistra a Bogotà,
capitale colombiana, era impensabile. Oggi, dopo lo spoglio di circa l'80 percento
delle schede elettorali di queste ultime elezioni amministrative pare proprio
che il vento sia cambiato. Ad aggiudicarsi la poltrona di sindaco della città
infatti dovrebbe essere Samuel Moreno del Polo Democratico che ha ottenuto fino
a questo momento oltre il 43 percento delle preferenze. Il suo principale avversario,
il candidato conservatore filo-presidente, Enrique Penalosa dovrebbe essersi attestato
intorno al 28 percento. Solo al 16 percento William Vinasco, del Movimento Nacional
Afrocolombiano. Distaccati di molti punti percentuale gli altri candidati.
Non ci dovrebbero essere, dunque, colpi di scena dell'ultimo minuto e la vittoria
di queste elezioni amministrative, dopo lo spoglio di quasi l'80 percento delle
schede dovrebbe andare al Polo Democratico.
Le elezioni amministrative lasceranno davvero il segno in Colombia e dovranno
far riflettere il movimento politico del presidente Uribe. Nel 2010, infatti,
si terranno le elezioni presidenziali e se è vero che la poltrona di sindaco della
capitale è considerata l'anticamera alla poltrona presidenziale, Uribe dovrà studiare
nuove alleanze e nuove strategie per non perderle. Ma il tempo delle polemiche
potrebbe iniziare subito dopo l'investitura di Moreno. Il suo programma per la
città prevede, infatti, la messa in costruzione di diverse grandi opere (come
la linea metropolitana) che per essere realizzate necessitano dell'avallo della
presidenza della Repubblica.
“Tutto è grigio piombo in questa vigilia elettorale, il cielo di ottobre è carico
di nubi di tormenta più di ogni altro […] guardiamo al futuro politico della nazione
come disegnato su un triste paesaggio di cenere”.L’ex ministro Londoño racconta
in questo modo, dalle righe del suo editoriale su “El tiempo”, le prossime elezioni
amministrative del 28 ottobre.
Immaginando. I telegiornali sono ancora peggiori, veri bollettini di guerra: 22 candidati
uccisi, altri 8 eliminati ancora prima che potessero candidarsi, 36.000 candidati
sotto protezione, almeno 200 azioni violente, oltre a omicidi, sequestri, attentati,
minacce e danni collaterali, ossia i familiari dei candidati eliminati per errore
o per scelta.
Queste le elezioni in Colombia al tempo della “seguridad democratica”.Le autorità
si dichiarano preoccupate, però rassicurano: “Abbiamo la situazione sotto controllo”.
Immaginiamo come sarebbe se non l’avessero.
Il presidente Uribe ha invece intrapreso una “gira democratica” per rassicurare
gli elettori delle zone rurali più isolate e convincerli ad andare al voto: “Abbiamo
debilitato le FARC e l’ELN ed eliminato il paramilitarismo”. Immaginiamo come
sarebbe se non l’avessero fatto.
L'impossibile. In qualunque democrazia avanzata queste cifre sarebbero un scandalo, non motivo
di orgoglio, ci sarebbero proteste e manifestazioni. Ma non in Colombia dove le
coscienze sono represse e abituate alla violenza. Qui i morti sono numeri. E le
autorità orgogliose. Ma come si sentiranno i candidati sopravvissuti? E chi avrebbe
votato per uno dei morti? Con quale tranquillità si andrà alle urne?
Ci sono poi altri 200 candidati che non si sono potuti presentare. Imputati,
condannati per paramilitarismo, concorso in omicidio o comunque ineleggibili.
Di questi, 46 ancora non hanno rinunciato. Come è possibile che i partiti politici
immersi nello scandalo della parapolitica li abbiano selezionati?
Scandali. Queste sono le prime elezioni dopo lo scoppio del più grande scandalo che il
paese ricordi.Sono 40 i parlamentari sotto processo per collusioni e creazione
di gruppi paramilitari. Circa la metà sono in carcere e i numeri crescono di settimana
in settimana.
È proprio a livello locale che questa alleanza è stata più forte. Esistono alleanze
tra paramilitari e sindaci. I primi aiutavano i secondi ad essere eletti. Come
conseguenza si accettava la presenza paramilitare e i fondi statali finivano ad
armare questi sanguinari gruppi.
Ricordiamo un politico di San José del Guaviare, che giustificava la situazione
così: “Il signor Cuchillo è un paramilitare distinto, lui non ha mai rubato un
peso dell’amministrazione pubblica.. ha sempre guadagnato tutto onestamente attraverso
il narcotraffico.”
Niente è cambiato? Per questo, per la prima volta, sono nati gruppi della società civile per stimolare
il voto pulito e trasparente.
Come “vote bien”, dove convergono mezzi di comunicazione e società civile per
informare gli elettori sul passato dei candidati. Sono riusciti a creare una mappa
di rischio di frode elettorale per ogni regione, a smascherare vari pregiudicati
e candidati appoggiati da forze oscure.Anche la Oea (Organizzazione degli stati
americani) ha inviato la missione di osservatori più grande della storia.
Laura Bonilla, direttrice dell’osservatorio sul conflitto armato della società
“nuevo arcoiris” e impegnata in “vote bien”, descrive così la situazione: ”Tutto
questo dimostra che, anche se i capi dei gruppi paramilitari che operano nelle
regioni sono in carcere, questo non ha intaccato la voglia della classe politica
che ha aiutato la loro nascita, di continuare a controllare le istituzioni pubbliche
a livello locale. Nel sud del paese il paesaggio è composto da quei fatti dolorosi
a metà degli anni ’90. La strategia comincia con l’eliminazione fisica dell’avversario
politico e finisce con la creazione di un clientelismo armato con l’avallo delle
élite regionali”.
Cancellati. Parlando del lavoro in “Vote bien”, aggiunge: “il paese non può continuare in
una corsa contro il tempo tra chi vuole imbrogliare e chi vuole scoprire gli imbrogli,
un circolo vizioso che ci fa dimenticare che il gran problema è che, in ogni elezione
manipolata, la tensione tra lo stato centrale e i governi regionali aumenta a
livelli spaventosi e non gestibili. Chi media tra i cittadini e lo stato centrale
sono gli stessi che hanno in mano il potere locale, se questi sono coinvolti con
le mafie elettorali o gruppi armati, il territorio che si che si costruisce, come
conseguenza, genererà un paese sempre più frammentato, un clientelismo perpetuo
e regioni saccheggiate e dimenticate”. Sarà impossibile fare statistiche nazionali,
il 29 tutti i partiti potranno dire di aver vinto, e nessuno avrà perso. A parte
la trentina di candidati cancellati a penna dalle schede elettorali a causa del
loro decesso.