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Trenta anni fa, come oggi. Fisk
racconta una storia che copre un periodo di tempo che va dal 1980,
con l'invasione dell'Afghanistan da parte dell'Armata Rossa
sovietica, al 2003, con l'invasione dell'Iraq da parte delle truppe
della Coalizione guidata dagli Stati Uniti. Un periodo per certi
versi breve, ma che nell'economia di quello che il grande storico
Eric J. Hobsbawm ha definito il 'secolo breve', diventa
determinante. Fisk riesce a disegnare, alternando articoli scritti
all'epoca dei fatti con riflessioni attuali, un quadro disarmante:
all'inizio degli anni Ottanta l'Afghanistan era occupato e devastato,
Iran e Iraq si combattevano in una guerra micidiale e il Libano era
dilaniato da una guerra civile, aggravata dall'invasione delle truppe
d'Israele. Badate bene: primi anni Ottanta, ma sembra oggi. Con
l'Afghanistan ancora occupato e devastato, con l'Iraq a brandelli e
il Libano sotto attacco l'anno scorso e da quel giorno paralizzato. E
la grandezza della testimonianza del giornalista inglese sta proprio
nel fatto che nelle sue lucide corrispondenze si coglie in pieno come
proprio quasi trenta anni fa vennero gettate le basi dell'attuale
disastro.
Un incontro con la
Storia. Leggere le pagine di Fisk, dove la storia incontra la
Storia, dove i potenti si raccontano come la povera gente, rende
l'idea di come siano state sbagliate le scelte
del cosiddetto Occidente nel costruire pezzo per pezzo quell'immensa
polveriera che è oggi il Medio Oriente. La cinica realpolitick
delle cancellerie di Washington, Londra e Parigi, lungi dal produrre
risultati, ha generato il clima di terrore nel quale si vuole far
vivere la gente. Clima di terrore che permette la restrizione
dell'ambito di tutela dei diritti civili e 'l'arruolamento'
dell'informazione, che cessa di essere 'cane da guardia della
democrazia' per diventare parte in causa di un disegno liberticida e
di rielaborazione delle opinioni pubbliche. Fisk, giornalista di
razza, sbugiarda gran parte delle 'versioni ufficiali' delle quali
oggi si nutre la gran parte dei mezzi d'informazione di massa. E
racconta di come Osama bin Laden, oggi simbolo del male e
giustificazione per qualsiasi violazione del diritto, altri non è
che una creatura di quelle stesse classi dirigenti che oggi vogliono
convincerci che va annientato. E racconta di come Saddam Hussein ha
gasato i curdi, crimine che lo ha portato alla forca, utilizzando
armi che l'Occidente stesso gli ha venduto. Lo stesso fondamentalismo
islamico, oggi spauracchio dell'Occidente, è stato tollerato,
armato, finanziato e sostenuto da coloro che oggi lo additano come il
nazismo del XXI secolo.
Il valore di un
testimone. Tutte cose già dette e ridette, potrà
obiettare qualcuno. Ma non è come tutte le altre volte, perché
Fisk c'era, e sa quel che dice. Questo è il contenuto
esplosivo di questo libro, che potrebbe e dovrebbe essere consigliato
come strumento didattico. Fisk non fa teorie nei salotti dei talk
show televisivi. Gira i fronti di guerra, con il suo taccuino, nel
quale annota ossessivamente da decenni i nomi di quelle vittime
civili citate troppo spesso in forma di numeri. Ha parlato di persona
con i potenti della Terra, quelli che vengono considerati dell'asse
del Bene e quelli che vengono considerati dell'asse del Male. Il
disegno che esce dal suo racconto è drammatico, ma anche molto
lucido. Permette di comprendere fino in fondo quel senso di
frustrazione e rabbia che opprime i popoli del Medio Oriente,
schiacciati da sempre tra le baionette degli occupanti da una parte e
i dittatori e i fondamentalisti creati in vitro da quelle stesse
potenze, che a volte colonizzano con strumenti differenti.Christian Elia