La Nigeria si trova di fronte ancora una volta alla poliomielite. Una epidemia
con 69 casi collegati alla vaccinazione in 18 stati del Nord del Paese, in persone
non vaccinate, in zone dove la popolazione non aveva voluto la vaccinazione o
dove il vaccino orale per la polio non era sufficiente. Nel 2006 viene calcolato
che la percentuale di bambini nel Nord che non hanno mai ricevuto le goccine di
vaccino vari tra il 6 e il 30 per cento.

Primi segnali un anno fa. Iniziata un anno fa, l’epidemia è stata riportata in
queste settimane sul Morbidity and Mortality Weekly Report dei Centri per il controllo
delle malattie (CDC) di Atlanta (Usa) e sul Weekly Epidemiological Record dell’Organizzazione
mondiale della sanità. Spiega Alberto Tozzi, epidemiologo dell’Ospedale Pediatrico
Bambin Gesù di Roma: “Quando non sono vaccinati bene tutti e quando si utilizza
il vaccino orale con virus vivo attenuato, esiste il rischio che il virus del
vaccino circoli e possa causare, con una frequenza bassa ma sempre tangibile,
una poliomielite simile a quella del virus naturale. Nelle regioni dove la malattia
è presente e si verificano questi incidenti, in genere la prima reazione è contro
il vaccino, visto come responsabile. Ma il provvedimento immediato è aumentare
la copertura vaccinale, proprio per fare in modo che ci sia il minor numero di
persone che possano ammalarsi”. La Nigeria è il Paese dove la poliomielite è più
diffusa: conta il 61 per cento dei casi mondiali, il 95 per cento se si considera
la sola Africa.
Una malattia complicata da debellare. Circa la metà dei casi collegati al vaccino
si è verificata in una zona dove, nel 2003, le iniziative di vaccinazione contro
la poliomielite erano state bloccate da campagne contro il vaccino, cui veniva
attribuita sterilità o Aids; solo un lavoro di diplomazia e dimostrazioni di sicurezza
avevano permesso di riprendere le vaccinazioni l’anno successivo. Nel frattempo,
nel 2004 i casi di poliomielite nel Paese erano raddoppiati, arrivando a 800,
e nel 2006 ne sono stati registrati oltre 1.100 (nel 2007 il conteggio a fine
agosto è arrivato a 201 casi). Non solo, il virus della poliomielite proveniente
dalla Nigeria si è nuovamente diffuso ad altri 20 Stati, facendo risalire il conteggio
mondiale dei casi che solo nell’ultimo periodo stanno rientrando ai livelli precedenti
il 2003. “Il problema della eradicazione della poliomielite è mondiale e complicato”
dice Tozzi. “Finché non si sarà certi di avere azzerato tutti i focolai del mondo,
non ci ci si potrà permettere di smettere la vaccinazione. Pensando per esempio
all’Italia, il rischio di importare il virus c’è comunque: se si decidesse improvvisamente
di interrompere la vaccinazione e se il numero di persone vulnerabili alla malattia
diventasse sufficiente, ci sarebbe anche qui la possibilità di un’epidemia. Per
questo è così complicato, e purtroppo viene percepita poco l’importanza di mantenere
coperture alte con il vaccino, anche dove la malattia non c’è più”.

L’importanza dell’informazione. “L’informazione non è facile da gestire” continua
Tozzi. “Per esempio, anche se la situazione è differente, l’epidemia in Albania
nel 1996 all’inizio fu interpretata come da virus vaccinale, mentre dopo si capì
che era da virus naturale. La prima reazione fu attribuire alla campagna vaccinale
i casi di poliomielite e per un paio di mesi la situazione fu difficile: era complicato
convincere le persone che invece la situazione era opposta e il vaccino era la
soluzione. In quel caso infatti problemi nel trasporto e conservazione del preparato
vaccinale avevano portato a una protezione insufficiente della popolazione. Si
lavorò quindi a lungo per una distribuzione capillare non solo della vaccinazione
ma anche dell’informazione”. Un lavoro che potrebbe essere necessario anche in
Nigeria, per superare la diffidenza, far capire il silenzio mantenuto per un anno,
il ruolo della vaccinazione e il significato di questi casi di poliomielite.