26/10/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Cosa dovrà fare la coppia presidenziale per risolvere i nodi ancora irrisolti del sistema-paese Argentina
Scritto per noi da
Alfredo Somoza 
 
La battuta con la quale Nestor Kirchner inaugurò la sua gestione nel 2003, “ho più disoccupati che voti” fotografa la drammaticità del momento nel quale toccò al governatore arrivato dalla Patagonia sedersi sulla scomoda poltrona di presidente alla Casa Rosada. Il paese era ancora sotto choc dopo il crollo del peso del Natale 2001 e Kirchner andava al governo con un misero 22 percento di voti, dopo il rifiuto di Menem a partecipare al ballottaggio, e in mezzo a una situazione ancora incandescente, con piqueteros che bloccavano ogni strada, cartoneros che rastrellavano fino all’ultima briciola dai rifiuti, un terzo della popolazione attiva senza occupazione, il 40 percento dei cittadini crollati nella povertà, nessuna fiducia internazionale. Poi arrivarono gli anni della ripresa, spinta da politiche intelligenti che riuscirono a spegnere l’incendio finanziario e soprattutto a vincere la grande battaglia per il debito estero e i bond emessi dallo Stato nei confronti dei creditori e del Fmi: anni nei quali l’Argentina ha spinto con forza i processi di associazione latinoamericana, ha contribuito alla nascita di un asse Sud-Sud all’interno del Wto, senza dimenticare forse il punto più alto della gestione Kirchner, la riparazione storica nei confronti dei desaparecidos e la riapertura dei processi contro i militari genocidi.
 
Nestor Kirchner e la moglie Cristina FernandezIl caso argentino rimane però un esempio di “amministrazione politica della povertà”. Il rispuntare dell’economia argentina degli ultimi 4 anni ha sì generato nuovi posti di lavoro, ma non è stato in grado di invertire il declino sociale che ininterrottamente si era verificato nei precedenti tre decenni. Il pacchetto di aiuti ai più poveri sostenuto dal governo Kirchner non mette in discussione le cause della povertà e rimanda a tempi migliori, macroeconomicamente parlando, una soluzione sostanziale. La grande sfida latinoamericana è questa, coniugare democrazia e mercato con una nuova stagione di diritti e soprattutto di opportunità per la popolazione finora esclusa. Nel caso argentino, l’altra grande sfida non affrontata da Kirchner è quella del come fare politiche pubbliche in un paese nel quale lo Stato è ridotto al lumicino, senza mettere in discussione le privatizzazioni degli anni ’90.
 
Kirchner è stato sicuramente il migliore amministratore che potesse avere l’Argentina del 2003, ma Cristina Fernandez non potrà ignorare, se vuole arrivare fino alla fine del suo mandato annunciato, i nodi ancora irrisolti: ruolo dello Stato, politica agricola e politica industriale, esclusione sociale. Lui, Nestor Kirchner, avrà le mani libere per dare vita a “il” miraggio della politica argentina: un partito progressista finalmente sganciato dalle due culture politiche del ‘900, radicalismo e peronismo. Impresa non facile e dalla quale dipenderà, insieme al lavoro che potrà fare sua moglie da presidente, un suo eventuale ritorno all’arena politica di Buenos Aires nel 2011.
Articoli correlati: La scheda paese: Gli argomenti più discussi: Le parole chiave più ricorrenti: