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Con ago e filo “Circa 40 protestanti si sono chiusi la
bocca cucendola con ago e filo, per fare capire quanto fosse seria la
loro protesta”, conferma al telefono a PeaceReporter il
responsabile medico per PoliCharki di una nota Ong; la stessa fonte
ha assicurato che il numero dei prigionieri che hanno attuato la
protesta supera le 200 unità. “Si è trattato di una
grande protesta contro il Comandante generale della prigione – ha
riferito la fonte di PeaceReporter – che non aveva permesso ai
prigionieri di esprimere in un altro modo il loro sdegno per le
condanne a morte inflitte a 15 persone, molte delle quali non avevano
nessuna prova che dimostrasse le accuse dei crimini violenti che
venivano loro imputati”. Il 7 ottobre il presidente afgano Hamid
Karzai ha mandato in esecuzione 15 condanne a morte nei confronti di
15 persone, accusate, molto spesso senza prove a suffragio, di fare
parte del movimento di insorti talebani, e di aver anche partecipato
ad azioni di grave danno nei confronti di cittadini stranieri; per
esempio tra le condanne eseguite due riguardavano un capo clan
accusato di aver ordito il sequestro della cooperante anglo italiana
Clementina Cantoni (rapita il 16 maggio, liberata nel giugno 2005) e
un'altra per un uomo che sarebbe stato coinvolto nell'agguato che
portò all'uccisione dell'inviata del 'Corriere della sera'
Maria Grazia Cutuli, il 19 novembre 2001.
Protestavano perché costretti Secondo Abdul Salam
Asmat, a capo della prigione di PoliCharki, il motivo della protesta
durata oltre 15 giorni e terminata lunedì 23, non è
invece ancora chiaro. “Abbiamo convocato una commissione congiunta
di Croce Rossa internazionale, parlamento, Governo e rappresentanti
delle Nazioni unite per sentire i reclami avanzati dai leader della
protesta – ha riferito il capo delle guardie – ma quello di cui
sono sicuro è che non si è trattato di uno sciopero
integrale della fame: i circa 200 ribelli si sono asserragliati al
secondo piano e avevano già dai giorni precedenti accumulato
scorte che hanno permesso loro di sopravvivere”. Una versione
totalmente diversa da quella raccolta da PeaceReporter. “Sui 40 con
le bocche cucite, vi posso assicurare – ha detto Asmat ai
giornalisti – che vi sono stati costretti dagli 80 che hanno deciso
di indire questo sciopero della fame, così come vi posso dire
che circa 140 degli oltre 200 partecipanti si trovavano in quel
braccio per altri crimini, e hanno aderito alla protesta perché
vi sono stati costretti da quegli 80 leader di cu vi dicevo, che
hanno organizzato l'intera iniziativa”. Un caso poco chiaro, che
non mancherà di istigare nuove polemiche.Gianluca Ursini
Parole chiave: Hamid Karzai, talebani, condanne a morte, PoliCharki