26/10/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Sciopero della fame alla prigione PoliCharki di Kabul per protestare contro 15 condanne a morte
Circa 80 prigionieri del carcere di PoliCharki hanno mantenuto per oltre due settimane uno sciopero della fame di protesta contro l'esecuzione della pena capitale contro 15 condannati il 7 ottobre scorso.
 
talebani arrestatiCon ago e filo “Circa 40 protestanti si sono chiusi la bocca cucendola con ago e filo, per fare capire quanto fosse seria la loro protesta”, conferma al telefono a PeaceReporter il responsabile medico per PoliCharki di una nota Ong; la stessa fonte ha assicurato che il numero dei prigionieri che hanno attuato la protesta supera le 200 unità. “Si è trattato di una grande protesta contro il Comandante generale della prigione – ha riferito la fonte di PeaceReporter – che non aveva permesso ai prigionieri di esprimere in un altro modo il loro sdegno per le condanne a morte inflitte a 15 persone, molte delle quali non avevano nessuna prova che dimostrasse le accuse dei crimini violenti che venivano loro imputati”. Il 7 ottobre il presidente afgano Hamid Karzai ha mandato in esecuzione 15 condanne a morte nei confronti di 15 persone, accusate, molto spesso senza prove a suffragio, di fare parte del movimento di insorti talebani, e di aver anche partecipato ad azioni di grave danno nei confronti di cittadini stranieri; per esempio tra le condanne eseguite due riguardavano un capo clan accusato di aver ordito il sequestro della cooperante anglo italiana Clementina Cantoni (rapita il 16 maggio, liberata nel giugno 2005) e un'altra per un uomo che sarebbe stato coinvolto nell'agguato che portò all'uccisione dell'inviata del 'Corriere della sera' Maria Grazia Cutuli, il 19 novembre 2001.
 
un prigioniero sta per essere condotto a PoliCharkiProtestavano perché costretti Secondo Abdul Salam Asmat, a capo della prigione di PoliCharki, il motivo della protesta durata oltre 15 giorni e terminata lunedì 23, non è invece ancora chiaro. “Abbiamo convocato una commissione congiunta di Croce Rossa internazionale, parlamento, Governo e rappresentanti delle Nazioni unite per sentire i reclami avanzati dai leader della protesta – ha riferito il capo delle guardie – ma quello di cui sono sicuro è che non si è trattato di uno sciopero integrale della fame: i circa 200 ribelli si sono asserragliati al secondo piano e avevano già dai giorni precedenti accumulato scorte che hanno permesso loro di sopravvivere”. Una versione totalmente diversa da quella raccolta da PeaceReporter. “Sui 40 con le bocche cucite, vi posso assicurare – ha detto Asmat ai giornalisti – che vi sono stati costretti dagli 80 che hanno deciso di indire questo sciopero della fame, così come vi posso dire che circa 140 degli oltre 200 partecipanti si trovavano in quel braccio per altri crimini, e hanno aderito alla protesta perché vi sono stati costretti da quegli 80 leader di cu vi dicevo, che hanno organizzato l'intera iniziativa”. Un caso poco chiaro, che non mancherà di istigare nuove polemiche.
 

Gianluca Ursini

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