26/10/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Governo e ribelli del Milf riprendono i colloqui di pace
Dopo un anno di crisi negoziale e di minacce di ripresa del conflitto armato, è stata ufficialmente annunciata la ripresa dei colloqui di pace tra il governo filippino e la guerriglia del Fronte Islamico di Liberazione dei Moro (Milf) che da trent’anni combatte per l’indipendenza delle province musulmane filippine.
 
In rosso i territori dei MoroIl ‘domicio ancestrale’. Le trattative, che dal 2001 si svolgono con al mediazione del governo della Malesia, non hanno mai portato a nessun accordo, salvo un cessate il fuoco violato decine e decine di volte. Dopo anni di frustranti e inutili incontri, nel settembre 2006 era arrivata la rottura negoziale. A causarla era stata l’impossibilità di trovare un accordo su un punto nodale dei colloqui: l’estensione geografica del cosiddetto ‘dominio ancestrale’ del popolo Moro, ovvero dei territori di cui il Milf rivendica il diritto all’autodeterminazione. Secondo i ribelli, le terre dei Moro comprendono tutta la regione di Mindanao, le isole dell’arcipelago di Sulu (Basilan, Jolo e Tawi-Tawi) e quelle dell’arcipelago di Palawan. Il governo è invece disposto a trattare solo sulle regioni già formalmente autonome da Manila, ovvero un pezzo di Mindanao e Sulu. Ora, evidentemente, una delle due parti ha fatto qualche concessione che ha permesso di sbloccare il problema. Non è stato reso noto chi e cosa abbia ceduto. La nota congiunta dei negoziatori delle due parti, Rodolfo Garcia del governo e Mohagher Iqbal dei ribelli, si limita a esprimere “profonda soddisfazione per la soluzione delle maggiori questioni che ostavano al superamento dell’empasse del settembre 2006 sul dominio ancestrale”.
 
Guerriglieri del MilfUn anno sul filo del rasoio. La ripresa dei negoziati, prevista per metà novembre in Malesia o in Libia, pone fine a mesi di altissima tensione, durante i quali il conflitto armato è stato più volte sul punto di riesplodere.
Solo pochi giorni fa, il portavoce del Milf, Eid Kabalu, aveva detto: “Le ostilità potrebbero riprendere se i colloqui di pace falliscono: non possiamo negoziare per l’eternità”. Il nervosismo nelle fila dei ribelli, ma anche in quelle dell’esercito, è aumentato soprattutto dopo i gravi fatti del 10 luglio scorso, quando i marines filippini impegnati a cercare il nascondiglio di padre Giancarlo Bossi hanno invaso il territorio del Milf ad Al Barka, Basilan, scatenando una battaglia terminata con l’uccisione di 14 soldati: dieci di questi, erano poi stati decapitati, non dal Milf ma dai banditi di Abu Sayyaf. Secondo numerose e variegate testimonianze raccolte in loco da PeaceReporter nelle scorse settimane, dietro la sanguinosa azione di Abu Sayyaf (così come dietro al rapimento di padre Bossi) ci sarebbe un potente politico locale molto vicino al governo che avrebbe agito allo scopo di screditare il Milf e sabotare definitivamente i negoziati di pace. Un disegno che, oggi come oggi, appare fortunatamente fallito.
 

Enrico Piovesana

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