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Il ‘domicio
ancestrale’. Le trattative, che dal 2001 si svolgono con al mediazione del
governo della Malesia, non hanno mai portato a nessun accordo, salvo un cessate
il fuoco violato decine e decine di volte. Dopo anni di frustranti e inutili
incontri, nel settembre 2006 era arrivata la rottura negoziale. A causarla era
stata l’impossibilità di trovare un accordo su un punto nodale dei colloqui: l’estensione
geografica del cosiddetto ‘dominio ancestrale’ del popolo Moro, ovvero dei
territori di cui il Milf rivendica il diritto all’autodeterminazione. Secondo
i
ribelli, le terre dei Moro comprendono tutta la regione di Mindanao, le isole
dell’arcipelago di Sulu (Basilan, Jolo e Tawi-Tawi) e quelle dell’arcipelago di
Palawan. Il governo è invece disposto a trattare solo sulle regioni già
formalmente autonome da Manila, ovvero un pezzo di Mindanao e Sulu. Ora, evidentemente,
una delle due parti ha fatto qualche concessione che ha permesso di sbloccare
il problema. Non è stato reso noto chi e cosa abbia ceduto. La nota congiunta
dei negoziatori delle due parti, Rodolfo Garcia del governo e Mohagher Iqbal
dei ribelli, si limita a esprimere “profonda soddisfazione per la soluzione delle
maggiori questioni che ostavano al superamento dell’empasse del settembre 2006
sul dominio ancestrale”.
Un anno sul filo del
rasoio. La ripresa dei negoziati, prevista per metà novembre in Malesia o
in Libia, pone fine a mesi di altissima tensione, durante i quali il conflitto
armato è stato più volte sul punto di riesplodere. Enrico Piovesana
Parole chiave: filippine, mindanao, Fronte Islamico di Liberazione dei Moro, Milf, Abu Sayyaf, Padre Bossi