George Bush attacca l'amministrazione cubana e invita il popolo a costruire il proprio futuro democratico. Intanto promette di investire milioni di dollari nell'isola. Ma solo dopo la fine dei Castro
Da Washington il presidente degli Stati Uniti, George W. Bush, attacca a tutto
campo l'amministrazione cubana e suggerisce al popolo dell'isola di iniziare la
mobilitazione per un cambio “democratico e pacifico”. E' la prima volta che il
leader americano dedica tutto un discorso alla situazione cubana. Nel frattempo
promette denaro ai dissidenti e connessioni internet al popolo. Solo quando, però,
i Castro non saranno più al potere.
Immediate le reazioni. Il discorso pronunciato da Bush davanti a un nutrito gruppo di diplomatici europei,
fra loro anche l'ambasciatore spagnolo, ha avuto toni molto forti. “Il giorno
in cui il popolo cubano potrà decidere il suo futuro sta arrivando” ha detto il
presidente, che ha aggiunto, rivolgendosi ai diplomatici presenti: “Non accetterò
di dialogare con un governo tiranno solo con la scusa della stabilità sociale
e non parteciperemo a nessuna iniziativa che pretenda dare ossigeno a questo regime”.
E non è un caso che il discorso sia stato così forte. Pur non citando la Spagna,
colpevole di intrattenere ottime relazioni con Cuba, Bush ha suggerito di continuare
con la “linea dura”, che in Europa è patrocinata da Polonia, Repubblica Ceca e
Ungheria.
Immediate le reazioni dall'Havana, dove il cancelliere Felipe Perez Roque ha
rigettato il discorso del presidente Bush definendolo come una chiamata “alla
violenza e all'uso della forza”. Deve essere ricordato che dopo il ricovero di
Castro e il susseguente passaggio dei poteri al fratello Raul, vicepresidente
e capo delle forze armate, Bush aveva rifiutato la proposta cubana di apertura
dei negoziati per porre fine alla crisi che vede i due paesi protagonisti da oltre
40 anni.
Soldi ai dissidenti. “Quelli che oggi sono considerati dissidenti saranno i dirigenti del futuro”
ha detto Bush riferendosi ai gruppi che si definiscono democratici e che nella
maggioranza dei casi sono di stanza a Miami. “Questo è il momento di dare sostegno
al movimento democratico che sta nascendo nell'isola. E' giunta l'ora di stare
a fianco del popolo cubano che chiede libertà e democrazia”. E per stare a fianco
del popolo dell'isola, Bush ha fatto sapere di aver dato mandato ai suoi collaboratori,
soprattutto al segretario di Stato Condoleeza Rice e al segretario del Commercio
Carlos Gutierrez (di chiare origini cubane), di studiare il modo per coordinare
con altri paesi un fondo di aiuti economici destinato a Cuba solo dopo la caduta
dell'attuale regime.
E oltre ai soldi Bush ha promesso al popolo cubano computers e connessioni internet
in modo da avvicinare la popolazione al processo di rinnovamento tecnologico che
ha investito tutti i paesi del mondo.
Inoltre, sapendo che il suo discorso sarebbe stato trasmesso da alcune emittenti
televisive e radiofoniche che fanno capo al dipartimento di Stato Usa, Bush si
è rivolto direttamente ai cittadini cubani e ai militari dell'esercito di Castro
ricordando loro che il “paradiso socialista da loro sperato si è convertito nel
gulag tropicale”.
Borse di studio. A tutti gli effetti Bush non ha chiesto ai cubani di ribellarsi e impugnare
le armi però ha insistito molto sul fatto che i cittadini dell'isola “hanno il
potere di ccambiare le cose e modellare il proprio destino”. Certo, Bush ha chiesto anche al Congresso di continuare a mantenere il blocco
economico contro Cuba. E, oltre alla promessa di un cospicuo fondo di denaro da investire nell'isola
nel dopo- Castro ha proposto di finanziare con borse di studio i ragazzi cubani
che desidereranno studiare negli Usa.
Ma ormai la credibilità statunitense nell'area latinoamericana è ai minimi storici.
Sono molti i paesi che rifiutano le politiche commerciali e sociali Usa, in primo
luogo Bolivia e Venezuela, e secondo alcuni esperti il discorso del presidente
americano potrebbe addirittura essere controproducente.
Inoltre, c'è il serio dubbio che Bush abbia parlato di Cuba per far vedere alla
forte comunità caraibica presente negli Usa che il suo governo sta facendo qualcosa
di importante per arrivare a raggiungere una transizione politica nell'isola.