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Il Cremlino ha avviato una campagna diplomatica per limitare le attività degli
osservatori internazionali a poco più di un mese dalle elezioni parlamentari,
previste il 2 dicembre prossimo. In aggiunta, Putin ha deciso di congelare i prezzi
dei generi alimentari, apparentemente con l'intento di contrastare l'inflazione,
in realtà per raffreddare il malcontento popolare nel surriscaldato clima pre-elettorale.
Secondo le voci che ormai da settimane circolano nei corridoi dell'Osce (l'Organizzazione
europea per la Sicurezza e la Cooperazione), riprese dal New York Times e da altre
testate internazionali, l'obiettivo di Mosca è quello di ridurre l'entità degli
osservatori, da alcune centinaia a poche decine, oltre al divieto di pubblicare
rapporti nei giorni immediatamente successivi alle elezioni. Gli analisti leggono
tale gesto come uno degli ultimi tentativi del Cremlino di rinegoziare gli standard
di governance e di cooperazione internazionale fissati dopo il crollo dell'Unione
sovietica.
Pressioni diplomatiche. Ancora non è chiaro come Mosca possa forzare la mano dell'organizzazione, composta
da 55 Paesi. Perchè le sue deliberazioni vengano approvate, l'Osce ha infatti
bisogno dell'unanimità di tutti gli Stati membri. La proposta del Cremlino è stata
sottoscritta da altre sei repubbliche ex-sovietiche: Armenia, Bielorussia, Kazakistan,
Kirghizistan, Tagikistan e Uzbekistan. La pressione di Mosca potrebbe farsi sentire
al prossimo incontro dei ministri degli Esteri dell'Osce, in programma a Madrid
il 28 e 29 novembre prossimi. In quella sede, l'azione di lobbying sarebbe finalizzata
a ottenere concessioni da alcuni Paesi per indebolire le attività degli osservatori.
Ma Mosca può anche agire unilateralmente, e fissare d'imperio le condizioni che
dovrebbero disciplinare entità e attività della missione Osce. Nelle scorse elezioni
per il rinnovo della Duma nel 2003, Mosca invitò gli osservatori tre mesi prima.
Quest'anno, a poco più di un mese, l'invito non è ancora arrivato a Vienna, sede
dell'organismo. Christian Strohal, il diplomatico austriaco a capo dell'Osce,
ha descritto la mossa del Cremlino come un "tentativo per ridefinire, o meglio,
destrutturare, 10 anni di attività di uno degli organismi di controllo elettorale
più credibili". Non è stato trovato l'accordo neppure per l'invio di un ristretto
gruppo di osservatori per definire la natura e la dimensione della missione.
Il successore? Viktor Zubkov. La scelta di bloccare i prezzi dei generi alimentari segue le recenti proteste
dei consumatori, che si sono visti raddoppiare in un anno il prezzo di generi
come pane, olio, uova, latte. All'origine dei rincari, secondo il Primo ministro
Zubkov, ci sarebbe una lunga catena di speculatori, che, nonostante i raccolti
record per l'agricoltura, preferiscono prodotti d'importazione per ritagliarsi
fette più ampie di guadagno. Oltre a questi, c'è un racket dei mercati, composto
da 'cartelli' di produttori che fissano i prezzi in forma autonoma. Ci sono poi
i burocrati, che anche loro rivendicano la loro quota di guadagni. L'inflazione
minaccia di tornare sopra il 10 per cento su base annua, e il malumore è sempre
più strisciante. Da qui, la decisione. Frenare la perdita del potere d'acquisto,
ma frenare soprattutto il malcontento delle classi popolari a ridosso del 2 dicembre
e del 2 marzo 2008, data delle elezioni presidenziali. Misure demagogiche, per
ora, in attesa di conoscere il nome del candidato che Putin, salvo emendamenti
costituzionali che potrebbero consentirgli di correre per un terzo mandato, appoggerà
una volta iniziata la campagna. Il mese scorso, Putin ha indicato proprio in Viktor
Zubkov uno dei sei probabili candidati alla presidenza.
Luca Galassi