Nei giorni scorsi si è molto discusso dell'attività dei contractors statunitensi
in Iraq, molti dei quali sono impegnati - come gli uomini della Blackwater - nella
sicurezza. Il Dipartimento di Stato Usa, però, impiega i contractors anche in
altri ambiti, ad esempio quello di formare le forze di polizia irachene, un compito
indispensabile per qualunque ipotesi di gestione futura della sicurezza nel paese.
Scanner mai utilizzati. Ieri l'organismo di controllo del governo statunitense, il Diplomatic Security
Bureau, ha rivelato che il Dipartimento di Stato non è in grado di documentare
come sia stato speso il miliardo di dollari pagato alla compagnia privata Dyn
Corp International per addestrare la polizia irachena. L'ufficio dell'ispettore
generale per la ricostruzione, Sigir, ha dovuto sospendere il contratto con la
Dyn Corp per l'inaffidabilità della loro contabilità. I revisori del Congresso
hanno trovato conti in disordine, pagamenti duplicati e acquisti per 1,8 milioni
di dollari di scanner a raggi X che pare non siano mai stati utilizzati. Per non
parlare dei 387 mila dollari che figurano come spese per gli alberghi dei dipendenti.
In serata, il responsabile del Diplomatic Security Bureau, Richard J. Griffin,
si è dimesso improvvisamente dal suo incarico. Negli ultimi giorni, sull'ufficio
erano piovute pesanti critiche per la disastrosa gestione dell'
affaire contractors.
La parte del leone. Negli ultimi quattro anni le spese del dipartimento di Stato per finanziare
gli interventi delle società private di sicurezza al fianco delle forze armate
statunitensi sono passate da uno a 4 miliardi all’anno: a fronte di questo ingente
aumento nella spesa, il ministero ha incaricato solo pochissimi nuovi ufficiali
di monitorare sull’operato degli appaltatori. Col tempo, l'utilizzo dei contractors
si è esteso ben oltre le aspettative dei militari. Una traiettoria fortunata, da
quando, 12 anni fa, l'esercito ha cominciato a fare uso di guardie di sicurezza
private per proteggere i diplomatici di Haiti. Un'agenzia del Dipartimento di
Stato, il Bureau of International Narcotics and Law Enforcement Affairs, ha siglato
contratti per 2,2 miliardi di dollari per addestrare la polizia e combattere lo
spaccio di stupefacenti in Iraq, Afghanistan, America Latina e altrove. Il 99
per cento di questi soldi sono finiti nelle tasche della Dyn Corp.
L'ascesa. La storia di questa piccola compagnia di sicurezza aerea del Texas inizia nel
'94, quando ricevette l'incarico di gestire i voli degli agenti anti-narcotici
nell'America Latina. Colpiti dalla loro 'efficienza', i vertici militari Usa,
negli anni successivi, siglarono contratti con la Dyn Corp per addestrare le forze
di sicurezza e proteggere i diplomatici Usa in Kosovo e Bosnia. Dopo l'invasione
dell'Afghanistan, i contratti salirono fino a 400 milioni di dollari l'anno. Nuove
opportunità si aprirono con l'Iraq. Questa volta per la Blackwater, che ottenne
27 milioni di dollari per proteggere Paul Bremer III, allora 'amministratore'
dell'occupazione. Un anno dopo, il contratto crebbe a 100 milioni di dollari.
La Blackwater fornisce oggi 845 dei 1.100 contractor privati in Iraq, e il suo
contratto vale 1,2 miliardi di dollari. E' di ieri la notizia che il governo iracheno
ha deciso di revocare formalmente l'immunità agli agenti della compagnia, dopo
che lo scorso 16 settembre alcuni di loro uccisero 17 civili iracheni a Baghdad.
In aggiunta ai problemi di carattere fiscale o legale legati alle compagnie di
sicurezza, il Comando dell'esercito Usa non ha idea di che fine abbiano fatto
alcune decine di migliaia di armi di piccolo calibro, destinate in teoria alle
forze di sicurezza irachene. Ora si teme che possano essere finite nelle mani
dei ribelli.
Armi sparite. Tra il 2003 e la fine del 2006 l'esercito Usa ha spedito in Iraq 125mila pistole
semiautomatiche Glock. Nel 2006 uno studio ha calcolato che almeno 13mila erano
scomparse. Alcuni mesi dopo, una commissione del Congresso Usa ha stabilito che
le armi leggere scomparse in Iraq sono state almeno almeno 190 mila, 80 mila delle
quali erano Glock. Secondo Stuart Bowen, ispettore generale per la ricostruzione
irachena, delle 370 mila pistole e fucili destinati alla sicurezza irachena meno
del 3 percento si sa dove siano finite. Il motivo, a quanto pare, è che l'esercito
ha consegnato le armi senza registrare i numeri di serie e senza rilasciare ricevute.
Le armi potrebbero essere finite sul mercato nero anche per i problemi delle forze
dell'ordine irachene, che come è noto sono state pesantemente infiltrate dalle
milizie, soprattutto quelle sciite. Dall'istituzione della polizia irachena divese
unità sono state dichiarate inaffidabili e sciolte, cosa che ha fatto scomparire
uomini e armi nell'universo grigio delle milizie. Alcune delle Glock sono state
trovate nelle mani dei ribelli curdi del Pkk, si dice anche che quella pistola
sia diventata anche l'arma ufficiale dell'Esercito Islamico in Iraq, la milizia
sunnita che controlla l'ovest del Paese.
Luca Galassi
Naoki Tomasini