28/10/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Al voto il sultanato del Golfo Persico, tra boom economico e riforme
Il 27 ottobre prossimo, quasi 400mila cittadini dell'Oman aventi diritto al voto si recheranno alle urne. Non è la prima volta, ma una campagna elettorale così libera e un tale fermento elettorale non si erano mai visti nel paese che mantiene una delle posizioni più strategiche del Golfo Persico.

Tutti alle urne. Sono 84 i nuovi seggi in palio per la Majlis Shura, l'organismo consultivo del paese. I candidati sono 632, e le autorità (questo si per la prima volta) hanno lasciato loro totale libertà nella campagna per il voto, con una serie di incontri tra elettori e aspiranti eletti che non ha precedenti nel paese. Le autorità hanno predisposto 102 seggi in patria e hanno allestito 11 seggi in altrettante ambasciate all'estero.
Il sultanato dell'Oman, nelle mani del padre padrone Qaboos bin Said, al potere dal 1970, continua così la sua strada sulla via della partecipazione popolare, inaugurata con l'introduzione del diritto di voto per le donne e del diritto di candidarsi per tutti. Le prime consultazioni per la Majlis si erano tenute nel 2003, ma l'astensione fu alta. Si candidarono 15 donne, e due vennero elette.
Questa volta dovrebbe andare meglio.

il sultano qaboosDemocrazia autarchica. Il sultano, negli anni Novanta, è stato il primo monarca assoluto della regione ad avviare una serie di riforme in senso partecipativo. Nel 1996 emanò un decreto che normava la successione al trono, istituendo in un secondo momento un'assemblea bicamerale con limitati poteri legislativi, e la figura del Primo Ministro e portando a una prima concessioni di diritti civili ai cittadini. Le prime consultazioni si tenevano però con un elettorato molto limitato, ma nel 2003 è stato introdotto il suffragio universale per tutti i cittadini che avessero compiuto 21 anni.
Nonostante il sultano tenga le redini del potere comunque in modo assoluto, gode di un largo consenso tra la popolazione, in virtù di uno sviluppo economico lento ma costante.
In particolare, per sdoganarsi dal mercato degli idrocarburi, dei quali è un'importante stazione di smistaggio, la monarchia ha investito molto nel turismo di elite, con ottimi risultati. Il governo ha deciso di destinare una parte consistente della sua ricchezza al miglioramento della qualità dell'ambiente attraverso progetti di forestazione e di ripopolamento faunistico del deserto,con la creazione di riserve di animali in via di estinzione .
Nel 2001, l'Oman ha concesso l'utilizzo delle basi all'aviazione Usa che andava a bombardare l'Afghanistan. La tensione creata nell'opinione pubblica ha spinto il sultano a ritirare il permesso, ma restando comunque nell'orbita dei paesi 'amici' dell'Occidente.
L'Oman insomma, nel quadro attuale della regione, pare un'isola felice, che ha trovato la sua strada per la democrazia senza aiuti esterni.

Christian Elia

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