Il 27
ottobre prossimo, quasi 400mila cittadini dell'Oman aventi diritto al
voto si recheranno alle urne. Non è la prima volta, ma una
campagna elettorale così libera e un tale fermento elettorale
non si erano mai visti nel paese che mantiene una delle posizioni più
strategiche del Golfo Persico.
Tutti
alle urne. Sono 84 i nuovi seggi in palio per la
Majlis Shura,
l'organismo consultivo del paese. I candidati sono 632, e le autorità
(questo si per la prima volta) hanno lasciato loro totale libertà
nella campagna per il voto, con una serie di incontri tra elettori e
aspiranti eletti che non ha precedenti nel paese. Le autorità
hanno predisposto 102 seggi in patria e hanno allestito 11 seggi in
altrettante ambasciate all'estero.
Il
sultanato dell'Oman, nelle mani del padre padrone Qaboos bin Said, al
potere dal 1970, continua così la sua strada sulla via della
partecipazione popolare, inaugurata con l'introduzione del diritto di
voto per le donne e del diritto di candidarsi per tutti. Le prime
consultazioni per la Majlis si erano tenute nel 2003, ma l'astensione
fu alta. Si candidarono 15 donne, e due vennero elette.
Questa
volta dovrebbe andare meglio.
Democrazia autarchica.
Il sultano, negli anni Novanta, è stato il primo monarca
assoluto della regione ad avviare una serie di riforme in senso
partecipativo. Nel 1996 emanò un decreto che normava la
successione al trono, istituendo in un secondo momento un'assemblea
bicamerale con limitati poteri legislativi, e la figura del Primo
Ministro e portando a una prima concessioni di diritti civili ai
cittadini. Le prime consultazioni si tenevano però con un
elettorato molto limitato, ma nel 2003 è stato introdotto il
suffragio universale per tutti i cittadini che avessero compiuto 21
anni.
Nonostante il sultano tenga le redini
del potere comunque in modo assoluto, gode di un largo consenso tra
la popolazione, in virtù di uno sviluppo economico lento ma
costante.
In particolare, per sdoganarsi dal
mercato degli idrocarburi, dei quali è un'importante stazione
di smistaggio, la monarchia ha investito molto nel turismo di elite,
con ottimi risultati. Il governo ha deciso di destinare una parte
consistente della sua ricchezza al miglioramento della qualità
dell'ambiente attraverso progetti di forestazione e di ripopolamento
faunistico del deserto,con la creazione di riserve di animali in via
di estinzione .
Nel 2001, l'Oman ha concesso l'utilizzo
delle basi all'aviazione Usa che andava a bombardare l'Afghanistan.
La tensione creata nell'opinione pubblica ha spinto il sultano a
ritirare il permesso, ma restando comunque nell'orbita dei paesi
'amici' dell'Occidente.
L'Oman insomma, nel quadro attuale
della regione, pare un'isola felice, che ha trovato la sua strada per
la democrazia senza aiuti esterni.