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Pinheiro Chi? Pinheiro dovrà svolgere una missione di ''inchiesta'' nel Paese. Dovrebbe poter
visitare i detenuti politici e parlare con tutti i rappresentanti delle opposizioni.
Lo scopo: verificare le violazioni dei diritti umani perpetrati dai dittatori
in quei giorni di repressione, tra il 26 e il 30 settembre. Un funzionario la
cui considerazione all'interno della sua organizzazione aiuta a capire quanta
importanza negli anni passati le Nazioni unite abbiano dedicato al tema. PeaceReporter ha provato a contattare diverse volte in Ginevra la sede del Consiglio Onu per
i diritti umani, dove pressocché nessuno era al corrente dell'esistenza del delegato
per Myanmar. “Pinheiro Chi? Come compita questo nome scusi?" o ancora:"Ma è sicuro
che faccia parte dell'organigramma delle Nazioni unite? Ah, al Consiglio dei diritti
umani.. guardi a me non risulta, è sicuro che non sia magari del Consiglio europeo
dei diritti umani? Dice proprio Nazioni unite? Qui a Ginevra non l'abbiamo sentito
nominare spesso, mi faccia controllare..” In effetti Pinheiro per quattro anni
ha avuto pochi impegni: fare anticamera in attesa che i militari lo facessero
entrare.
E l'Italia? Pensa a Mastella “Una mozione deludente, verrebbe da non firmarla..”; al telefono con PeaceReporter si sfoga Tana De Zulueta, deputata italiana per i Verdi e una delle tre firmatarie
di mozioni parlamentari perché Roma agisca con sanzioni commerciali avverso Myanmar.
“Due settimane fa il governo era venuto in aula a riferire, sembrava che si decidesse
ad azioni coerenti, invece la risoluzione che ci apprestiamo a votare adesso mi
sembra molto..generica. Non ha nessuna chiara indicazione di sanzioni commerciali”
riferisce sconsolata a PeaceReporter la deputata, ex inviata dell'Economist in Italia. Intervistata due settimane prima, era molto più speranzosa: “Il vero
nodo è la Cina - diceva De Zulueta il 12 ottobre - e noi come paesi europei possiamo
essere efficaci nel fare pressione verso il regime cinese, che ci tiene a fare
bella figura in vista delle olimpiadi di Pechino '08. Ma anche i singoli governi
devono essere coerenti con il loro ascolto delle ragioni dell'opposizione democratica
birmana e del loro conseguente sostegno. Se penso all'Italia, penso all'azienda
Saipem di Eni. Sappiamo tutti che Eni è partecipata dal ministero del Tesoro italiano,
e sappiamo tutti che Saipem ha partecipato alla costruzione di un gasdotto per
portare in Thailandia il gas di Rangun. Non credo che finora l'azionista statale
sia stato molto vigile nei confronti di queste situazioni, ma ora noi parlamentari
manterremo tutta l'attenzione possibile su queste vicende..” Chissà la delusione
della deputata in questi giorni, quando la questione birmana è stata derubricata
a dibattito secondario “Sa, purtroppo il Governo soprattutto in Senato, sta rischiando
molto per questa vicenda di Mastella...”Gianluca Ursini
Parole chiave: Ibrahim Gambari, Paulo Pinheiro, Consiglio Onu per i diritti umani, Ban Ki Mun, Tana De Zulueta, Mastella, Ursini