Uribe attacca l'opinionista colombiano più importante del paese perché ha osato incolparlo di connessione con i paras
Scritto per noi da
Simone Bruno
Quando Daniel Coronell si è svegliato la mattina in cui doveva ricevere il premio Simone Bolivar come
miglior opinionista Colombiano dell’anno, forse pensava a cosa indossare per la
cerimonia, magari si illudeva che i giorni in cui era dovuto scappare dal paese
fossero ormai lontani. Certamente non si immaginava che lo aspettasse, invece,
un dibattito selvaggio di più di un’ora con il presidente della repubblica Álvaro
Uribe Vélez.
Il più amato. Daniel è un giornalista vecchio stampo con il gusto per l’investigazione, cosa
che si respira nei suoi articoli, il gusto per smascherare la corruzione e i comportamenti
immorali di chi ricopre incarichi pubblici o di chi naviga nel mondo degli affari.
Le sue indagini sono frutto di un lavoro di squadra, con la quale manteneva contatti
continui anche durante il periodo in cui ha dovuto lasciare il paese. Daniel è
probabilmente il giornalista più influente e letto oggi nel paese. Spesso il dibattito
nazionale ruota attorno ai suoi articoli.
È stato lui il primo che ha raccontato ai colombiani, e al mondo, della presenza
di alcuni ex ufficiali dell’esercito Israeliano, come Yair Klein, tra le fila
dell’allora Cartello di Medellin. Il loro ruolo era quelli di addestrare un gruppo
di sicari che poi nel tempo si sarebbero trasformati nell’esercito paramilitare
più spietato e sanguinario del continente.
È sempre stato lui, nel 2002, il primo a parlare di un elicottero del padre dell’attuale
presidente rinvenuto in una delle “cucine di coca” più grandi mai scoperte.
Notizie che hanno fatto il giro del mondo e gli sono costate piuttosto care.
Il libro. L’ultimo editoriale di Daniel si riferisce ad un libro scritto da Virginia Vallejo:
“Amando a Pablo, odiando a Escobar”. Virginia è stata una famosa presentatrice
televisiva degli anni ’80, ma la si ricorda molto di più per essere stata l’ amante
di Pablo Escobar.Nel libro la ex presentatrice parla della relazione tra il capo del Cartello di Medellin e l’attuale presidente
della repubblica, che al tempo era direttore dell’aereonautica civile.
Il testo ha scatenato le funeste ire presidenziali contro Gonzalo Guillen, inviato
della versione in Spagnolo del New Herald. Il presidente lo ha accusato di essere
stato il “ghost writer” del libro. Guillen che aveva già ricevuto minacce di morte
in Maggio e viveva sotto scorta, ha negato le accuse senza fondamento del presidente
ma ha comunque deciso di lasciare il paese per la sua sicurezza. La
Fundación
por la libertad de prensa ha confermato che il giornalista ha lasciato il paese
per l’ aggravarsi della situazione a causa delle accuse del presidente.
L’editoriale tornava sull’argomento specificando che esistono prove
della relazione tra l’attuale presidente e il più grande narcotrafficante del
mondo, che vanno ben oltre quanto riportato nel libro di Virgini Vallejo.
Daniel spulciando i suoi archivi ha ripescato un articolo pubblicato nel 1983
dal giornale di Medellin “El Mundo” dove si afferma che l’attuale presidente aveva
avuto in prestito un elicottero del narcotrafficante per andare sul luogo dove
suo padre e suo fratello avevano subito un attentato.
L’ira furente del presidente, mai placata, questa volta si è diretta con Daniel
Coronell.
Durante una intervista a RCN radio il presidente ha chiesto di fare un pubblico
dibattito con Daniel, i giornalisti li hanno messi in comunicazione e il paese
ha dovuto assistere a un degradante spettacolo di 80 minuti in cui il presidente
della Repubblica insultava il miglior giornalista del paese senza rispondere alle
sue domande. “Un dialogo tra sordi” lo ha definito Daniel durante il dibattito.
Il presidente si è invece spinto ben oltre: “Chi, come lei, è debole, suole scambiare
il temperamento con la collera e io ho un temperamento molto forte”. Questa una
delle tante frasi che ha dovuto digerire Daniel Coronell. Il commento è stato
accompagnato da altri insulti come “miserabile” ripetuto piuttosto frequentemente
o da: “la unica cosa che fa lei è nascondersi dietro i suoi privilegi da giornalista
per ferirmi con delle menzogne. Abbandoni questo cinismo dietro la sua, tra parentesi,
etica professionale..”.
Minacce. Oltre gli attacchi personali Daniel, da poco rientrato nel paese, dopo averlo
lasciato in fretta e furia a causa di serie minacce alla sua vita e a quella della
sua famiglia, ha dovuto ascoltare il presidente in diretta dichiarare che “è scappato
per codardia dato che godeva di tutta la protezione possibile”.Daniel ha risposto
che dopo "litigi pubblici con lei, come questo, generalmente
arrivano le minacce, come già mi è successo nel 2002”.O, come accadde nel 2005,
quando le minacce arrivarono fino a colpire la famiglia
di Daniel Coronell, minacce che Daniel e il suo staff hanno rintracciato e che
provenivano da un personaggio piuttosto vicino al presidente e alla sua famiglia, come il giornalista
ci ha raccontato i un recente intervista.“ Quella stessa settimana ho ricevuto
la chiamata più terrificante di tutte. Un
uomo dall’altra parte del telefono mi ha raccontato che mi figlia era arrivata
a scuola alle 7.30 con mia moglie e due guardie del corpo. “Quei due sono solo
uno scherzo per noi - ha continuato il tipo - te ne dovevi andare figlio di puttana
e visto che non lo hai fatto te le rimandiamo fatte a pezzi.”.Mi hanno descritto
nei minimi dettagli come era vestita mia figlia. Perfino il
fermaglio bianco nei capelli.A quel punto avevo già chiesto aiuto alle autorità
e in teoria potevano rintracciare
tutte le chiamate. Non ci riuscirono.Qualche giorno dopo è arrivata una email
all’avvocato della nostra compagnia
che è anche un opinionista dell’ Espectador. Nell’ email c’era scritto: “vedrai
quello che gli succede a Coronell questa settimana o la prossima”.Con l’aiuto
di un informatico che lavorava con noi abbiamo cominciato a rintracciare
l’email. Tutto per conto nostro, senza l’aiuto delle autorità. L’indirizzo IP
del computer originario era mascherato, però con un programma di email tracker
e di network scan, tutti molto semplici che si scaricano da internet, abbiamo
seguito per 4 giorni il falso indirizzo IP fino a che la Domenica seguente alle
4 del pomeriggio in quel computer lì giù abbiamo ricevuto il bip che annunciava
che il computer di chi aveva mandato il messaggio di posta si era collegato.Il
computer apparteneva ad un ex parlamentare molto amico del presidente Uribe
e della sua famiglia, Il signor Carlos Náder Simmonds, che già aveva scontato
una pena di tre anni negli Stati Uniti negli anni 80 per narcotraffico. Ora anfitrione
di molti aristocratici Colombiani spesso ospiti della sua mansione in Spagna situato
poco lontana da quella del giocatore David Beckam.
Non capivo cosa poteva voler questo signore da me, dato che non lo avevo mai
visto in vita mia. Con l’aiuto della redazione abbiamo cominciato a raccogliere
informazioni su di lui.
Il Giovedì seguente avevo un amplio dossier su Carlos Náder e quindi ho deciso
di scrive un editoriale su Semana denunciandolo. Quello stesso giorno sono andato
a denunciarlo. Esiste un piccolo inciso nel codice penale Colombiano che mi ha
permesso di richiedere la perquisizione immediata di casa sua dato che Domenica
l’editoriale sarebbe stato pubblicato e avrebbe potuto distruggere le prove.
La polizia ha quindi trovato tutte le email nel suo computer con le quali mi
minacciava. Nonostante questo Caros Náder è ancora libero e si è difeso dicendo
che il suo computer era usato da molte persone tra cui anche i figli del presidente
Uribe.”
È estremamente irresponsabile da parte del presidente Uribe mettere alla berlina
pubblica giornalisti che non fanno altro che il loro lavoro. In Colombia questo
equivale a mettere in rischio la loro vita e quella delle loro famiglie.