26/10/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Uribe attacca l'opinionista colombiano più importante del paese perché ha osato incolparlo di connessione con i paras
Scritto per noi da 
Simone Bruno 
 
Quando Daniel Coronell si  è svegliato la mattina in cui doveva ricevere il premio Simone Bolivar come miglior opinionista Colombiano dell’anno, forse pensava a cosa indossare per la cerimonia, magari si illudeva che i giorni in cui era dovuto scappare dal paese fossero ormai lontani. Certamente non si immaginava che lo aspettasse, invece, un dibattito selvaggio di più di un’ora con il presidente della repubblica Álvaro Uribe Vélez.
 
Alvaro UribeIl più amato. Daniel è un giornalista vecchio stampo con il gusto per l’investigazione, cosa che si respira nei suoi articoli, il gusto per smascherare la corruzione e i comportamenti immorali di chi ricopre incarichi pubblici o di chi naviga nel mondo degli affari. Le sue indagini sono frutto di un lavoro di squadra, con la quale manteneva contatti continui anche durante il periodo in cui ha dovuto lasciare il paese. Daniel è probabilmente il giornalista più influente e letto oggi nel paese. Spesso il dibattito nazionale ruota attorno ai suoi articoli.
È stato lui il primo che ha raccontato ai colombiani, e al mondo, della presenza di alcuni ex ufficiali dell’esercito Israeliano, come Yair Klein, tra le fila dell’allora Cartello di Medellin. Il loro ruolo era quelli di addestrare un gruppo di sicari che poi nel tempo si sarebbero trasformati nell’esercito paramilitare più spietato e sanguinario del continente.
È sempre stato lui, nel 2002, il primo a parlare di un elicottero del padre dell’attuale presidente rinvenuto in una delle “cucine di coca” più grandi mai scoperte.
Notizie che hanno fatto il giro del mondo e gli sono costate piuttosto care.
 
Plaza Bolivar. Manifestanti con bandiera colombianaIl libro. L’ultimo editoriale di Daniel si riferisce ad un libro scritto da Virginia Vallejo: “Amando a Pablo, odiando a Escobar”. Virginia è stata una famosa presentatrice televisiva degli anni ’80, ma la si ricorda molto di più per essere stata l’ amante di Pablo Escobar.Nel libro la ex presentatrice  parla della relazione tra il capo del Cartello di Medellin e l’attuale presidente della repubblica, che al tempo era direttore dell’aereonautica civile.
Il testo ha scatenato le funeste ire presidenziali contro Gonzalo Guillen, inviato della versione in Spagnolo del New Herald. Il presidente lo ha accusato di essere stato il “ghost writer” del libro. Guillen che aveva già ricevuto minacce di morte in Maggio e viveva sotto scorta, ha negato le accuse senza fondamento del presidente ma ha comunque deciso di lasciare il paese per la sua sicurezza. La Fundación por la libertad de prensa ha confermato che il giornalista ha lasciato il paese per l’ aggravarsi della situazione a causa delle accuse del presidente.
L’editoriale tornava sull’argomento specificando che esistono prove della relazione tra l’attuale presidente e il più grande narcotrafficante del mondo, che vanno ben oltre quanto riportato nel libro di Virgini Vallejo.
Daniel spulciando i suoi archivi ha ripescato un articolo pubblicato nel 1983 dal giornale di Medellin “El Mundo” dove si afferma che l’attuale presidente aveva avuto in prestito un elicottero del narcotrafficante per andare sul luogo dove suo padre e suo fratello avevano subito un attentato.
L’ira furente del presidente, mai placata, questa volta si è diretta con Daniel Coronell.
Durante una intervista a RCN radio il presidente ha chiesto di fare un pubblico dibattito con Daniel, i giornalisti li hanno messi in comunicazione e il paese ha dovuto assistere a un degradante spettacolo di 80 minuti in cui il presidente della Repubblica insultava il miglior giornalista del paese senza rispondere alle sue domande. “Un dialogo tra sordi” lo ha definito Daniel durante il dibattito. Il presidente si è invece spinto ben oltre: “Chi, come lei, è debole, suole scambiare il temperamento con la collera e io ho un temperamento molto forte”. Questa una delle tante frasi che ha dovuto digerire Daniel Coronell. Il commento è stato accompagnato da altri insulti come “miserabile” ripetuto piuttosto frequentemente o da: “la unica cosa che fa lei è nascondersi dietro i suoi privilegi da giornalista per ferirmi con delle menzogne. Abbandoni questo cinismo dietro la sua, tra parentesi, etica professionale..”.
 
Guerriglieri dell'ElnMinacce. Oltre gli attacchi personali Daniel, da poco rientrato nel paese, dopo averlo lasciato in fretta e furia a causa di serie minacce alla sua vita e a quella della sua famiglia, ha dovuto ascoltare il presidente in diretta dichiarare che “è scappato per codardia dato che godeva di tutta la protezione possibile”.Daniel ha risposto che dopo "litigi pubblici con lei, come questo, generalmente arrivano le minacce, come già mi è successo nel 2002”.O, come accadde nel 2005, quando le minacce arrivarono fino a colpire la famiglia di Daniel Coronell, minacce che Daniel e il suo staff hanno rintracciato e che provenivano da un  personaggio piuttosto vicino al presidente e alla sua famiglia, come il giornalista ci ha raccontato i un recente intervista.“ Quella stessa settimana ho ricevuto la chiamata più terrificante di tutte. Un uomo dall’altra parte del telefono mi ha raccontato che mi figlia era arrivata a scuola alle 7.30 con mia moglie e due guardie del corpo. “Quei due sono solo uno scherzo per noi - ha continuato il tipo - te ne dovevi andare figlio di puttana e visto che non lo hai fatto te le rimandiamo fatte a pezzi.”.Mi hanno descritto nei minimi dettagli come era vestita mia figlia. Perfino il fermaglio bianco nei capelli.A quel punto avevo già chiesto aiuto alle autorità e in teoria potevano rintracciare tutte le chiamate. Non ci riuscirono.Qualche giorno dopo è arrivata una email all’avvocato della nostra compagnia che è anche un opinionista dell’ Espectador. Nell’ email c’era scritto: “vedrai quello che gli succede a Coronell questa settimana o la prossima”.Con l’aiuto di un informatico che lavorava con noi abbiamo cominciato a rintracciare l’email. Tutto per conto nostro, senza l’aiuto delle autorità. L’indirizzo IP del computer originario era mascherato, però con un programma di email tracker e di network scan, tutti molto semplici che si scaricano da internet, abbiamo seguito per 4 giorni il falso indirizzo IP fino a che la Domenica seguente alle 4 del pomeriggio in quel computer lì giù abbiamo ricevuto il bip che annunciava che il computer di chi aveva mandato il messaggio di posta si era collegato.Il computer apparteneva ad un ex parlamentare molto amico del presidente Uribe e della sua famiglia, Il signor Carlos Náder Simmonds, che già aveva scontato una pena di tre anni negli Stati Uniti negli anni 80 per narcotraffico. Ora anfitrione di molti aristocratici Colombiani spesso ospiti della sua mansione in Spagna situato poco lontana da quella del giocatore David Beckam.
Non capivo cosa poteva voler questo signore da me, dato che non lo avevo mai visto in vita mia. Con l’aiuto della redazione abbiamo cominciato a raccogliere informazioni su di lui.
Il Giovedì seguente avevo un amplio dossier su Carlos Náder e quindi ho deciso di scrive un editoriale su Semana denunciandolo. Quello stesso giorno sono andato a denunciarlo. Esiste un piccolo inciso nel codice penale Colombiano che mi ha permesso di richiedere la perquisizione immediata di casa sua dato che Domenica l’editoriale sarebbe stato pubblicato e avrebbe potuto distruggere le prove.
La polizia ha quindi trovato tutte le email nel suo computer con le quali mi minacciava. Nonostante questo Caros Náder è ancora libero e si è difeso dicendo che il suo computer era usato da molte persone tra cui anche i figli del presidente Uribe.”
È estremamente irresponsabile da parte del presidente Uribe mettere alla berlina pubblica giornalisti che non fanno altro che il loro lavoro. In Colombia questo equivale a mettere in rischio la loro vita e quella delle loro famiglie. 
Parole chiave: coronell, uribe, simone bruno
Categoria: Guerra, Politica
Luogo: Colombia