Sarà anche la società della libertà di espressione, ma trovare un modo per far
conoscere alla gente ciò che si pensa non è per niente facile. Bisogna passare
attraverso i filtri dei media, che selezionano le opinioni in base alla loro linea
editoriale. Si può provare aprendo un blog su Internet, a volte definita “l’autostrada
dell’informazione”, ma alla fine ti leggono solo quelli che la pensano come te.
C’è una soluzione per far arrivare le proprie idee a più persone possibile? In
California qualcuno sembra averla trovata: con cartone, vernice, nastro adesivo
e, sì, le autostrade. Ma quelle vere, dove ogni giorno transitano centinaia di
migliaia di veicoli. E milioni di potenziali lettori.
Lui è un uomo di 42 anni che vive vicino a Los Angeles e si fa chiamare Scarlet
Pimpernel, cioè Primula Rossa, o Freeway Blogger, dal nome del suo
sito Internet. In quattro anni ha creato 2.200 cartelloni e li ha esposti un po’ come fanno
gli amici degli sposi nei giorni prima del matrimonio: legandoli sui cavalcavia,
intorno agli alberi oltre al guard-rail, sui segnali stradali. Per l’esercito
di automobilisti che ogni giorno si riversa sulle
highway californiane, è impossibile non leggere questi messaggi. Che sono ben precisi:
ognuno di essi è contro l’amministrazione Bush.
Per capire il tipo: dopo l’interminabile telenovela della Florida e la vittoria
del candidato repubblicano alle elezioni del 2000 decretata dalla Corte Suprema,
Primula Rossa piazzò su un ponte la sua prima creazione: un cartello con scritto
“1776-2000 Riposa in pace”. Si riferiva alla democrazia. “Mio padre mi ha insegnato
che la democrazia c’è quando si contano i voti – spiega –. Ecco perché sotto quel
c
artellone ne misi un altro, che diceva ‘Avevamo un’opportunità per mostrare al
mondo cosa significa Democrazia, e l’abbiamo sprecata’”.
Con la guerra al terrorismo e l’intervento militare in Iraq, la fantasia del
Freeway Blogger ha avuto di che sbizzarrirsi. Sulle strade della California e
a volte anche dell’Arizona, si sono susseguiti abili giochi di parole come “Rumsfailed”
(Rumsfeld ha fallito), “Osama Bin Forgotten” (per la caccia allo sceicco saudita
finita nel dimenticatoio) e “Pantano compiuto” (dopo il “Missione compiuta” del
presidente il primo maggio 2003), ma anche accuse dirette tipo “Bush ha mentito”
e riflessioni come “I veri soldati stanno morendo nei loro fuoristrada, così che
voi possiate giocare a fare i soldati nei vostri”.
In alcuni casi, magari se sono sistemati in punti un po’ nascosti, i messaggi
di Primula Rossa rimangono al loro posto anche per delle settimane. Il più delle
volte, però, vengono tirati giù dopo poche ore dagli addetti del Caltrans – il
dipartimento ai Trasporti californiano che dopo una causa persa ha deciso di rimuovere
qualunque cartellone non autorizzato dalle strade – o da qualcuno che semplicemente
sostiene l’attuale presidente. “Sono stato colto sul fatto dalla polizia in quattro
occasioni – dice l’uomo –. Mi hanno solo chiesto di andarmene e io l’ho fatto.
Due volte sono stato fermato da uomini che non erano d’accordo. Ma non hanno insistito
troppo, anche perché sono parecchio robusto”.
Per portare avanti la sua missione, d’altronde, questa specie di ribelle del
libero pensiero non ha bisogno di troppo tempo. Arriva sul posto con il furgone
carico di cartelli e di tutto l’occorrente per appenderli. A volte si mette una
divisa arancione come quelle dei tecnici del Caltrans, per sembrare uno della
manutenzione e dare meno nell’occhio. Per spostarsi più velocemente sul luogo
del “delitto”, porta sempre con sé uno
skateboard. Fa quello che deve fare in neanche un minuto e poi riparte, con già in testa
il cartello che fabbricherà il giorno dopo.
Tra progettazione, creazione e spostamenti, quello di Primula Rossa è un vero
e proprio lavoro a tempo pieno. Non gli rende niente, anche se riesce a tirare
avanti grazie a un’eredità. Ma soprattutto è stato la causa principale della separazione
dalla moglie, che un anno fa gli diede un ultimatum: “O la famiglia o i cartelloni”.
Ora la figlia di due anni vive con la madre, nel nord della California.
Dietro tanta pa
ssione, si capisce, ci sono forti motivazioni. “Ho viaggiato molto e ho visto
abbastanza povertà per capire che ho soldi a sufficienza per vivere – spiega il
Freeway Blogger –, e questo mi rende quasi unico negli Stati Uniti, dove anche
i cittadini più ricchi sembrano non aver mai quanto vorrebbero”. A un certo punto
della sua vita, Primula Rossa si pose quindi una domanda: qual è la cosa più utile
che posso fare per alleviare la sofferenza degli uomini? Portare vestiti usati
a chi ne ha bisogno, pensò. Cominciò allora a raccogliere gratuitamente indumenti
e coperte, portandoli ai poveri degli altipiani messicani.
“In quattro anni ho rifatto quel viaggio 25 volte, trasportando tonnellate di
vestiti e aiutando circa diecimila persone”, racconta. “Più avanti, quando Bush
era ormai intenzionato ad attaccare l’Iraq, mi feci la stessa domanda di qualche
anno prima. E questa volta la risposta fu: cacciare Bush dalla Casa Bianca. Mi
venne l’idea dei cartelli, poi ho deciso di continuare su questa strada. Quando
Bush non sarà più presidente, tornerò ad aiutare i poveri”.
Quanto sarà efficace la sua campagna, però, difficilmente dipenderà dai cartelloni
legati sui cavalcavia della California. Il Golden State è tradizionalmente un
feudo democratico, e qui Bush non ha praticamente nessuna speranza di vincere.
Ma grazie al suo blog Primula Rossa è riuscito a spargere la voce, trovando altra
gente interessata a creare e appendere cartelli anti-Bush anche sulle strade degli
Stati in bilico tra i due candidati. Il 13 ottobre, così, ha indetto il Giorno
della libertà di espressione: “Finora hanno aderito persone di 120 città in 38
Stati, e chissà quante aderiranno nella settimana che manca. C’è una buona probabilità
che in quel giorno oltre mille persone mettano i loro cartelli e striscioni sulle
autostrade del Paese”, gongola il Freeway Blogger.
Con i sondaggi che danno ancora Bush per favorito, forse tutto ciò non basterà.
Se ne rende conto anche Primula Rossa. “Non posso prevedere che effetto avranno
i cartelli sulle elezioni – dice –, ma so una cosa: ho scoperto che anch’io ho
una voce in questa società, e non devo aspettare che giornali, radio o tv mi diano
spazio. Tutto quello di cui ho bisogno è del cartone e della vernice. Chiunque
lo può fare”.