06/11/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Intervista a Naser al-Shaer, ministro dell'Educazione di Hamas
scritto per noi da
Giorgia Baldi
 
Naser Al Shaer, uomo di punta di Hamas nelle relazioni diplomatiche con l’Occidente, era ministro dell’Educazione durante il governo di Hamas. Durante il suo mandato è stato arrestato dagli israeliani due volte, la seconda pochi giorni prima della presa di potere di Hamas a Gaza dove, si dice, sia stato imprigionato nella cella che la scorsa estate il “popolo eletto” avevano riservato a Nasrallah.
.
Dott. al-Shaer, cosa pensa della presa di potere di Hamas a Gaza e della conseguente divisione della Palestina in due stati?

Penso che la situazione ci sia sfuggita di mano. Molti sostenitori di Hamas hanno cominciato a pensare che ci fosse un piano contro il movimento, escogitato per far cadere il governo di Hamas eletto democraticamente. Non sono sicuro che davvero esista un piano internazionale per far cadere il governo ma è vero che Fatah ha cercato di ripulire il parlamento pianificando il nuovo ruolo di Abu Mazen. Il governo ha perso il controllo della sicurezza ed è
cominciato un periodo nero nella storia della Palestina: la feroce guerra fratricida. Il governo ha così pensato di risolvere il problema della sicurezza dal basso, dalla base, senza pensare che il problema è stato il risultato del boicottaggio imposto ai palestinesi: noi non siamo impazziti. Il problema doveva essere allora risolto a livello internazionale e non creando tensioni fra i palestinesi stessi, fra forze che hanno difeso e resistito contro l’occupazione e le nuove forze di sicurezza. Comunque, ora ci troviamo in questa situazione e dobbiamo pensare a come uscirne.

Lei pensa veramente che Fatah, Israele e gli Stati Uniti abbiano escogitato un piano contro il governo di Hamas?

Hamas ne aveva una grande paura, per questo ha preso il potere a Gaza. Non so se queste voci sui complotti siano vere, ma sicuramente questa è stata la ragione principale per ciò che è successo a Gaza. Non penso che questa leggenda sia totalmente vera, ma penso ci siano persone che vogliono usare questa leggenda per creare il caos. La lotta in atto è negativa prima di tutto per Hamas, non solo per Fatah o per i palestinesi, inoltre dà una cattiva immagine di Hamas davanti a tutto il mondo, anche davanti al mondo arabo. Chi sta fuori dalla Palestina avrà sicuramente cominciato a pensare che Hamas è uguale ad Al Qaida o che siamo semplicemente degli assassini.

Quando le forze di Hamas hanno preso il potere nella striscia lei si trovava in prigione: qual è stata la reazione dei prigionieri di fronte all’avvenimento?

È stato un momento terribile per tutti. Non tanto perché Hamas ha diviso i palestinesi, ma più per come si sono svolte le cose, soprattutto perché è accaduto dopo la formazione del governo unitario che ha dato una grande speranza ai palestinesi. La speranza di mettere fine agli assassini, alla guerra fratricida tra palestinesi, alle lotte intestine. Tutto questo ha cambiato anche le relazioni fra i prigionieri stessi. Tutti erano arrabbiati, quelli di Hamas, quelli di Fatah e quelli appartenenti ad altri partiti minori. Ma, in generale, i prigionieri hanno pensato che possiamo risolvere i nostri problemi interni senza l’”aiuto” israeliano.

Lei non pensa che la divisione della Palestina in due parti possa dare nuova linfa ai piani di Israele trapelati nei media arabi, ossia creare un bantustan governato da un regime di apartheid in Cisgiordania e lasciare la striscia di Gaza al suo triste destino?

Agli israeliani non piace Hamas ma piace molto la situazione che si è creata in Palestina, sono molto felici che i palestinesi si siano divisi. Prima gli israeliani parlavano di due stati (quello israeliano e quello palestinese) ora parlano di 3 stati e definiscono Gaza un’“entità nemica”. Siamo arrivati ad un punto veramente difficile rispetto alle relazioni con Israele.


Lei pensa che possa esserci una speranza di ricreare un governo unitario nel prossimo futuro?

Non nei prossimi cinque, sei mesi. Sono cosciente che per arrivare ad un governo unitario dobbiamo attraversare diversi stadi e molte difficoltà. Ora c’è un grande gap tra Fatah e Hamas ma anche fra l’autorità capeggiata da Abu Mazen e Fatah. Poi c’è anche il problema dell’interferenza degli Stati Uniti nelle questioni interne palestinesi: finché l’occidente rifiuterà di avviare colloqui con Hamas, etichettandola come organizzazione terrorista, la politica interna si sentirà intrappolata fra l’esigenza di nuovi accordi interni e quella di portare avanti accordi di pace con Israele a livello internazionale. Per questo non penso che in questo momento l’autorità palestinese sia pronta a riavviare un dialogo con Hamas, perché pensano di poter ottenere qualcosa dall’America e da Israele. Inoltre, come sai, i nostri soldi sono nelle mani di Israele e se l’autorità palestinese fa un passo falso rischia che ricominci il boicottaggio nei confronti della Palestina, che gli israeliani blocchino l’accesso ai nostri soldi, ai nostri finanziamenti. Quindi un po’ per le pressioni internazionali, un po’ per una questione finanziaria, che ha provocato diversi problemi di sicurezza all’interno della Palestina, Fatah non è pronta a riavviare un dialogo per risolvere il problema con Hamas in Palestina. Ho tutti gli elementi per pensarla in questo modo.

E qual è la soluzione?

Penso che l’unica soluzione sia fare un passo indietro, non c’è altra soluzione, ma non penso che sia una cosa semplice. Innanzi tutto bisognerà ristabilire qualche connessione sottobanco, e cominciare a mettere delle condizioni. Se l’Autorità palestinese è in balia delle pressioni internazionali sentendosi autorizzata a fare ciò che ha fatto perché gli uomini di Hamas hanno distrutto i palazzi di governo a Gaza, nemmeno Hamas sta facendo un passo avanti per il dialogo. Questa voce del “piano Dayton” ha plagiato la coscienza di molti qua. Hamas a Gaza sta facendo cose terribili. Imprigiona, uccide, reprime. Ma questo sta cominciando a succedere ovunque. Ieri a Nablus c’è stata una lunga sparatoria, la gente ormai non crede più a niente e a nessuno; è questo il punto a cui siamo arrivati. Bisogna fare un passo indietro; l’Arabia Saudita, l’Egitto, e altri paesi arabi stanno spingendo per una soluzione concordata per un governo unitario in Palestina, dovremo quindi prendere al volo questa opportunità. Non penso che l’Egitto voglia ai propri confini un mini stato che i media definiscono “stato talebano” e, tanto meno, vuole una Palestina divisa in due parti, con Gaza isolata dal mondo, il cui unico confine è l’Egitto, coi suoi mille problemi. Se non si torna ad un governo unico non avremo mai uno stato, la libertà, il rispetto dei nostri diritti. Ma gli Stati Uniti fanno molta pressione sull’Egitto e sull’Arabia Saudita perché sostengano il governo di Abu Mazen. La situazione deve cambiare; i palestinesi non vogliono due stati e due governi.

Alla vostra vittoria alle elezioni la comunità Europea ha aderito al boicottaggio imposto da Usa e Israele creando così una situazione di caos che sembra essere cessata dopo gli Accordi della Mecca per il governo unitario, che differenze ha notato all’interno del parlamento rispetto alla politica interna?
 
Non è cambiato molto, noi non viviamo in occidente, ma in Medio Oriente. A noi nessuno ha mai dato niente, non hanno fatto altro che continuare a ingabbiarci nei nostri bantustan senza, tra l’altro, darci la possibilità di lavorare. La Comunità Europea tiene il piede in due scarpe, cerca di muoversi in modo indipendente ma non si muove mai lontano dagli Stati Uniti e Israele. Se l’America dice di boicottare allora l’Europa boicotta, se dice di andare avanti così allora anche la UE va avanti così. E non stiamo parlando della Palestina, dei diritti dei palestinesi, stiamo parlando di Israele. La propaganda Israeliana funziona molto bene. Fanno intendere alla comunità internazionale che sono circondati da terroristi, quando la verità è che i deboli siamo noi, non loro, da ogni punto di vista, sia militarmente che economicamente: sono loro che occupano noi, non l’opposto.

Il governo israeliano Le ha proibito di partecipare agli accordi della mecca, bloccandolo al confine con la Giordania, perché?

Io sono un uomo che crede nella pace, quando gli ho chiesto perché, loro mi hanno risposto che avevano bisogno di avere uomini di Hamas radicali e non uomini di pace. Ho aspettato per due giorni il confine al ponte di Allemby nella speranza che mi facessero passare, ma niente.

Il grande gup rispetto alla vittoria di Hamas alle elezioni è stato il mancato riconoscimento dello stato d’Israele che di fatto escluderebbe la creazione di due stati come base degli accordi di pace fra Israele e la Palestina. .

Lottare è giusto, ma non possiamo combattere contro tutto il mondo, per cui credo che dovremmo accettare la soluzione dei due stati. Ma se Hamas accettasse questi confini l’idea generale che la gente ha del movimento cambierebbe totalmente. Il compito di portare avanti gli accordi di pace è dell’Olp che rappresenta tutti i palestinesi: Hamas ha vinto le elezioni, ma il compito di intercedere con Israele è dell’Olp, perché sono loro ad averne il diritto. Questo non è mai accaduto: sono dieci anni che siamo in attesa di un accordo. Non stiamo parlando di pace, e nemmeno di dare l’autorità agli arabi di andare e negoziare con Israele. Stiamo dando l’opportunità ad Abu Mazen di andare e negoziare con gli israeliani. Lo ha fatto per quattro anni e di nuovo non si è arrivati a niente. La vera novità, in Palestina, è stata la vittoria di Hamas, e non capisco perché gli Stati Uniti abbiano rifiutato fin dall’inizio un dialogo anche con questa nuova forza politica. Peccato, perché gli Stati Uniti avrebbero avuto un’ottima opportunità per una pace giusta e duratura in Medio Oriente. Cosa sta accadendo ora in Palestina? Siamo stati sottoposti a forti pressioni e questo ha permesso alla gente di diventare più estrema. Israele, insieme agli Stati Uniti e all’Unione Europea, hanno fatto in modo di mettere i palestinesi in un angolo, ma nessuno ha fatto pressioni su Israele per un ritorno ai confini del ‘67, nessuno ha fatto loro pressione sullo smantellamento delle colonie in Cisgiordania, dandoci almeno qualche diritto, o un futuro. Mi chiedo cosa pensi la comunità internazionale. Non possiamo risolvere la situazione mettendo tutti i palestinesi in un angolo, bisogna parlare dell’occupazione, trovare una soluzione all’occupazione. È ovvio che c’è stata una sollevazione popolare e che è successo ciò che è successo. Perché? Perché i palestinesi sono diventati più estremisti, non a causa di Hamas, ma a causa della situazione provocata dalla Comunità Internazionale. Tutto il mondo ne pagherà il prezzo, e anche noi ne pagheremo il prezzo.
Articoli correlati: Conflitto in quest'area: La scheda paese: Gli argomenti più discussi: Le parole chiave più ricorrenti: