30/10/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Intervista a Taysser Nsrallah, leader di Fatah in Cisgiordania
scritto per noi da
Giorgia Baldi 
 
Taysser Nsrallah, leader indiscusso di Fatah in Cisgiordania, sta preparando le primarie nel distretto di Nablus. È membro permanente del Consiglio Nazionale dell’Olp, vive e opera prevalentemente a Balata, il campo profughi più grande e problematico della Cisgiordania. A causa del suo impegno politico ha conosciuto le prigioni israeliane e, durante la prima Intifada, l’esilio.

Dopo la presa di potere di Hamas a Gaza, quali sono le relazioni fra Fatah e Hamas?
 
Le nostre relazioni non sono mai state buone, ma dopo la guerra civile, gli arresti, gli omicidi dell’ultimo periodo le relazioni sono notevolmente peggiorate. Non ci sono giustificazioni per ciò che è accaduto a Gaza e le giustificazioni di Hamas non hanno alcun fondamento. Non ci sono giustificazioni sul sangue versato dai loro fratelli. Secondo Hamas, noi abbiamo stipulato dei piani segreti con Israele e gli Stati Uniti per far cadere il nuovo governo. Voglio essere onesto, a me non piace Hamas, ma questa idea è veramente assurda: penso invece che Hamas volesse il potere assoluto nella striscia. Era chiaro fin dagli Accordi della Mecca che Hamas aveva questa intenzione da tempo.
 
Perché Hamas avrebbe interesse ad avere il controllo totale sull’area, considerando che era già uscito vincitore dalle elezioni?
 
Hamas non crede nella cooperazione politica: è un’istanza islamica. Poi non è pratica nel dialogo politico, nel senso che è una nuova forza nella scena politica. A mio parere Hamas vuole sentirsi libera da tutte le restrizioni imposte durante gli accordi della Mecca. Le condizioni nella striscia sono anche state favorevoli per Hamas: la gente sta letteralmente morendo di fame, sono continuamente sotto serrato attacco israeliano, le industrie non riescono ad esportare i loro prodotti a causa delle continue chiusure, tutto questo e molto altro ha creato un terreno fertile per l’inizio di una guerra fratricida.
 
Dopo quello che è successo, Lei pensa ci sia la possibilità di un ritorno al governo unitario in Palestina?
 
Non penso sia possibile auspicare un governo unitario nel prossimo futuro. Hamas non vuole un dialogo con noi e per noi è difficile fare un passo indietro. Ma certo, bisogna lavorare affinché tornino le stesse condizioni che vi erano prima della presa di potere di Hamas nella striscia.
 
Allora qual è la soluzione per non isolare Gaza, anche in vista degli accordi di pace in atto?
 
La situazione è molto complessa. All’inizio sembrava che Hamas disprezzasse solo certi esponenti di Fatah. Ora tutto è cambiato: hanno avuto diversi scontri anche con esponenti di altri partiti dell’Olp. Hanno problemi con il Fronte Popolare, con i giornalisti, che hanno manifestato la scorsa settimana per la libertà d’informazione nella striscia, e molti altri problemi. Hanno attaccato Almas Dalawi, uno dei leader del Fronte Popolare a Gaza. Hamas è in conflitto con tutti. Se si va avanti così ci sarà una rivoluzione da parte della popolazione della striscia. Penso insomma che gli abitanti della striscia si ribelleranno e che, al momento opportuno, verranno indette nuove elezioni, dove non penso Hamas vincerà.
 
Pensa che le prossime elezioni si svolgeranno questo autunno?
 
Non penso. L’attuale situazione mi fa pensare che non siamo pronti a nuove elezioni. Fatah non è pronta: per indire le elezioni serve un accordo fra tutte le parti, poi non possiamo indire elezioni in Cisgiordania e non a Gaza.
 
Fatah è pronta a riaprire il dialogo con Hamas o state aspettando un segno dal partito di Dio?
 
So che ora, sottobanco, sono ricominciati scambi e contatti, ma non sono sicuro che possa funzionare. Aspettiamo un segno da Hamas perché è Hamas che ha sbagliato ed ora deve rimediare.

Sono circolate voci per cui gli Stati Uniti avrebbero rifornito le armi all’Autorità Palestinese, personificata da Abu Mazen , leader di Fatah, per tamponare il potere di Hamas nella striscia, è vero?
 
Non è vero. Ci sono moltissimi uomini di Fatah ricercati o nelle carceri israeliane e gli Stati Uniti sanno benissimo che nel caso in cui ci rifornissero di armi le useremo contro Israele.
 
Fin’ora dove stanno portando gli accordi con Israele?
 
Nell’ultimo meeting Olmert non ha concesso niente ad Abu Mazen che però punta ad una soluzione definitiva. Punta alla creazione definitiva di uno stato palestinese nei confini del ’67, con Gerusalemme come capitale, nel rispetto della risoluzione 194, il ritorno dei profughi, la liberazione dei prigionieri politici… Ovviamente Olmert ha rifiutato tutte queste istanze. Ora in Israele c’è un governo molto debole, per questo, a mio parere, è difficile arrivare ad una soluzione definitiva.
Per il momento abbiamo concordato la liberazione di 255 prigionieri, anche se questo mese il numero degli arresti israeliani è maggiore del numero dei palestinesi liberati.
 
Di che fazione politica erano i prigionieri liberati?
 
Di Fatah e di altri partiti politici, ma non di Hamas.
 
Le vostre istanze non sono simili a quelle di Hamas?
 
No, c’è una grande differenza: Hamas ha proposto un cessate il fuoco per 15 anni con Israele e parla di un ritorno solo temporaneo ai confini del ’67.
 
Non c’è il rischio che questa situazione si prolunghi un po’ troppo, dando di fatto il tempo ad Israele di creare un regime di apartheid in Cisgiordania e lasciando la striscia di Gaza sola e isolata?
 
Siamo molto preoccupati. Dobbiamo riprenderci dal trauma subito e dobbiamo ricominciare al più presto a far sentire la nostra voce, non a livello partitico, ma dal basso. Da parte nostra, stiamo cercando di riformare il partito dando più spazio alla gente.
 
Qui a Balata ci sono ong affiliate ad Hamas? Che tipo di rapporto avete con loro?
 
Prima della presa di potere di Hamas a Gaza si, ora il campo è sotto il controllo di Fatah, ma abbiamo sempre collaborato insieme. A Balata la società civile ha rapporti molto stretti che vanno al di là della situazione politica, Balata è uno dei campi profughi più difficili della Cisgiordania.
La cosa più pericolosa della presa di potere di Hamas nella striscia è che l’immagine che i palestinesi danno è di un popolo che non sa governarsi, amministrarsi. Questa è la situazione, in s’hallah, andrà meglio.
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