Intervista a Majida Al Masri, leader del Fronte Democratico nel distretto di Nablus
scritto per noi da
Giorgia Baldi
Majida Al Masri è
la leader del Fronte Democratico nel distretto di Nablus, dove opera
da anni attraverso diverse ong affiliate al partito.
Cosa ne pensa di ciò
che è successo nella striscia di Gaza e della successiva
divisione della Palestina in due parti rappresentate da due governi
diversi?
Penso che questo non sia
il modo di lavorare a livello politico. Hamas ha voluto fare tutto da
sola. È illegale ciò che ha fatto a Gaza mentre, per
quanto nessuno sia felice di trovarsi con un governo provvisorio non
eletto dal popolo, la nostra costituzione ci impone che, nel caso
succeda quello che è successo, si debba creare un governo
provvisorio ad interim. Insomma, siamo nella legalità, ma non
possiamo andare avanti in questo modo. È vero che la
situazione dovrà cambiare velocemente, ma ancora non sappiamo
come fare. Ciò che è successo a Gaza ci ha fatto
tornare indietro di millenni.
Perché Hamas ha
l’interesse di prendere il potere quando già aveva vinto le
elezioni democraticamente?
Hamas non vuole due
governi, ne vuole uno e vuole la leadership del governo. Penso che
all’interno di Hamas ci sia una divisione rispetto a questo punto.
Penso che all’inizio non tutti i componenti del partito hanno
spinto per la presa di potere a Gaza: ora molti pensano che sia stata
una decisione sbagliata perché questo ha dato la possibilità
a Fatah di assecondare la visione israeliana per una soluzione in
Cisgiordania. C’è un gruppo molto forte di persone che fanno
parte di Fatah che hanno rifiutato accordi con Hamas fin dall’inizio,
perché il programma di Hamas è di sicuro molto lontano
da quello di Fatah che ha dovuto subire, tra l’altro, una clamorosa
sconfitta alle elezioni.
Ora abbiamo un governo di
Fatah in Cisgiordania e uno di Hamas a Gaza. Noi, come Fronte
Democratico, abbiamo concordato la formazione del governo di Abu
Mazen in Cisgiordania dopo ciò che è accaduto a Gaza
perché è legale in base alla nostra costituzione. Non
siamo d’accordo col loro programma, ma hanno agito in modo legale.
È legale che il Presidente, in questo caso Abu Mazen, può
far cadere il governo precedente e creare un governo di emergenza.
Non abbiamo due governi legali: secondo la costituzione palestinese
il governo a Gaza non è legale. Ma anche se abbiamo un governo
legale di sicuro il governo di Abu Mazen non risolverà il
problema della divisione della Palestina in due entità, per
cui tutti i partiti palestinesi, il Fronte popolare, il Fronte
democratico e tutti i partiti minori, stanno chiedendo ad Hamas di
fermare ciò che sta succedendo a Gaza e di sedersi di nuovo al
tavolo delle trattative per avviare un dialogo con tutte le parti
politiche e di avere un governo temporaneo fino a quando non si è
pronti per nuove elezioni a Gaza e in Cisgiordania secondo la nuova
legge elettorale (sistema proporzionale).
Lei pensa che nel
prossimo futuro ci sarà un reale dialogo fra questi due
governi?
Penso sia molto
difficile, ma non abbiamo altre soluzioni. Se continuassimo ad avere
due governi faremo solo il gioco di Israele…
Israele non vuole
istaurare un dialogo con il governo di Hamas a Gaza…
Non per il momento. Ma
Israele vuole riprendersi Shalit e vuole dare un messaggio agli
abitanti di Gaza per fermare il lancio dei razzi Qassam. Ovviamente
Israele avvierà due dialoghi diversi per la Cisgiordania e per
Gaza: questo farà passare inosservate le reali richieste che i
palestinesi fanno ad Israele rendendoci più deboli negli
accordi di pace.
Quello che Olmert e Bush
vogliono è una Cisgiordania nei confini del muro di
separazione, con le loro colonie all’interno senza parlare dello
stato di Gerusalemme e del problema dei profughi, lasciando così
gli abitanti di Gaza in una gabbia dopo aver portato avanti gli
accordi per la liberazione di Shalit. Oppure la Cigiordania tornerà
a far parte della Giordania e la striscia di Gaza diventerà
parte dell’Egitto. Quello che è accaduto a Gaza ha dato una
chance agli israeliani per agire in questo modo: questo è il
vero problema con Hamas. La visione di uno stato palestinese unito
era un’idea di Sharon, ora gli israeliani sanno che possono
ottenere di più: possono ottenere un regime di Apharteid in
Cisgiordania senza spostarsi di un millimetro, con una Palestina
divisa che non avrà mai il proprio stato. La striscia di Gaza
è circondata da Israele, la Cisgiordania è divisa in 3
parti: Kalandia divide il sud e Hawara il nord. Ci hanno divisi con i
confini e con i checkpoint.
Pensa ci sia una
soluzione per risolvere i problemi interni della politica
palestinese?
Non possiamo permetterci
di andare avanti con due stati. La soluzione può partire solo
da Hamas e da Gaza. Anche se Fatah non vuole una soluzione con Hamas.
Se il “partito di Dio” lasciasse Gaza potremo fare pressioni per
un ritorno al dialogo fra le due parti. Fatah non vuole muoversi
dalla Cisgiordania e Hamas ha una leadership molto forte che vuole
tenersi stretta Gaza. La gente non vuole tutto questo, sono i loro
leader.
Lei pensa che il
Fronte Democratico e i partiti di sinistra possano essere una valida
alternativa a questo caos politico?
Penso che ormai la gente
qua odia sia Fatah che Hamas, per questo è il momento che
tutti i partiti di sinistra si uniscano affinché queste forze
politiche abbiano il giusto risalto nella sfera pubblica. Il problema
è che abbiamo molte difficoltà interne. Ma stavolta
abbiamo avuto un dialogo profondo fra noi e speriamo di risolvere le
nostre convergenze interne. Abbiamo stilato un nuovo programma e
presto lo presenteremo e lo porteremo avanti.
Cosa ne pensa degli
ultimi accordi fra Abu Mazen e Olmert e cosa proponete voi come
movimento di sinistra rispetto agli accordi di pace?
Penso che dovremmo
aspettare molto tempo prima di un accordo di pace. Questi dialoghi,
questi incontri, sono favorevoli ad Israele, non per noi. Olmert e
Bush hanno solo una soluzione: noi vogliamo uno stato unito, senza la
divisione della Cisgiordania in 3 parti, controllate dagli
israeliani, con i coloni al nostro interno. Non avremo mai uno stato
finchè al nostro interno vi abitano i coloni che rispondono
allo stato d’Israele.
Questa soluzione voluta
da Olmert e Bush che sta pressando Abu Mazen non verrà mai
accettata dalla nostra gente. Qualsiasi soluzione che non viene
accettata dai palestinesi, come Oslo, non avrà lunga vita. Noi
pensiamo che si possa arrivare ad una soluzione negoziata ma ne
devono far parte tutti i soggetti interessati, anche la Siria, il
Libano, la Giordania, l’Egitto…in base alla risoluzione delle
Nazioni Unite: accettiamo Israele, ma con quali confini e che tipo di
stato propongono?
E i profughi?
Se tutti i profughi
tornassero questa terra non sarebbe abbastanza per tutti..
Non torneranno mai tutti
i profughi, ma vogliamo che abbiano il diritto di tornare. Possiamo
parlare del numero di profughi che dovrebbe tornare, questa è
un’altra cosa, ma devono comunque avere il diritto al ritorno in
base alla legge internazionale. Molti profughi vivono in Giordania
dove sono considerati cittadini giordani, hanno la loro vita là
come molti profughi hanno la loro vita da altre parti del mondo.
Lei pensa che il
Fronte Democratico e il Fronte Popolare possano essere abbastanza
forti per portare avanti il processo di pace con Israele?
Penso che se il Fronte
Democratico e il Fronte Popolare avessero una sola strategia
potrebbero far pressioni sugli accordi di pace. Ma fin’ora siamo
stati molto lenti e i dettagli diventano più importanti dei
punti principali, questo è il nostro problema.
Lei non concorda con i
passi che sta facendo Abu Mazen nel processo di pace?
No. Stanno dando tutto il
tempo ad Israele per continuare con la costruzione del muro e con
gli insediamenti dei coloni in Cisgiordania.
Cosa pensa del futuro
della Palestina?
È molto
complicato. Dipende da cosa farà la nostra gente. Se
cominceranno a sentirsi depressi, cominceranno a riversarsi sulle
strade per fare pressione sul governo. Non sono molto ottimista per
il futuro.