scritto per noi da
Giorgia Baldi
Intervista
a Najad Abu Bakre, deputata del parlamento palestinese e uno dei
leader di Fatah nel distretto di Nablus
Lei
è salita al governo nelle elezioni vinte da Hamas.
Probabilmente, a quei tempi, ancora non si poteva immaginare che la
Palestina si sarebbe divisa, con una semi dittatura nella striscia e
l'emergenza in Cisgiordania. I componenti del governo, tranne quelli
arrestati dagli israeliani, sono però gli stessi, in
conformità alla costituzione palestinese. Cos'e' cambiato nel
Parlamento dopo la presa di potere di Hamas a Gaza?
I
cambiamenti sono stati molti, soprattutto metodologici. Non è
stato facile lavorare tutti questi mesi in Parlamento, e ora è
praticamente impossibile, siamo totalmente bloccati, niente va
avanti, nemmeno le piccole cose. Hamas non crede al ruolo politico
del Parlamento. Hanno usato la politica per prendere il potere ma non
credono che le decisioni politiche debbano essere prese all'interno
del Parlamento. In conformità alla loro ideologia, la Shura,
ossia un gruppo ristretto di persone che decide per tutta la
popolazione in base ai principi dell'Islam. Da subito, quando Hamas
ha vinto le elezioni, c’è stato un rifiuto da parte loro di
cooperare con le altre parti politiche. Noi crediamo che Hamas non
abbia la capacità di controllare le persone, perché
c'è una grande differenza fra i loro comportamenti e le loro
parole in Palestina. Basti pensare a quello che sta succedendo a
Gaza. Hamas ha vietato ogni tipo di manifestazione. Poco tempo fa,
durante una preghiera, hanno ferito 30 persone, le immagini erano
agghiaccianti. Il principio della partecipazione politica è
totalmente estraneo all'ideologia di Hamas: il movimento ha isolato
se stesso da molte sessioni parlamentari, non si è presentato,
per cui hanno sminuito il ruolo del Parlamento nella sua essenza.
Hanno usato il loro potere mediatico, soprattutto all'estero: in
molti ora pensano che Fatah ha lavorato solo per distruggere il
potere di Hamas. Ma quando gli israeliani hanno cominciato ad
arrestare i deputati di Hamas noi abbiamo proposto una legge per
fornire loro delle guardie del corpo e non abbiamo preso nessuna
decisione parlamentare mentre i deputati di Hamas si trovavano nelle
carceri israeliane. E' un anno e sette mesi che sono in Parlamento e
Hamas non ha né discusso né tanto meno proposto alcuna
legge. Ad esempio, io ho proposto un disegno di legge per cambiare la
legge di famiglia. E' una legge molto importante da approvare perché
può liberare le donne palestinesi dal patriarcato, ma Hamas
non ha voluto discutere il ddl. Durante il governo di Hamas abbiamo
spedito circa 62 domande ai ministri di Hamas ma nessuno di loro si è
presentato in Parlamento per rispondere a queste domande. Per cui ora
non esiste un parlamento e quello che c'è è
controllato da pochi leader che stanno fuori dalla Palestina.
Lei
e' una donna che ricopre un importante carica politica: dopo tutte le
lotte delle donne palestinesi, cosa significa avere questa posizione?
Innanzi
tutto penso sia importante che le donne comincino a raggiungere
posizioni importanti. Tutte le donne nel mondo lottano, ma le donne
palestinesi devono lottare su più fronti: l'occupazione, le
leggi arretrate, la violenza… Ad esempio, io ho divorziato da mio
marito e per questo motivo ho passato 4 anni in prigione, tutto
questo per una vecchia legge ottomana del 1852. Riguardo a me, faccio
del mio meglio: non rappresento Fatah, ma le donne palestinesi prima
di tutto e poi anche il popolo palestinese. Se le donne riusciranno
ad arrivare ad una liberazione sociale saranno libere anche a livello
economico e potranno lottare a fianco degli uomini.
Due
mesi fa in Olanda si e' svolto un incontro mondiale di donne per
parlare del processo di pace in Medio Oriente.
L'idea e' quella di
passare attraverso le donne per arrivare ad un equo processo di pace.
Lei pensa che il cambiamento del ruolo della donna possa non solo
favorire le relazioni fra Palestina e Israele, ma anche favorire un
miglioramento delle condizioni politiche all'interno della Palestina?
Penso
che non possa esserci una soluzione al conflitto in Medio Oriente
senza le donne.
Io ho spedito molte lettere ai giornali israeliani,
rivolte alle madri affinché indirizzino i loro figli che
andranno poi a fare i soldati, verso una cultura di pace. Ad esempio,
il mese scorso gli israeliani hanno ucciso una donna incinta, io ho
spedito una lettera alle donne israeliane non come politica, ma come
donna. Come può sentirsi una donna che perde il proprio figlio
ad un check point israeliano?
Ha
avuto una risposta dalle donne israeliane?
La
risposta e' stata un feroce attacco contro di me su un quotidiano
israeliano. Chi crea la cultura della Guerra sono le donne, perché
sono loro che educano i figli. E quando si perde un figlio non
c'ènessuno che soffra più di una madre. Quando
diventerai madre capirai cosa significa per una madre perdere il
proprio figlio. Io sono sempre preoccupata per mia figlia, persino
quando va a scuola. Il giorno dell'esame finale della scuola
secondaria, gli israeliani hanno fatto irruzione nella scuola facendo
uscire tutti gli alunni. Mia figlia ha preso in mano i libri, è
andata dai soldati e ha detto:"Oggi ho l'esame, posso tornare in
classe?".
Cosa
pensa del ruolo dell'Ue nel processo di pace? E dell'interferenza
europea nella politica interna palestinese?
Sono
molto triste per il ruolo che sta svolgendo l'Ue in Palestina: non
penso stia svolgendo un ruolo importante. Seguono solo gli ordini
degli Stati Uniti e di Israele, perché in questa regione sono
loro i potenti. L'Europa ha un ruolo umanitario ma non partecipa alle
reali decisioni politiche.