24/10/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Le autorità della Repubblica Srpska minacciano ritiro dalle istituzioni congiunte
Milorad Dodik non è un uomo che ama le mezze misure e la sottile diplomazia. Leader dei serbi di Bosnia, e primo ministro di quella Repubblica Srpska che con la federazione croato – musulmana forma la Bosnia Erzegovina così come l'hanno disegnata gli Accordi di Dayton del 1995, Dodik ha minacciato ancora una volta di abbandonare il governo del paese.

milorad dodik, il premier della repubblcia sppskaBlocco istituzionale. L'ultimo motivo di tensione con la comunità internazionale e con la federazione croato – musulmana è stato l'iniziativa dell'Alto Rappresentante della comunità internazionale in Bosnia, lo slovacco Miroslav Lajcak, di sbloccare le farraginose procedure che paralizzano la vita pubblica in Bosnia, abbassando il quorum necessario per approvare una decisione nel governo e nel parlamento bosniaco. Lajcak, che ha il potere di legiferare o di destituire funzionari pubblici, così come la comunità internazionale ha voluto alla fine della guerra in Bosnia a metà degli anni Novanta, non aveva però fatto i conti con il collerico leader dei serbi.
Dodik ha rassegnato le dimissioni al suo partito, la Lega dei socialdemocratici indipendenti (Snsd), che le ha prontamente respinte. A quel punto Dodik, forte dell'appoggio dei suoi, ha minacciato l'abbandono da parte dei serbi dei meccanismi tripartiti che presiedono tutti gli organismi pubblici in Bosnia.
“La decisione di Lajcak è antidemocratica e incivile”, ha tuonato Dodik, dopo un incontro convocato d'urgenza dall'Alto Rappresentante, “si vuole negare ai serbo – bosniaci gli elementari diritti umani, ed è contraria allo spirito di Dayton”.

Riforme bloccate. Lo spirito di Dayton, appunto. La conferenza internazionale che pose fine alla sanguinosa guerra dei Balcani pose la Bosnia Erzegovina nell'attuale situazione d'ingovernabilità. Venne riconosciuta la Repubblica Srpska, autoproclamata dai secessionisti guidati da Radovan Karadzic e Ratko Mladic, ancora oggi ricercati per i crimini di guerra e contro l'umanità commessi durante la guerra.
Alla repubblica dei serbi si aggiunge la federazione croato – musulmana, e tutti assieme formano la Bosnia Erzegovina. Ogni organismo è tripartito, e prevede l'accordo di serbi, croati e musulmani su ogni singola questione. Cosa che non avviene mai. Lajcak ha provato a forzare la mano, ma ha scatenato le reazioni dei serbi.
E' probabile che il processo di riforma delle istituzioni bosniache subisca una nuova battuta d'arresto, che paralizzerebbe ancor più il paese, nonostante un accenno di crescita economica e un minimo miglioramento dell'indipendenza dagli aiuti internazionali. Senza riforme però, tutto si blocca, anche perché le riforme sono la strada verso l'agognata adesione all'Unione europea, vista come l'unica possibile via d'uscita dai problemi della Bosnia.

Christian Elia

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