17/12/2003versione stampabilestampainvia paginainvia



Ci aiutano ad essere più consapevoli. E forse è per questo che sono scomode

Sono da leggere, le parole del Papa in occasione della giornata mondiale della Pace del 2004. E fa impressione che parole tanto forti, sembrino essere urlate nel deserto.
Davvero siamo facile preda della manipolazione della realtà, che viene immancabilmente modificata per far passare scelte che, noi lo sappiamo, se fossero viste con gli occhi ingenui di cui ci parla Dacia Maraini, sarebbero interpretate per quello che sono: scelte criminali.

Criminale è bombardare civili innocenti.
Criminale è non rispettare la dignità dell’uomo, anche del peggiore degli uomini.
Criminale è fare scelte che compromettono, quando non annientano, vite umane e convivenze.
E si commette un peccato, certamente grave, quando si rendono vane le parole del Papa, quando si contribuisce a renderle urla nel deserto.

Un Peccato, per i credenti. Un peccato per i non credenti.
Cosa dice il Papa che tanto terrorizza? Chi teme oggi le sue parole è lo stesso che ieri ne aveva fatto una bandiera dell’occidente buono contro l’altro mondo malvagio, quello oltrecortina.
Dice che “gli accordi liberamente sottoscritti devono essere onorati”, e che “risulta opportuno richiamare questa regola fondamentale, soprattutto nei momenti in cui si avverte la tentazione di fare appello al diritto della forza piuttosto che alla forza del diritto”.
Dice che la doverosa lotta al terrorismo “deve esprimersi anche sul piano politico e pedagogico: da un lato, rimuovendo le cause che stanno all'origine di situazioni di ingiustizia, dalle quali scaturiscono sovente le spinte agli atti più disperati e sanguinosi; dall'altro, insistendo su un'educazione ispirata al rispetto per la vita umana in ogni circostanza: l'unità del genere umano è infatti una realtà più forte delle divisioni contingenti che separano uomini e popoli".

Dice che per essere vincente, "la lotta contro il terrorismo non può esaurirsi soltanto in operazioni repressive e punitive".
Dice che "l'uso della forza è pur necessario", ma siamo ben consapevoli che guerra e forza siano due parole molto differenti.  L'una cieca e devastatrice, assassina. L'altra data da quell'autorevolezza che viene spesso dalla conoscenza.

E infatti: "è essenziale che il pur necessario ricorso alla forza sia accompagnato da una coraggiosa e lucida analisi delle motivazioni soggiacenti agli attacchi terroristici.”
E comunque “in ogni caso, i Governi democratici ben sanno che l'uso della forza contro i terroristi non può giustificare la rinuncia ai principi di uno Stato di diritto. Sarebbero scelte politiche inaccettabili quelle che ricercassero il successo senza tener conto dei fondamentali diritti dell'uomo: il fine non giustifica mai i mezzi!”.

Parole importanti. Su cui tutti noi abbiamo il dovere di fermarci a ragionare un momento. Parole che, certamente, ci aiutano ad essere più consapevoli.
E forse è per questo che sono scomode.
E che vengono efficacemente messe in sordina.

Categoria: Pace, Religione