23/10/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Vince la destra, ma i rapporti di governo non cambiano
Scritto per noi da
Christophe Martella
da Brissago, Canton ticino, Svizzera 
 
Blocher"Siamo pronti a governare secondo il principio di concordanza con gli altri tre partiti (socialisti, liberali radicali e popolari democratici, ndr)". Così ha dichiarato ieri sera Ueli Mauer, presidente dell’ Unione Democratica di Centro (UDC-SVP), il partito della destra populista uscito fresco vincitore dalle elezioni federali, ai microfoni della televisione svizzero-tedesca per il tradizionale dibattito a caldo sui risultati elettorali. L’UDC diventa il primo partito nazionale con il 29 % dei voti, 2,3 % in più rispetto al 2003, 61 seggi su 200, più 6 rispetto a quatto anni fa, quando l'exploit nel Consiglio Nazionale, la camera bassa elvetica, portò ad uno storico mutamento della formula magica che regolava da quasi cinquant’anni i rapporti partitici nel governo federale: l'UDC potè allora rivendicare ed ottenere, a scapito dei democristiani, un seggio in più per Christoph Blocher, magnate dell’industria chimica, uomo di spicco del partito e mattatore della politica rossocrociata. La vittoria di domenica è il coronamento di una campagna elettorale condotta secondo i toni e i temi tradizionali all’UDC. La strategia adottata in campagna elettorale, di stampo statunitense, sdoganata da Blocher negli ultimi dieci anni, portò alla ribalta il tradizionale partito dei contadini, mantenendone solo esteriormente la colorazione politica di centro, in sostanza facendone il partito nazionalista e conservatore degli industriali e finanzieri di Zurigo. Grazie a questo Blocher ha saputo concentrare su di sé tutte le attenzioni dei media e dell’opinione pubblica elvetica.
 
Parlamento svizzeroSocialisti giù, Verdi su. I partiti di centro (popolari democratici), ma soprattutto il centro destra (liberali radicali) si sono così trovati costretti ad intavolare la discussione attorno ai temi prediletti dall’UDC: l’immigrazione, la sicurezza, il protezionismo economico e l’antieuropeismo; il PLR perde a conti fatti l'1,7 % ( meno cinque seggi in consiglio nazionale) attestandosi al 15,6 %. Il PPD ne guadagna tre (più 0,4 %), totalizza il 14,6 % dei voti e può abbozzare un sorriso poiché risale la china di un’erosione di consensi iniziata nel ’83. Chi piange in questa tornata elettorale sono i socialisti. La sinistra tradizionale perde nove seggi (-3,8 %) scendendo sotto il 20 % (19,5 %) e paga lo scotto per aver condotto una campagna elettorale contro i blocheriani (solo in parte mitigata nelle varie realtà cantonali da alcune sue personalità di spicco) denunciando uno dei vizi di certa sinistra europea poco propositiva e più concentrata a criticare gli avversari. Di contro, assieme all’UDC festeggiano i verdi, alleviando un poco le pene socialiste. Il partito ambientalista vede aumentare di sei seggi la sua presenza in Consiglio Nazionale (9,6% di preferenze, più 1,7 % rispetto al 2003), capitalizzando la crescente preoccupazione ambientalista, forte pure in un paese ad alta vocazione ecologica (risale al 1973 il primo scranno verde nel parlamento elvetico) ottengono per la prima volta una poltrona nel Consiglio degli Stati (la camera alta, per i cui risultati complessivi si dovrà attendere l’esito del ballottaggio: in otto cantoni su 23 si tornerà alle urne nelle prime settimane di novembre). Di questo passo, mantenendo cioè tale progressione, non è detto che il Partito Ecologista Svizzero tra quattro anni possa rivendicare a sua volta un posto in governo.
 
Guglielmo TellLe risorse di Blocher. I piccoli partiti perdono complessivamente tre seggi (uno a testa per Partito del Lavoro, Partito Evangelico e Unione Democratica Federale, conservano il seggio la Lega dei Ticinesi – il movimento della destra populista in Ticino – e il Partito Cristiano Sociale), mentre rimangono da segnalare i tre seggi ottenuti dal neonato Partito Ecologico Liberale, formazione nata per attirare i voti ambientalisti di destra. Tutto sommato, la politica svizzera non subisce scossoni, sebbene registri il crescente consenso della destra. L’UDC, per voce del suo presidente non avanza rivendicazioni sugli equilibri di governo, fa anzi un passo avanti a favore della concordanza, dove comunque, forte del peso conferito dall’elettorato, farà valere maggiormente la sua voce. Ciò che sembra cambiato è il clima politico: una campagna elettorale durata mesi (fatto inusuale nella quieta Repubblica Elvetica) che si segnala come la più cara della storia, monopolizzata nei toni e temi dall’UDC che può contare su finanziamenti milionari provenienti dagli ambienti finanziari zurighesi. Cosa che mette forse a repentaglio la filosofia politica svizzera, ovvero una politica intesa come servizio civico, fatta da “dilettanti” che sacrificano il loro tempo lavorativo per la cosa pubblica (la Svizzera è uno dei pochi paesi in cui politici, eccezion fatta per i consiglieri federali, non guadagnano uno stipendio, ma, conservando il loro lavoro, ricevono un’indennità per l’attività parlamentare). Nessuno può competere con le risorse economiche dell’UDC, inoltre non esiste una legge sui finanziamenti ai partiti, poiché finora il clima politico non lo ha mai richiesto. Nel paese del segreto bancario sarà mai possibile avere trasparenza sui finanziamenti ai partiti?
Parole chiave: Svizzera, blocher, parlamento, elezioni, christophe
Categoria: Politica
Luogo: Svizzera