Scritto per noi da
Christophe Martella
da Brissago, Canton ticino, Svizzera

"Siamo pronti a governare secondo il principio di concordanza con gli altri tre
partiti (socialisti, liberali radicali e popolari democratici,
ndr)". Così ha dichiarato ieri sera Ueli Mauer, presidente dell’ Unione Democratica
di Centro (UDC-SVP), il partito della destra populista uscito fresco vincitore
dalle elezioni federali, ai microfoni della televisione svizzero-tedesca per il
tradizionale dibattito a caldo sui risultati elettorali. L’UDC diventa il primo
partito nazionale con il 29 % dei voti, 2,3 % in più rispetto al 2003, 61 seggi
su 200, più 6 rispetto a quatto anni fa, quando l'exploit nel Consiglio Nazionale,
la camera bassa elvetica, portò ad uno storico mutamento della formula magica
che regolava da quasi cinquant’anni i rapporti partitici nel governo federale:
l'UDC potè allora rivendicare ed ottenere, a scapito dei democristiani, un seggio
in più per Christoph Blocher, magnate dell’industria chimica, uomo di spicco del
partito e mattatore della politica rossocrociata. La vittoria di domenica è il
coronamento di una campagna elettorale condotta secondo i toni e i temi tradizionali
all’UDC. La strategia adottata in campagna elettorale, di stampo statunitense,
sdoganata da Blocher negli ultimi dieci anni, portò alla ribalta il tradizionale
partito dei contadini, mantenendone solo esteriormente la colorazione politica
di centro, in sostanza facendone il partito nazionalista e conservatore degli
industriali e finanzieri di Zurigo. Grazie a questo Blocher ha saputo concentrare
su di sé tutte le attenzioni dei media e dell’opinione pubblica elvetica.
Socialisti giù, Verdi su. I partiti di centro (popolari democratici), ma soprattutto il centro destra
(liberali radicali) si sono così trovati costretti ad intavolare la discussione
attorno ai temi prediletti dall’UDC: l’immigrazione, la sicurezza, il protezionismo
economico e l’antieuropeismo; il PLR perde a conti fatti l'1,7 % ( meno cinque
seggi in consiglio nazionale) attestandosi al 15,6 %. Il PPD ne guadagna tre (più
0,4 %), totalizza il 14,6 % dei voti e può abbozzare un sorriso poiché risale
la china di un’erosione di consensi iniziata nel ’83. Chi piange in questa tornata
elettorale sono i socialisti. La sinistra tradizionale perde nove seggi (-3,8
%) scendendo sotto il 20 % (19,5 %) e paga lo scotto per aver condotto una campagna
elettorale contro i blocheriani (solo in parte mitigata nelle varie realtà cantonali
da alcune sue personalità di spicco) denunciando uno dei vizi di certa sinistra
europea poco propositiva e più concentrata a criticare gli avversari. Di contro,
assieme all’UDC festeggiano i verdi, alleviando un poco le pene socialiste. Il
partito ambientalista vede aumentare di sei seggi la sua presenza in Consiglio
Nazionale (9,6% di preferenze, più 1,7 % rispetto al 2003), capitalizzando la
crescente preoccupazione ambientalista, forte pure in un paese ad alta vocazione
ecologica (risale al 1973 il primo scranno verde nel parlamento elvetico) ottengono
per la prima volta una poltrona nel Consiglio degli Stati (la camera alta, per
i cui risultati complessivi si dovrà attendere l’esito del ballottaggio: in otto
cantoni su 23 si tornerà alle urne nelle prime settimane di novembre). Di questo
passo, mantenendo cioè tale progressione, non è detto che il Partito Ecologista
Svizzero tra quattro anni possa rivendicare a sua volta un posto in governo.
Le risorse di Blocher. I piccoli partiti perdono complessivamente tre seggi (uno a testa per Partito
del Lavoro, Partito Evangelico e Unione Democratica Federale, conservano il seggio
la Lega dei Ticinesi – il movimento della destra populista in Ticino – e il Partito
Cristiano Sociale), mentre rimangono da segnalare i tre seggi ottenuti dal neonato
Partito Ecologico Liberale, formazione nata per attirare i voti ambientalisti
di destra. Tutto sommato, la politica svizzera non subisce scossoni, sebbene registri
il crescente consenso della destra. L’UDC, per voce del suo presidente non avanza
rivendicazioni sugli equilibri di governo, fa anzi un passo avanti a favore della
concordanza, dove comunque, forte del peso conferito dall’elettorato, farà valere
maggiormente la sua voce. Ciò che sembra cambiato è il clima politico: una campagna
elettorale durata mesi (fatto inusuale nella quieta Repubblica Elvetica) che si
segnala come la più cara della storia, monopolizzata nei toni e temi dall’UDC
che può contare su finanziamenti milionari provenienti dagli ambienti finanziari
zurighesi. Cosa che mette forse a repentaglio la filosofia politica svizzera,
ovvero una politica intesa come servizio civico, fatta da “dilettanti” che sacrificano
il loro tempo lavorativo per la cosa pubblica (la Svizzera è uno dei pochi paesi
in cui politici, eccezion fatta per i consiglieri federali, non guadagnano uno
stipendio, ma, conservando il loro lavoro, ricevono un’indennità per l’attività
parlamentare). Nessuno può competere con le risorse economiche dell’UDC, inoltre
non esiste una legge sui finanziamenti ai partiti, poiché finora il clima politico
non lo ha mai richiesto. Nel paese del segreto bancario sarà mai possibile avere
trasparenza sui finanziamenti ai partiti?