23/10/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Interviste. Il ritratto dei due futuri contendenti ai posti che contano in Cina, Xi J. e Li K.
scritto da Gianluca Ursini
Xi Jinping e Li Keqiang: i due volti della Cina prossima ventura, emersi dal XVIIesimo congresso del partito comunista. L'uno proviene da Shangai ed è fedelissimo al massimo rappresentante della città salito al potere, Jiang Zemin. Come l'ex presidente di Partito, Jiang è un fautore del liberismo senza vincoli etici o sociali. L'altro è stato da sempre attaccato al carro di Hu Jintao, attuale presidente, e come lui crede in una società con meno squilibri sociali possibili. Entrambi esprimono la futura Quinta generazione dei leader del Partito comunista cinese, cresciuta in un periodo tranquillo, senza purghe, che gode di privilegi mai raggiunti prima da una classe così vasta di governanti a Pechino: ricca e determinata come non mai a mantenere lo status quo. I cinesi li definiscono “il partito dei principini”. Lo spiega a PeaceReporter il professor Daniele Cologna, che insegna cinese alle Università dell'Insubria e di Pavia.

Xi Jinping entra sul palco del Comitato permanente seguito da altri membriNon era difficile indovinare il trionfatore del XVIIesimo Congresso...
“Come da previsione, Hu Jintao. Che ha imposto un cambio radicale alla presidenza del Comitato permanente del Politburo, i 9 'compagni' che davvero contano. Che ha dato al partito le sferzate verso le direzioni da lui tracciate per i prossimi 5 anni: attenzione ai più deboli, progresso compatibile con l'ambiente, niente squilibri sociali eccessivi. Che ha visto la propria ideologia 'codificata' in slogan che diventano slogan di partito, come finora in Cina era successo solo a Mao Zedong. Che ha designato le sue prime scelte nel nuovo 'partito dei principini' che si affaccia sulla scena del potere.

Cosa intende con “partito dei principini”?
“E' la Quinta generazione di leader cresciuti nel partito comunista, quella dei 50enni destinati a soppiantare i 60enni dei vari Hu e Wen Jiabao (primo ministro) Ma i principini della Quinta generazione sono quasi tutti figli di maggiorenti del Partito, molti addirittura eroi della rivoluzione. Persone attorniate da privilegi, che hanno visto dischiudersi le porte delle migliori università e hanno fatto una carriera tutta in discesa anche all'interno del Partito, nella direzione di aziende e istituzioni di potere.

Xi JinpingGente così di solito non s'impegna, cresce svagata... In Italia se ne vedono parecchi... Questi invece sembrano preparati..
“No, questi sono qualificati. Si sono impegnati molto, perchè hanno avuto genitori molto esigenti. I loro padri spesso sono stati i fondatori del Pcc, non era gente leggera: penso a Bo Xilai, attuale ministro del Commercio Estero, cresciuto in una famiglia che è la storia stessa del maoismo, o alla nuova stella crescente, quello Xi Jinping accreditato come possibile presidente nel 2012, che a sua volta è figlio di un mito della Lunga Marcia e fondatore del PcC: Xi ZhongXun. Questi nuovi dirigenti sono cresciuti nel privilegio più assoluto: hanno avuto tutte le porte spalancate fin da piccoli, e sono stati addestrati a comandare e a non disperdere queste opportunità. Non bisogna quindi illudersi...
 
 

Riguardo a cosa? "Si sente spesso dire: 'i nuovi sono una speranza di democrazia per la Cina; in maggioranza hanno studiato all'estero, sono globalizzati e aperti al mondo. Non potranno resistere agli stimoli democratici e verso la Società Aperta che vengono dall'occidente'. Ma nemmeno per sogno. Questi 'principini' sono cresciuti in una tale maglia di privilegi che riesce difficile credere siano minimamente interessati a cederne anche una minima parte. I genitori hanno costruito una generazione di cavalli di razza, e loro si aspettano di ottenere quanto più potere, prestigio e denaro possibile. Anzi, loro sperano in una Cina ancora più stabile. I 'principini' sono i primi a nascere e crescere in una Cina relativamente stabile: i loro padri non hanno convissuto a lungo col terrore di purghe e rastrellamenti. Apprezzano i vantaggi per il potere che arrivano da una situazione di quiete. Non hanno interesse ad istigare nella gente strani pensieri su eventuali aperture verso una società più democratica. I loro studi ne hanno fatto casomai una generazione più efficientista, che pretende risultati dai sottoposti. Forse enormemente più cinici: a loro quel che interessa è fare diventare Pechino il punto di riferimento a livello asiatico, accrescere la sfera d'influenza della loro nazione, arrivare a realizzare le politiche che faranno di loro – loro che sono la Cina – una superpotenza mondiale”.

I nove uomini più potenti di Cina ricevono l'applauso dei delegati al CongressoNon avranno magari maggiori scrupoli etici? “Sono cresciuti in un intrico di poteri talmente intrecciato, che risulta difficile credere che possano rinunciare a tutti i privilegi di cui godono in ragione del loro accesso alle informazioni che davvero contano. E' il cruccio dei nouveau riches cinesi: hanno un sacco di soldi, ma senza relazioni con i politici, i loro affari non possono arrivare al top; solo chi è nelle stanza del potere arriva alle decisioni che davvero contano. E alle informazioni privilegiate che permettono d'arrivare per primi ai maggiori affari. A Pechino li chiamano ' Nei -Bu'; vuol dire 'comunicazioni interne', ed è il livello d'informazioni cui hanno accesso solo i grandi dirigenti. A quei livelli si fanno i grandi affari”.

Rimane solo una contrapposizione all'interno di questo blocco monolitico che rappresenta: gli uomini di Hu e la 'Cricca di Shangai', quelli di Jiang Zemin..
“Ossia, Li Keqiang e Xi Jinping. Sono due personalità e indoli completamente diverse: Xi come detto è un figlio di papà, di un eroe della Rivoluzione e si è sempre mosso nella metropoli affacciata sull'Oceano. Li viene da una povera regione agricola, An Hui (all'interno, Nord di Shangai).
Per Xi si è aperta la porta di una delle 2 università più prestigiose del Paese: la Kyung Hua di Pechino. E' un ingegnere come Hu. Li invece ha studiato Legge, ha un profilo più umanistico.
Li si è iscritto al partito solo a 21 anni, nel 1976, e ha dovuto subire anche un periodo di rieducazione forzata in un campo di lavoro agricolo. Si è dovuto fare le ossa come dirigente, da Vice o Presidente generale del partito, in province lontane, come la poverissima Henan, una delle meno sviluppate. Ha conquistato molti favori riuscendo in 4 anni a risollevare le sorti del Liaoning, l'antica Manciuria da dove erano partiti gli ultimi imperatori, che dopo le privatizzazioni di Jiang era diventata un cumulo di fabbriche abbandonate. La famosa 'Rust Belt', la cintura della ruggine distrutta dal fallimento dell'industria pesante di Stato. Li ha garantito nuovo lavoro e una ripartenza economica che ne hanno fatto un capo molto amato. Si può immaginare che per le esperienze che ha vissuto, così come molti dell'entourage di Hu, abbia un minimo, quantomeno un minimo di etica e di umanità in più rispetto agli affaristi di Shangai”.
 

Gianluca Ursini

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