Interviste. Il ritratto dei due futuri contendenti ai posti che contano in Cina, Xi J. e Li K.
scritto da Gianluca Ursini
Xi Jinping e Li Keqiang: i due volti della Cina prossima ventura, emersi dal
XVIIesimo congresso del partito comunista. L'uno proviene da Shangai ed è fedelissimo
al massimo rappresentante della città salito al potere, Jiang Zemin. Come l'ex
presidente di Partito, Jiang è un fautore del liberismo senza vincoli etici o
sociali. L'altro è stato da sempre attaccato al carro di Hu Jintao, attuale presidente,
e come lui crede in una società con meno squilibri sociali possibili. Entrambi
esprimono la futura Quinta generazione dei leader del Partito comunista cinese,
cresciuta in un periodo tranquillo, senza purghe, che gode di privilegi mai raggiunti
prima da una classe così vasta di governanti a Pechino: ricca e determinata come
non mai a mantenere lo status quo. I cinesi li definiscono “il partito dei principini”.
Lo spiega a PeaceReporter il professor Daniele Cologna, che insegna cinese alle Università dell'Insubria
e di Pavia.
Non era difficile indovinare il trionfatore del XVIIesimo Congresso...
“Come da previsione, Hu Jintao. Che ha imposto un cambio radicale alla presidenza
del Comitato permanente del Politburo, i 9 'compagni' che davvero contano. Che
ha dato al partito le sferzate verso le direzioni da lui tracciate per i prossimi
5 anni: attenzione ai più deboli, progresso compatibile con l'ambiente, niente
squilibri sociali eccessivi. Che ha visto la propria ideologia 'codificata' in
slogan che diventano slogan di partito, come finora in Cina era successo solo
a Mao Zedong. Che ha designato le sue prime scelte nel nuovo 'partito dei principini'
che si affaccia sulla scena del potere.
Cosa intende con “partito dei principini”?
“E' la Quinta generazione di leader cresciuti nel partito comunista, quella dei
50enni destinati a soppiantare i 60enni dei vari Hu e Wen Jiabao (primo ministro)
Ma i principini della Quinta generazione sono quasi tutti figli di maggiorenti
del Partito, molti addirittura eroi della rivoluzione. Persone attorniate da privilegi,
che hanno visto dischiudersi le porte delle migliori università e hanno fatto
una carriera tutta in discesa anche all'interno del Partito, nella direzione di
aziende e istituzioni di potere.
Gente così di solito non s'impegna, cresce svagata... In Italia se ne vedono
parecchi... Questi invece sembrano preparati..
“No, questi sono qualificati. Si sono impegnati molto, perchè hanno avuto genitori
molto esigenti. I loro padri spesso sono stati i fondatori del Pcc, non era gente
leggera: penso a Bo Xilai, attuale ministro del Commercio Estero, cresciuto in
una famiglia che è la storia stessa del maoismo, o alla nuova stella crescente,
quello Xi Jinping accreditato come possibile presidente nel 2012, che a sua volta
è figlio di un mito della Lunga Marcia e fondatore del PcC: Xi ZhongXun. Questi
nuovi dirigenti sono cresciuti nel privilegio più assoluto: hanno avuto tutte
le porte spalancate fin da piccoli, e sono stati addestrati a comandare e a non
disperdere queste opportunità. Non bisogna quindi illudersi...
Riguardo a cosa? "Si sente spesso dire: 'i nuovi sono una speranza di democrazia per la Cina; in
maggioranza hanno studiato all'estero, sono globalizzati e aperti al mondo. Non
potranno resistere agli stimoli democratici e verso la Società Aperta che vengono
dall'occidente'. Ma nemmeno per sogno. Questi 'principini' sono cresciuti in una
tale maglia di privilegi che riesce difficile credere siano minimamente interessati
a cederne anche una minima parte. I genitori hanno costruito una generazione di
cavalli di razza, e loro si aspettano di ottenere quanto più potere, prestigio
e denaro possibile. Anzi, loro sperano in una Cina ancora più stabile. I 'principini'
sono i primi a nascere e crescere in una Cina relativamente stabile: i loro padri
non hanno convissuto a lungo col terrore di purghe e rastrellamenti. Apprezzano
i vantaggi per il potere che arrivano da una situazione di quiete. Non hanno interesse
ad istigare nella gente strani pensieri su eventuali aperture verso una società
più democratica. I loro studi ne hanno fatto casomai una generazione più efficientista,
che pretende risultati dai sottoposti. Forse enormemente più cinici: a loro quel
che interessa è fare diventare Pechino il punto di riferimento a livello asiatico,
accrescere la sfera d'influenza della loro nazione, arrivare a realizzare le politiche
che faranno di loro – loro che sono la Cina – una superpotenza mondiale”.
Non avranno magari maggiori scrupoli etici? “Sono cresciuti in un intrico di poteri talmente intrecciato, che risulta difficile
credere che possano rinunciare a tutti i privilegi di cui godono in ragione del
loro accesso alle informazioni che davvero contano. E' il cruccio dei
nouveau riches cinesi: hanno un sacco di soldi, ma senza relazioni con i politici, i loro affari
non possono arrivare al top; solo chi è nelle stanza del potere arriva alle decisioni
che davvero contano. E alle informazioni privilegiate che permettono d'arrivare
per primi ai maggiori affari. A Pechino li chiamano '
Nei -Bu'; vuol dire 'comunicazioni interne', ed è il livello d'informazioni cui hanno
accesso solo i grandi dirigenti. A quei livelli si fanno i grandi affari”.
Rimane solo una contrapposizione all'interno di questo blocco monolitico che
rappresenta: gli uomini di Hu e la 'Cricca di Shangai', quelli di Jiang Zemin..
“Ossia, Li Keqiang e Xi Jinping. Sono due personalità e indoli completamente
diverse: Xi come detto è un figlio di papà, di un eroe della Rivoluzione e si
è sempre mosso nella metropoli affacciata sull'Oceano. Li viene da una povera
regione agricola, An Hui (all'interno, Nord di Shangai).
Per Xi si è aperta la porta di una delle 2 università più prestigiose del Paese:
la Kyung Hua di Pechino. E' un ingegnere come Hu. Li invece ha studiato Legge, ha un profilo
più umanistico.
Li si è iscritto al partito solo a 21 anni, nel 1976, e ha dovuto subire anche
un periodo di rieducazione forzata in un campo di lavoro agricolo. Si è dovuto
fare le ossa come dirigente, da Vice o Presidente generale del partito, in province
lontane, come la poverissima Henan, una delle meno sviluppate. Ha conquistato
molti favori riuscendo in 4 anni a risollevare le sorti del Liaoning, l'antica
Manciuria da dove erano partiti gli ultimi imperatori, che dopo le privatizzazioni
di Jiang era diventata un cumulo di fabbriche abbandonate. La famosa 'Rust Belt', la cintura della ruggine distrutta dal fallimento dell'industria pesante di
Stato. Li ha garantito nuovo lavoro e una ripartenza economica che ne hanno fatto
un capo molto amato. Si può immaginare che per le esperienze che ha vissuto, così
come molti dell'entourage di Hu, abbia un minimo, quantomeno un minimo di etica
e di umanità in più rispetto agli affaristi di Shangai”.